 8 settembre 2026 Ciao, ben ritrovato su Tessere, la newsletter del Chiostro curata dall’Istituto di diritto internazionale della pace “Giuseppe Toniolo”! Settembre ha sempre un sapore particolare: l’estate si congeda, si torna alle abitudini, ripartono gli studi e il lavoro, gli incontri e le attività nelle nostre associazioni. Un mese che sa di ripartenze, ma anche di domande nuove. È con questo spirito che Tessere oggi vi propone un contenuto tutt’altro che semplice e scontato: le armi nucleari. Scegliere la pace vuol dire viverla dentro una storia scandita da guerre, minacce, riarmo, e significa assumere una responsabilità di fronte alla presenza e al possibile utilizzo delle armi nucleari, quotidianamente al centro delle dinamiche internazionali. L’articolo di questo mese è di Carlo Cefaloni: giornalista, redattore di Città nuova e autore di pubblicazioni, è coordinatore del gruppo di lavoro Economia Disarmata, promosso dal Movimento dei Focolari in Italia. La sua è una riflessione sulla pace e sul disarmo, ma anche sul ruolo dei cristiani di fronte alla storia: possiamo limitarci a invocare la pace o siamo chiamati a costruirla concretamente? Buona lettura!
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L'assuefazione atomica non è inevitabile
di CarloCefaloni
Nel 2026 la questione delle armi nucleari fa emergere un nodo irrisolto del cattolicesimo sociale e politico: non è possibile nascondersi in una dimensione profetica, separata dalla storia reale.La Chiesa è giunta con Papa Francesco[1] a dichiarare l’immoralità non solo dell’utilizzo ma anche del possesso delle armi nucleari, superando l’accettazione della logica della deterrenza presente ancora nei documenti del Concilio Vaticano II nonostante la definizione di follia della guerra (alienum est a ratione) nell’era atomica espressa dall’enciclica Pacem in Terris di Giovanni XXIII. È difficile prendere atto del cambiamento di era avvenuto con l’invenzione dell’arma in grado di porre fine alla vita dell’umanità intera sulla Terra.
È durata pochi anni l’illusione del presidente Usa Henry Truman di possedere in via esclusiva il potere di sganciare ordigni micidiali su città indifese come decise di fare nell’agosto 1945 su Hiroshima e Nagasaki per esercitare il predominio geopolitico su un Paese strategico dell’Asia facendo passare la tesi, ripetuta abilmente da Churchill e altri, dell’uso di uno “strumento provvidenziale” per porre fine ad una guerra che avrebbe provocato, altrimenti, altri milioni di morti.
La giustificazione del male minore è pericolosamente attraente oggi per i 9 Paesi del club atomico e altri Stati che si trovano ad “un giro di cacciavite”.La distinzione tra armi nucleari strategiche e tattiche apre all’utilizzo possibile di quest’ultime nell’ambito di contesti bellici convenzionali sul presupposto di un preteso effetto letale limitato. Una tentazione luciferina, simile all’illusione di poter disporre di uno scudo di protezione così efficace da accarezzare l’idea di colpire e annichilire il nemico senza temere ritorsioni.Nonostante il fallimento imprenditoriale dei suoi casinò, Donald Trump continua a giocare d’azzardo minacciando l’uso dell’arma atomica così come ha fatto dichiarando la possibile scomparsa in una notte della civiltà millenaria persiana[2].
Sull’altro versante l’ex presidente russo, il “liberale” Dmitrij Medvedev, non perde occasione per minacciare l’uso dell’arma nucleare da parte di Putin come risposta al sostegno militare e logistico occidentale all’Ucraina. Sembra un bluff, ma può essere anche una tattica per far abbassare la guardia e sferrare il colpo inatteso. Se infatti, come nota Manlio Graziano[3], i nemici sono definiti portatori di una minaccia esistenziale, chi può escludere, per chi è posto con le spalle al muro, che non prevalga la tentazione di trascinare con sé all’inferno il resto del mondo?
