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Verso una pace disarmata e disarmante

A Roma il convegno sul Messaggio del Papa per la Giornata Mondiale della Pace 2026. Prima sessione: «La pace disarmata: stile e organizzazione»
05/02/2026 di Piera Angela Di Lorenzo

In un tempo segnato da conflitti, riarmi e profonde fratture globali, la pace torna a interrogare le coscienze come responsabilità personale e collettiva. È a partire da questa urgenza che l’Istituto di Diritto Internazionale della Pace “Giuseppe Toniolo”, in collaborazione con l’Azione Cattolica Italiana, la Pontificia Università Lateranense e il Forum Internazionale di Azione Cattolica (FIAC), ha promosso un convegno pubblico di approfondimento del Messaggio Pontificio per la Giornata Mondiale della Pace 2026, dal titolo «La pace sia con tutti voi: verso una pace disarmata e disarmante».

Il seminario, tenutosi sabato 31 gennaio 2026 a Roma, presso l’Aula Barelli della Domus Mariae, è stato pensato per offrire radici e prospettive al messaggio di Papa Leone XIV, con l’obiettivo di coniugare riflessione culturale, responsabilità civile e impegno educativo.

I lavori, moderati da Andrea Michieli, Direttore dell’Istituto Toniolo, si sono aperti con i saluti di Giuseppe Notarstefano, presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana. Notarstefano ha richiamato il legame tra l’esperienza associativa e i messaggi pontifici per la pace, ricordando come già san Paolo VI avesse inaugurato questa tradizione, alla quale l’Azione Cattolica ha risposto con iniziative concrete, dalla Carovana della pace fino alla nascita dell’Istituto Toniolo. «Viviamo un tempo difficile – ha osservato – che Giorgio La Pira avrebbe definito un tornante della storia. L’Azione Cattolica vuole assumere consapevolezza e responsabilità nel presente». Risponde a questo impegno l’invito di Papa Francesco nella Laudato si’ a non “saziare la fame di conoscenza”, ma a coltivare una dolorosa coscienza, che traduca riflessione in azione concreta. Particolarmente attuale è il tema del riarmo, per il quale il Papa Leone indica la necessità di un disarmo del linguaggio che conduca a un disarmo culturale ed educativo. Formare le coscienze, prendersi cura degli altri e dare vita a esperienze concrete rende visibile la pace come bene prezioso e da custodire insieme.

È seguito il saluto di Sandro Calvani, presidente del Comitato scientifico dell’Istituto Toniolo, intervenuto in collegamento da Bangkok, che ha ricordato come la pace sia nel cuore di tutti gli uomini. Riprendendo il Messaggio di Papa Leone, ha invitato a tenere accesa la fiammella della pace, a riattizzare il fuoco attraverso la memoria e il racconto delle storie di pace, ricostruendo la fiducia e rinunciando alla logica della deterrenza. Calvani ha inoltre sottolineato il ruolo decisivo del diritto internazionale negli scenari attuali e l’urgenza di una comunicazione disarmata e disarmante, che rifiuti l’odio per farsi promotrice di dialogo e riconciliazione.

La prima sessione, dedicata al tema «La pace disarmata: stile e organizzazione», si è aperta con l’intervento di Debora Tonelli, rappresentante della Georgetown University a Roma e docente invitata presso la Pontificia Università Gregoriana, che ha approfondito il significato della nonviolenza nella prospettiva cristiana. Richiamando il magistero di Papa Francesco e, in continuità, il primo discorso di papa Leone, Tonelli ha evidenziato l’invito a non lasciarsi vincere dalla paura, ma a coltivare una fiducia che nasce da un rinnovamento interiore profondo.

La nonviolenza è stata presentata come arte dell’incontro e del confronto: non solo un metodo operativo, ma uno stile di vita, un habitus che orienti il pensiero e dia forma all’agire quotidiano. Una scelta esigente, personale e comunitaria, che affonda le sue radici nella storia del Novecento, quando, dopo la Seconda guerra mondiale, sorsero numerosi movimenti pacifisti e nonviolenti ispirati in particolare dalla testimonianza di Gandhi e, in Italia, di Aldo Capitini. Punto di arrivo della riflessione è stata la consapevolezza che ciascuno contribuisce a plasmare l’ambiente in cui vive: con il proprio esempio e il proprio stile è possibile partecipare alla costruzione di un futuro nuovo, scrivendo, giorno dopo giorno, una storia fatta di fiducia e speranza.

 Il secondo intervento è stato affidato a Tommaso Greco, docente di Filosofia del diritto all’Università di Pisa, che ha proposto una riflessione su una pace possibile e doverosa a partire dal suo libro Critica della ragione bellica. Riprendendo il Messaggio del papa, Greco ha evidenziato alcuni capisaldi per leggere il tempo presente, esprimendo una forte preoccupazione per quanto sta accadendo in Europa e nel mondo. Al centro della riflessione, il rifiuto della narrazione dell’inevitabilità della guerra e di un certo “realismo” che finisce per giustificarla: la politica non è guerra e la realtà va interpretata con attenzione, senza “dimenticare la luce”, come invita Papa Leone, riconoscendo anche la responsabilità del mondo dell’informazione. La pace è stata quindi richiamata non come utopia, ma come realtà concreta, che sta al principio e orienta le scelte, come afferma l’articolo 11 della Costituzione. Una norma che chiede coerenza nei mezzi, anche nel contrastare le politiche di riarmo. Infine, Greco ha sottolineato il valore del diritto internazionale, fondato sulle relazioni e sulla responsabilità di chi è chiamato ad applicarlo, invitando a non assuefarsi alle sue violazioni. In questa prospettiva, diventa centrale l’appello alla fantasia e alla creatività, richiamato da Papa Leone, per individuare strumenti capaci di affrontare i conflitti senza ricorrere alla guerra.

A concludere è stato Gabriele Della Morte, professore ordinario di Diritto internazionale presso l’Università Cattolica di Milano.L’intervento ha preso le mosse da una serie di esempi concreti, mostrando come il diritto internazionale sia presente nella nostra vita quotidiana. Secondo Della Morte, il diritto internazionale deve trovare un equilibrio tra stabilità e mobilità: ibi societas, ibiius. Se da un lato esistono norme consolidate, dall’altro il diritto internazionale si evolve per rispondere alle nuove sfide. Il docente ha sottolineato che, fortunatamente, il diritto internazionale non è morto, anche se alcune sue parti funzionano male, in particolare il diritto internazionale relativo all’uso della forza. L’uso della forza è infatti formalmente bandito dai rapporti tra Stati dal 1945, ma l’interpretazione e l’applicazione di queste norme spesso mostrano limiti, come dimostra la nascita delle Nazioni Unite come alleanza militare e il loro continuo ragionare in chiave militare. In conclusione, ha ribadito che, sebbene il multilateralismo non si sia pienamente concretizzato, il diritto internazionale resta vivo e continua a riflettere sulla regolazione dei conflitti. 

Questa prima sessione di lavori ha rappresentato un’occasione preziosa di ascolto e discernimento, per riscoprire che la pace non è solo un orizzonte ideale, ma una vocazione da incarnare nella storia, con intelligenza, coraggio e responsabilità condivisa.