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Appunti Sparsi su “La Sonnambula” di Bianca Pitzorno

Che sia sotto l’ombrellone o di sera sulla terrazza, su un treno in corsa o in attesa della metro, l’estate trova sempre un momento per una pagina da leggere. Il Chiostro vuole raccogliere appunti sparsi, impressioni sui libri che ci accompagneranno nei mesi più caldi. Una piccola raccolta di articoli di letture, nata senza pretese di completezza, ma con il desiderio di condividere sguardi diversi sulle storie che passano tra le nostre mani. Oggi vi parleremo del terzo libro classificato al Premio Strega, “La Sonnambula”, di Bianca Pitzorno.
“Quante volte anche alla stessa Ofelia era capitato di appassionarsi ai casi di una delle sue clienti e di preoccuparsi per loro, dispiacendosi profondamente quando non ne aveva più avuto notizie e continuando a lungo a pensarci… Desiderò profondamente avere la capacità di leggere il passato e di poterlo influenzare.”

Il libro nasce dalla suggestione data alla Pitzorno dal ritrovamento di un annuncio in un ritaglio di giornale, conservato dalla nonna della scrittrice, in cui una certa Elisa Morello offriva consigli e vaticini sotto l'effetto del magnetismo alla modica cifra di 5 lire. L’autrice intreccia la vita della Sonnambula, la quale scappa da un terribile passato, a quella delle persone che la consultano, per conoscere il loro futuro e capire meglio il loro presente.

La Sonnambula è una figura molto particolare. La protagonista del libro è infatti una giovane donna - il cui nome, Ofelia Rossi, sappiamo essere falso - che trova nel "sonnambulismo", inteso come la capacità di predire il futuro in preda alla trance, un'occasione di riscatto rispetto al passato e al precedente traumatico matrimonio. Noi sappiamo che da giovane ha avuto davvero delle visioni, ma non si tratta di qualcosa che possa richiamare a comando. Fin da subito il lettore sa ciò che i clienti ignorano e che qualcuno sospetta: dietro le sue risposte non c'è un potere soprannaturale, ma una grande capacità di osservazione, l'attenzione ai dettagli e un accurato lavoro di raccolta di informazioni sulle persone che vanno a consultarla. Insomma, lei vive di un inganno, ma non è esattamente una truffatrice. Non approfitta della sofferenza altrui per crudeltà; semplicemente cerca di sopravvivere. Anzi, in qualche modo offre alle persone qualcosa che forse stavano cercando: dare una forma, attraverso le parole, alle loro paure, ai loro desideri e alle loro speranze.

La Sonnambula agisce nel contesto provinciale di Donora, una letteraria Sassari in cui si scontrano vecchie e nuove aristocrazie e una ben più ricca classe borghese, dove i confini tra classi sociali sono netti e difficili da permeare, anche per i personaggi più illuminati. 

L'attività di presunto sonnambulismo dà la possibilità alla protagonista di scandagliare le fragilità dell'animo umano, portando a galla dinamiche familiari e sociali governate più dal mantenimento dello status quo che da affetti sinceri. Alle vicende degli uomini (pochi) e delle donne (molte) ricevuti dalla protagonista si intreccia la grande Storia dell’Italia post-unitaria: la costruzione della ferrovia, il brigantaggio, la condizione femminile dell'epoca e le trasformazioni sociali di una Sardegna ancora fortemente legata a gerarchie e consuetudini del passato.

Nel corso della narrazione la vera protagonista diventa la comunità. Ogni seduta apre infatti una storia diversa e fa conoscere un personaggio nuovo. Questa parte risulta molto efficace: l'incontro scontro fra la ricerca di informazioni e le aspettative e le speranze di chi si rivolge alla Sonnambula creano un interessante gioco letterario. Le storie che la Sonnambula inventa per rispondere hanno il potere evocativo della narrazione, intesa come creazione, di cui diventa metafora Pitzorno stessa, con le sue bisnonne, veri e propri personaggi della seconda parte del romanzo.

Se la prima parte del libro ha un ritmo più lento, che meglio permette di approfondire vicende e dinamiche che risultano proprie del tempo, ma anche universali, come anticipato dalla scrittrice all'inizio del libro, la conclusione è affrettata e rischia di essere banale quanto inverosimile, con un omaggio al circo quasi di felliniana memoria. 

Chi ha letto e amato la Pitzorno dei libri per ragazzi e ragazze non farà fatica a ritrovare in Ofelia tracce di Prisca - Ascolta il mio cuore -, di Polissena - Polissena del porcello -, di Colomba - Tornatrás - e delle altre protagoniste dei romanzi dell’autrice. Sebbene di età diverse, sono tutte figure intraprendenti, capaci di affrontare le avversità, di affrontare il presente a partire dai propri errori. 

Nella seconda metà del libro la voce narrante diventa un vero e proprio personaggio, come a voler far intendere che il futuro è nelle mani non tanto di Ofelia quanto della scrittrice, colei che, attraverso le parole, tesse le trame della vicenda dei vari personaggi del romanzo - in generale - e della protagonista - in particolare. Forse anche questo dialogo continuo tra ciò che è documentato e ciò che è inventato richiama il lavoro della Sonnambula: entrambi costruiscono racconti che hanno qualcosa di vero pur non essendo completamente veri.

Il narratore non si limita a raccontare i fatti, ma interviene, commenta, anticipa eventi futuri, quasi dialoga con il lettore, rende la narrazione molto viva e accompagna bene l'intreccio delle tante storie.

La lingua è accessibile e mai eccessivamente complessa e questo rende più facile per il testo avere un pubblico ampio. 

Durante la lettura la riflessione sorge spontanea: Cosa cercano davvero le persone quando si rivolgono alla sonnambula? Vogliono conoscere il futuro oppure desiderano che qualcuno dia un nome alle loro paure? Sembra che Pitzorno non dia una risposta definitiva, ma suggerisca che gli esseri umani abbiano sempre bisogno di storie per interpretare la propria vita.

Consigliamo questo libro a: 

  • chi ama le sottotrame
  • chi cerca di interpretare i propri sogni
  • chi sa reinventarsi con le parole
  • chi ha curiosato almeno una volta tra i ricordi dei propri nonni

Non consigliamo questo libro a: 

  • chi ha uno scheletro nell’armadio
  • chi non ama le interferenze di natura spiritica e/o narrativa
  • chi preferisce che ogni mistero venga spiegato per filo e per segno
  • chi non sopporta i narratori che ne sanno più di lui


Buona lettura!