Nella logica della deterrenza, la detenzione delle armi nucleari ha effetto solo se il loro uso effettivo appare possibile.
Come ci ha avvisati Giorgio La Pira, siamo sul crinale apocalittico della storia dove non esiste alternativa tra l’autodistruzione e la nuova fioritura dell’umanità.Questa lettura dei segni dei tempi ha mosso 5 tra associazioni e movimenti cattolici a lanciare nel 2021 un appello aperto alle istituzioni politiche italiane per prendere sul serio l’invito della Campagna “Italia Ripensaci” ad approvare il trattato internazionale di abolizione delle armi nucleari approvato dalla conferenza dell’Onu nel luglio 2017. Quell’accordo entrato in vigore nel gennaio 2021, con la cinquantesima ratifica, è stato raggiunto, grazie ad ICAN (International Campaign to Abolish Nuclear Weapons)[4], da Paesi senza armi nucleari decisi a non restare inermi davanti all’arretramento degli accordi sulla non proliferazione nucleare e ai programmi di riarmo atomico in atto nonostante le aperture avanzate da Obama nel discorso di Praga del 2009 di un mondo libero da tale ipoteca di morte[5].Se anche il presidente democratico che si era spinto ad abbracciare i superstiti di Hiroshima, ha poi approvato un gigantesco programma di sviluppo dell’arsenale nucleare, vuol dire che esiste una logica invincibile dell’arma stessa considerata tuttora, nel senso comune, come garanzia non solo di supremazia ma anche di sicurezza e di salvezza.Dovremmo perciò essere grati della protezione statunitense e considerare un onore per l’Italia la presenza di decine di bombe nucleari Usa nelle basi militari di Ghedi, vicino Brescia, e Aviano, in provincia di Pordenone. È questa la convinzione interiore di gran parte delle persone comuni, comprese quelle attive in ambito ecclesiale nonostante le prese di posizione ufficiali della Santa Sede che è la prima firmataria del Trattato di abolizione delle armi nucleari del 2017.Come aveva intuito Thomas Merton[6], osservando l’assuefazione, con rare eccezioni, dei cristiani statunitensi ai proclami di Truman, la bomba atomica non si è imposta solo come un male minore ma necessario. Ha preso il posto di Dio come attore di salvezza, un’apostasia di fatto a favore della macchina quale idolo che pretende venerazione assoluta proprio perché intimamente falso e menzognero.Igino Giordani, una delle poche voci cattoliche attive nell’Italia degli anni 50 contro il culto salvifico della bomba, doveva misurarsi con il prestigioso gesuita Edmund A. Walsh che dalla Georgetown University argomentava sulla legittimità dell’attacco nucleare preventivo[7]. Parliamo di un’epoca lontanissima da quella attuale se si pensa alla recente nota della Cei sull’educazione alla pace. Ma quanti la conoscono e la condividono davvero?Si comprende perciò il senso di rottura dell’iniziativa delle associazioni e movimenti cattolici promossa dal 25 aprile al 2 giugno 2021, prendendo cioè come riferimento due feste civili dell’Italia “libera dalla guerra e dalle armi nucleari” per invitare a confrontarsi sul fondamento della Repubblica ben sapendo di smuovere questioni che in pochi hanno intenzione di affrontare.I governi italiani di diverso colore non hanno, finora, preso minimamente in considerazione il Trattato di abolizione delle armi nucleari perché si sentono vincolati in questo campo dalla dottrina dettata dalla NATO. L’adesione nel 1949 all’Alleanza atlantica ha delle conseguenze già note nel dibattito interno alla Dc che, come emerge dagli studi di Guido Formigoni, fu molto acceso[8]. Anche quando la scelta si presentò come inevitabile, rimase in piedi la pretesa della correzione possibile di un organismo fondato formalmente sulla regola del consenso e non sulla