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Restare, abitare, sperare. La sfida delle aree interne

A Spello la nona edizione delle «Conversazioni». A tema il futuro dei territori fragili della nostra Italia, tra spopolamento, ricostruzione e comunità. Ospite Guido Castelli, commissario straordinario del Governo alla ricostruzione dei territori colpiti dal sisma del 2016
05/09/2026 di Antonio Martino

Ci sono luoghi che rischiano di diventare periferia prima ancora di esserlo geograficamente. Sono i paesi delle montagne e delle colline della nostra Italia, i piccoli centri lontani dalle grandi direttrici, le comunità che vedono diminuire gli abitanti, partire i giovani, rarefarsi i servizi. Luoghi nei quali la distanza non si misura soltanto in chilometri, ma nella possibilità concreta di continuare a essere comunità.

È da questa osservazione, insieme concreta e profondamente politica e pastorale, che prende le mosse la nona edizione delle “Conversazioni a Spello”, promossa dalla Presidenza nazionale di Ac in collaborazione con il Comune della cittadina umbra e la rivista «Dialoghi». Sabato 12 settembre, alle 16, nel chiostro di Casa San Girolamo, il confronto avrà per titolo Restare, abitare, sperare. Il cammino della Chiesa e dell’Ac nelle aree interne.

Tre verbi che raccontano una possibile idea di futuro. Restare, che significa non rassegnarsi a una terra che si svuota. Abitare, che non equivale semplicemente ad avere una residenza, ma significa prendersi cura di un luogo, riconoscerlo come proprio, costruirvi relazioni. Sperare, che vuol dire scommettere sul fatto che anche le piccole comunità del Paese possano tornare a essere luoghi generativi, capaci di custodire memoria e produrre futuro.

Il tema delle Conversazioni arriva, peraltro, in un momento particolarmente significativo per la Chiesa italiana. Proprio in questi giorni una trentina di vescovi delle aree interne si sono ritrovati a Benevento per fare il punto su un cammino avviato da alcuni anni e definire linee pastorali coordinate contro spopolamento e abbandono. Il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, ha richiamato la necessità politica di non limitarsi a «cure palliative», ma di accompagnare questi territori a guardare al futuro, cercando di invertire la tendenza.

È una prospettiva che interpella direttamente anche l’Azione cattolica. Perché le aree interne non sono soltanto una questione urbanistica, demografica o economica. Sono una questione di legami. Quando chiude una scuola, scompare un presidio sanitario, abbassa la saracinesca un negozio o un giovane è costretto a partire, non viene meno soltanto un servizio: si impoverisce la trama quotidiana attraverso cui una comunità riconosce se stessa.

E qui la Chiesa può avere una responsabilità originale. Non quella di sostituirsi alle istituzioni, né di trasformarsi in un’agenzia di servizi, ma quella di custodire e generare comunità, di tenere aperti spazi di incontro, ascolto e partecipazione. In altre parole, di abitare i territori prima ancora di occuparli pastoralmente.

È quanto emerge anche dal confronto avviato dai vescovi italiani nelle diocesi: fare rete, sostenere la prossimità, creare luoghi di mediazione, promuovere una responsabilità condivisa. Una prospettiva che chiede di guardare alle aree interne non come a una categoria uniforme, ma nella concretezza delle loro diverse condizioni, valorizzando le esperienze già in atto e coinvolgendo istituzioni, realtà sociali e comunità locali.

A Spello questa riflessione avrà anche un volto molto concreto. Tra gli ospiti ci sarà Guido Castelli, commissario straordinario del Governo per la ricostruzione dei territori colpiti dal terremoto del 24 agosto 2016. La sua presenza permette di intrecciare la questione delle aree interne con quella della ricostruzione: non soltanto degli edifici, ma delle condizioni necessarie perché le comunità possano tornare a vivere.

Il decimo anniversario del sisma che ha ferito il Centro Italia invita infatti a una domanda che va oltre la ricostruzione materiale: che cosa serve perché un territorio continui a essere vivo? Ricostruire case è necessario, ma non sufficiente. Occorre ricostruire anche le condizioni sociali, economiche e relazionali che rendono possibile restare. Altrimenti si rischia di riconsegnare edifici restaurati a comunità sempre più fragili.

È qui che la questione delle aree interne incrocia quella della Chiesa. Perché una comunità cristiana può essere un presidio non tanto per la sua capacità di mantenere in vita strutture e attività, quanto per la sua capacità di generare relazioni, responsabilità e speranza. La sfida è passare da una pastorale che semplicemente resiste a una pastorale capace di rigenerare.

Non è un caso che il pomeriggio di Spello inizi alle 16 con una preghiera sulla tomba di Carlo Carretto. Quasi a ricordare che ogni riflessione sul territorio, per l’Azione cattolica, nasce da uno sguardo spirituale sulla storia e sulla vita delle persone. Alle 16.30 i saluti del presidente nazionale dell’Ac Giuseppe Notarstefano e del sindaco di Spello Moreno Landrini, quindi gli interventi del vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e Foligno Felice Accrocca e di Guido Castelli. Seguiranno l’intervento musicale del fisarmonicista Diego Trivellini, la testimonianza di Gaetano Gatì, co-fondatore del Centro Studi Giuseppe Gatì e del Festival “Questa è la mia terra”, e il confronto moderato da Enzo Romeo, direttore di «Dialoghi».

Le aree interne possono apparire ai margini della geografia italiana. Eppure proprio qui si misura una parte importante della sua capacità di futuro. In un paese che perde abitanti, servizi e presenze, tenere accesa una luce, mantenere aperta una scuola, custodire una piazza, accompagnare una famiglia non sono gesti minori: sono forme concrete di fiducia.

È anche questo il compito della Chiesa e dell’Azione cattolica: non limitarsi a presidiare ciò che resta, ma contribuire a creare le condizioni perché una comunità possa ancora riconoscersi, incontrarsi, progettare. Perché restare, alla fine, non significa soltanto non partire. Significa avere ancora un motivo per tornare, per incontrarsi, per costruire insieme il domani.

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Il programma completo.

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