C’è una domanda che la politica raramente osa porsi fino in fondo: le decisioni di oggi saranno giuste anche per chi verrà domani? Non è una domanda retorica. È il cuore stesso dell’idea di responsabilità pubblica. Oggi l’Italia si trova davanti a un passaggio potenzialmente storico. Dopo la riforma costituzionale del 2022, che ha inserito la tutela dell’ambiente e degli ecosistemi “anche nell’interesse delle future generazioni”, e dopo l’approvazione nel 2025 della Valutazione di impatto generazionale (Vig) che introduce la valutazione preventiva dell’impatto delle leggi sui giovani e sul futuro del Paese, il passo decisivo è ora rendere questo principio una pratica reale nel processo legislativo.
È con questo obiettivo che l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) – di cui l’Azione cattolica è parte - e Save the Children hanno presentato il 5 marzo scorso un Future Paper con dieci raccomandazioni operative: una sorta di bussola per evitare che la valutazione resti solo un adempimento formale e diventi invece uno strumento capace di orientare davvero le scelte pubbliche.
Un cambio di sguardo
sulla politica
La novità della
Valutazione di impatto generazionale non è soltanto tecnica. È
prima di tutto culturale. Perché chiede alla politica di
uscire dall'orizzonte corto del consenso immediato e di assumere lo
sguardo lungo delle generazioni.
La legge stabilisce
infatti che ogni nuova normativa proposta dal Governo venga
accompagnata da un’analisi dei suoi effetti sociali, economici e
ambientali sui giovani e sulle generazioni future. In altre parole:
non basta chiedersi se una legge funziona oggi, bisogna chiedersi
se costruisce o consuma il domani.
È una prospettiva che
tocca temi cruciali: debito pubblico, ambiente, welfare, istruzione,
lavoro. Tutti ambiti nei quali le scelte presenti rischiano spesso di
scaricare costi e conseguenze sulle generazioni successive.
Non a caso il direttore scientifico dell’ASviS, Enrico Giovannini, parla di una possibile “rivoluzione nelle politiche del Paese”, perché un approccio realmente intergenerazionale impedirebbe di trasferire sui giovani i costi di uno sviluppo insostenibile. Dunque la Vig “non è solo una scelta etica, ma una condizione di razionalità economica e sostenibilità finanziaria”. Mentre Claudio Tesauro, presidente di Save the Children, sottolinea: “La Vig è una sfida che dobbiamo raccogliere non solo a favore dei giovani ma con i giovani, facendo in modo che siano autentici protagonisti di questo percorso, in ogni sua fase”.
Le dieci
raccomandazioni
Il documento presentato
dalle due organizzazioni non si limita a sostenere l’importanza del
principio, ma indica alcune condizioni concrete perché funzioni
davvero. Tra le principali: fare della valutazione
un’infrastruttura stabile del processo legislativo, non un
semplice allegato tecnico; garantire indipendenza e competenze
scientifiche agli organismi incaricati della valutazione;
rafforzare il ruolo del Parlamento, perché possa utilizzare
questi strumenti anche nella fase di emendamento delle leggi;
sviluppare indicatori, dati e modelli previsionali, capaci di
misurare gli effetti nel lungo periodo; coinvolgere i giovani nei
processi decisionali, perché la generazione interessata non
resti solo oggetto ma diventi soggetto delle politiche che la
riguardano.
Inoltre il documento sottolinea la necessità di istituire un Osservatorio nazionale sull’impatto generazionale delle leggi, mentre l’atteso decreto attuativo del Governo dovrà definire concretamente come applicare questa valutazione nel lavoro quotidiano delle istituzioni.
La questione morale
delle generazioni
C’è una dimensione che
va oltre la tecnica legislativa. È la questione morale della
giustizia tra le generazioni. Per molti anni il dibattito
pubblico italiano ha parlato di giovani soprattutto in termini di
emergenza: precarietà, fuga dei talenti, denatalità. Ma raramente
si è messo in discussione il modello decisionale che produce queste
disuguaglianze. La Valutazione di impatto generazionale prova a
cambiare proprio questo paradigma: non limitarsi a politiche “per
i giovani”, ma costruire politiche che non danneggino il loro
futuro. È una logica che interpella anche la cultura civile del
Paese. Perché significa riconoscere che la politica non è
proprietaria del presente ma custode del tempo comune. E che
il futuro non appartiene solo a chi verrà dopo, ma è già parte
delle responsabilità di oggi.
Un’occasione da non sprecare
La sfida ora è trasformare l’intuizione in pratica. Molte riforme, anche importanti, in Italia si sono fermate sulla soglia dell’attuazione. Se invece la Valutazione di impatto generazionale entrerà davvero nel processo legislativo, potrà diventare una delle innovazioni più significative degli ultimi anni: un modo per restituire profondità al tempo della politica. Perché una società che decide pensando anche a chi non vota ancora - o non è ancora nato - è una società che ha scelto di credere davvero nel proprio futuro.