sottomissione. Un’aspettativa che si scontra oggi con l’imbarazzante devozione assoluta espressa dal segretario generale della Nato Mark Rutte verso il presidente Usa.Una discussione responsabile sulle armi nucleari deve partire dallo scenario inquietante descritto da Peter Kuznick, docente di Storia e direttore del Nuclear studies institute presso l’American University di Washington, in un recente convegno in Italia: «il Progetto 2025 dell’amministrazione Trump prevede un forte aumento delle armi nucleari statunitensi, abbassando la soglia per il loro utilizzo. I russi hanno recentemente annunciato una nuova politica nucleare che renderebbe molto più facile l’uso delle armi atomiche. Gli Stati Uniti hanno fatto lo stesso». Kuznick conferma che «la maggior parte dei Paesi sta pianificando di aumentare le proprie scorte. La Gran Bretagna del 40%. La Cina in modo drastico» mentre in Giappone avanza l’idea di un nuclear sharing delle bombe Usa nella costruzione di una Nato asiatica.«In questo momento - afferma Kuznick- ci sono due uomini al mondo che potrebbero porre fine alla vita sul pianeta, Donald Trump e Vladimir Putin, ma anche Xi Jinping vuole unirsi a loro»[9].Siamo arrivati a pochi secondi dalla mezzanotte nucleare secondo l’orologio dell’Apocalisse della Federazione degli Scienziati americani. E siccome le armi nucleari non si possono disinventare, l’unica via possibile resta quella di abolirle con un movimento mondiale per il disarmo globale.Una prospettiva che in alcuni genera un istintivo rifiuto perché ricorda l’appello di Stoccolma del 1950 di interdizione assoluta delle armi atomiche sottoscritto da mezzo miliardo di persone. Un’istanza promossa dal movimento dei Partigiani della pace fortemente sostenuto dall’Unione sovietica nel periodo della Guerra fredda[10].Ma molte cose sono cambiate nel frattempo. Il percorso del disarmo nucleare che si è poi aperto con Gorbaciov e Reagan si è interrotto e ha preso una direzione contraria con i meccanismi decisionali sempre più affidati ad algoritmi sofisticati che possono fare a meno del controllo umano[11]. Lo ha ribadito la Global Nobel Laureates Assembly on Artificial Intelligence and Nuclear War che ha terminato la sessione del luglio 2026 con una solenne dichiarazione nell’aula consiliare del comune di Roma. Cioè nella capitale di uno stato che non accetta la discussione sulla presenza sul suo territorio delle B61-12 pronte all’uso letale rimesso alla catena di comando Usa.
L’iniziativa “Per una repubblica libera dalla guerra e dalle armi nucleari”[12] lanciata nel 2021 inizialmente da Azione Cattolica, Acli, Focolari Italia, Agesci, Comunità Papa Giovanni XXII e Pax Christi ha ricevuto l’adesione di oltre 40 realtà associative che si sono confrontate anche in incontri pubblici a partire dal 26 febbraio 2022 attraversando lo smarrimento per l’invasione russa dell’Ucraina avvenuta due giorni prima. Un passaggio d’epoca che ha riesumato l’arcano concetto della guerra giusta invece di suscitare una forte ribellione verso uno scontro geopolitico tra potenze disposte a martirizzare interi popoli e trascinare l’umanità intera nell’abisso.
Come ha detto papa Leone recandosi in Africa, «il mondo è devastato da una manciata di tiranni, eppure è tenuto insieme da una moltitudine di fratelli e sorelle solidali»[13].
Di fronte ad una corsa alle armi in vista di uno scontro stimato in Europa per il 2030, ma anche prima secondo il bollettino bellicista, ci si può limitare solo a citare il papa che invita alla pace disarmata e disarmante? Oppure è possibile agire senza remore prima che il mondo intero perisca per volontà di un manipolo di folli? Accettare la separazione tra profezia e realtà è un atto di fuga[14].
