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I valori e sfide sociali di un’Europa realmente unita

Nel solco tracciato da una “Nuova Camaldoli europea”. Il contributo del volontariato, dell’associazionismo e dei corpi intermedi
05/02/2026 di Giuseppe Notarstefano | No comments yet

Stiamo vivendo, per riprendere una felice espressione di Giorgio La Pira, un vero e proprio “tornante della storia”. Un passaggio stretto, carico di rischi, in cui gli ordinamenti politici e le scelte economiche sembrano piegarsi sempre più verso l’affermazione della forza e della guerra come strumenti ordinari di gestione dei conflitti. Il riarmo viene presentato non solo come necessità difensiva, ma persino come opportunità di rilancio economico, dentro una competizione esasperata che non è più tra sistemi di valori, ma tra organizzazioni e interessi contrapposti.

È il ritorno di una “visione estrattiva” dello sviluppo, per usare le categorie di Daron Acemoglu e James A. Robinson: una logica che rimuove ogni vincolo, utilizza ogni mezzo e non rende conto a nessuno, se non alla massimizzazione di funzioni obiettivo ridotte al profitto, al potere, al dominio. A questa deriva si accompagna una ribellione rabbiosa, ma anche impaurita, alla logica del “noi”: una reazione che attraversa le società europee e che interroga profondamente anche la comunità cristiana, chiamata oggi - come ci ricorda il cammino sinodale - a una rinnovata profezia sociale e a una testimonianza credibile dell’unità.

In questo contesto è messa alla prova, a ogni livello della vita pubblica, la possibilità stessa di una collaborazione tra diversi, di una cooperazione orientata a risultati condivisi. La logica del win-win (“io vinco-tu vinci”), più volte richiamata da Leonardo Becchetti, sembra cedere il passo a un gioco a somma zero, dove il successo dell’uno implica la sconfitta dell’altro. Eppure, proprio l’esperienza recente della pandemia avrebbe dovuto insegnarci che il riconoscimento delle fragilità e delle vulnerabilità comuni può aprire strade nuove, fraterne, nel nome di un’autentica umanità condivisa.

Anche le istituzioni europee attraversano questa prova. Da un lato appaiono spesso fragili, deboli, talvolta afone; dall’altro continuano a rappresentare un riferimento indispensabile, una visione capace non tanto di evitarci il tornante, quanto di aiutarci ad attraversarlo senza smarrire la direzione.

È in questo orizzonte che si colloca l’esperienza della “Nuova Camaldoli europea”: un percorso nato dall’intuizione e dall’invito del cardinale Matteo Zuppi, che ha coinvolto le Settimane sociali, associazioni e movimenti ecclesiali e civili. Un laboratorio di pensiero e di prassi che richiama l’urgenza di ritrovare il senso profondo del progetto europeo, non come semplice architettura istituzionale, ma come spazio di convivenza, di diritti e di responsabilità condivise.

Serve, come ha ricordato il presidente Sergio Mattarella, una democrazia “ad alta intensità”: una democrazia tessuta dal basso, caso per caso, secondo lo stile indicato da Fratelli tutti, capace di generare partecipazione reale e di trasformare i cittadini da spettatori disillusi in protagonisti corresponsabili.

In questo scenario il ruolo della società civile diventa decisivo. Le grandi sfide del nostro tempo - dal cambiamento climatico alla transizione ecologica - non sono solo problemi da risolvere, ma occasioni che accomunano, che costringono a pensarsi insieme. La loro complessità non tollera né semplificazioni populiste né risposte affidate esclusivamente all’iperspecialismo tecnocratico, spesso allineato ai processi di concentrazione del potere economico, finanziario, tecnologico e comunicativo.

La scala forse più feconda per rigenerare il “noi” non è quella astrattamente globale, ma quella delle comunità locali, dei territori, delle relazioni concrete. È qui che si inserisce l’impegno del volontariato, dell’associazionismo, dei movimenti e dei corpi intermedi: luoghi in cui la partecipazione diventa esperienza vissuta di solidarietà, di condivisione, di cura reciproca. La società civile organizzata può e deve agire come un autentico gruppo di pressione democratica, capace di orientare i governi verso scelte più lungimiranti e coraggiose.

Il citato documento della Nuova Camaldoli europea individua alcune azioni prioritarie: il sostegno a una stagione costituente in senso federale, superando il vincolo dell’unanimità nel Consiglio europeo; l’investimento deciso sui beni comuni europei - dalle reti energetiche rinnovabili alle infrastrutture digitali, dalla protezione civile alla ricerca scientifica; il potenziamento di un vero Servizio civile europeo, come percorso formativo e di cittadinanza attiva per le giovani generazioni.

La democrazia europea, tuttavia, non può ridursi a un esercizio tecnocratico. Essa vive della partecipazione dei cittadini organizzati, che fanno da ponte tra le istanze personali e le decisioni pubbliche. In questa prospettiva, la sussidiarietà orizzontale e circolare non è un principio astratto, ma un metodo concreto per ricostruire il senso di appartenenza alla casa comune europea.
Il volontariato e la gratuità conservano, in un contesto segnato dalla cultura dell’utilità e del profitto, una carica profondamente provocatoria. Essi restano una via privilegiata di formazione alla vita democratica, perché educano a un agire che non nasce dal possesso o dall’interesse, ma dalla cura della vita e delle relazioni. Non basta però rafforzare le reti: occorre dedicare tempo ed energie a coltivare la reciprocità, a costruire uno spazio semantico nuovo di collaborazione, fondato sul primato dei beni relazionali e dei beni comuni.

In questo cammino, le realtà ecclesiali possono essere autentici laboratori di speranza. Una speranza che non coincide con l’ottimismo ingenuo, ma con la fiducia profonda che nessuna azione di bene è perduta, che ogni sforzo è necessario e prezioso per far crescere il “noi”. È questa speranza concreta, incarnata nelle pratiche quotidiane di volontariato e partecipazione, che può aiutare l’Europa ad attraversare il suo tornante della storia senza rinnegare la propria anima.


(Dall’intervento al Convegno “Verso l’Europa federale” del 30 gennaio 2026)

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