[1] Viaggio apostolico di sua santità Francesco in Thailandia e Giappone (19 - 26 novembre 2019), Discorso del santo padre sulle armi nucleari [2] Trump: “Un’intera civilta morira stanotte, non vorrei ma è probabile”, Ansa 7 aprile 2026 [3] Manlio Graziano, Come si va in guerra. Propaganda, interessi, ideologie: cosa infiamma lo scontro tra potenze, Mondadori 2026 [4] Francesco Vignarca, Disarmo nucleare. È ora di mettere al bando le armi nucleari. Prima che sia troppo tardi, Altreconomia 2023 [5] https://obamawhitehouse.archives.gov/the-press-office/remarks-president-barack-obama-prague-delivered [6] Mario Zaninelli, Merton e l’apocalisse nucleare del XXI° secolo, Città nuova, 11 maggio 2021 [7] Francesco D’Alessandro, Igino Giordani e la pace. Gli anni de «La via» (1949-1953), Città Nuova 1992 [8] Guido Formigoni, La Democrazia Cristiana e l'alleanza occidentale (1943-1953), Il Mulino 1996 [9] Giada Aquilino, L’umanità e il rischio dell’anarchia atomica, Vatican News [10] Laura Tussi, Fabrizio Cracolici, I partigiani della pace, Emi 2024 [11] Iriad. Dai droni alle armi autonome. Lasciare l'apocalisse alle macchine? Franco Angeli 2023 [12] Per una Repubblica libera dalla guerra e dalle armi nucleari, Azione cattolica italiana, 14 gennaio 2022 [13] Viaggio Apostolico di Sua Santità Leone XIV in Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale (13 - 23 aprile 2026) – Cerimonia di benvenuto, Visita di Cortesia al Presidente della Repubblica dell’Angola, Incontro con le Autorità, con la Società Civile e con il Corpo Diplomatico, 18.04.2026 [14] Per la pace servono politica e profezia, Azione cattolica italiana 21 febbraio 2023
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Alcune segnalazioni prima di salutarciNon è finita qui! Prima di darci appuntamento al mese prossimo, ti lasciamo con alcune segnalazioni. Anche Papa Leone XIV ha posto fin dall’inizio del pontificato la pace e il disarmo al centro del suo messaggio: dalla prima apparizione in piazza San Pietro, con l’invito a una «pace disarmata e disarmante», fino alla sua Lettera enciclica Magnifica humanitas, dove torna a richiamare la necessità del disarmo e della responsabilità davanti alle nuove minacce. Ne ripercorre le parole anche l’episodio 19 del podcast Leone Dixit di Vatican News, che puoi ascoltare qui. Ti ricordiamo che l’Azione Cattolica Italiana e l’Istituto Toniolo hanno lavorato alla proposta di istituire un Ministero della Pace, il quale interesserebbe anche i temi del disarmo e della riconversione civile. Per questo, ti consigliamo la lettura del libro Ministero della pace. Dalla visione alla governance: le cinque rotte, e puoi recuperare anche alcuni articoli sul Chiostro: Come segnalavano nella scorsa newsletter, per trasformare la riflessione in scelta concreta, c’è una raccolta firme per la campagna “Un’altra difesa è possibile” che chiede l'istituzione di un Dipartimento della difesa civile non armata e nonviolenta. È un'iniziativa che va nella direzione di valorizzare le politiche di pace, affiancandosi alla campagna per l’istituzione del Ministero della Pace promossa dall’Azione cattolica. Sono gli ultimi giorni per aggiungere la tua firma e sostenere l’iniziativa. Ne abbiamo parlato anche sul Chiostro, con un articolo di Alberto Chiara: Un’altra difesa è possibile. Sabato 12 settembre sono in programma le «Conversazioni a Spello»: parleremo del futuro dei territori fragili della nostra Italia, tra spopolamento, ricostruzione e comunità.
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