Il Mediterraneo non è soltanto uno spazio geografico. È un luogo umano, attraversato da incontri, ferite, speranze e possibilità. È soprattutto un luogo abitato da volti. E proprio dai volti, dalle storie concrete delle persone, prende avvio la riflessione conclusiva di Orizzonti Mediterranei, affidata a Giuseppe Notarstefano, presidente nazionale dell’Azione Cattolica Italiana.
Un intervento che ha raccolto il filo delle giornate del convegno e lo ha rilanciato come impegno per le comunità, per la Chiesa e per la società civile. «In questi giorni abbiamo fatto una narrazione diversa da quella della politica che mette da parte le persone – ha affermato Notarstefano –. Noi non vogliamo dimenticarci dei volti, ed è per questo che non vogliamo essere neutrali. Noi vogliamo essere di parte, come il Vangelo ci invita a fare». Una scelta di campo che non coincide con una contrapposizione, ma con la responsabilità di stare dalla parte della dignità umana e del bene comune.
Il desiderio che ha attraversato il convegno è stato quello di «tenere insieme le diversità e farle nostre in una logica di accoglienza che ci tiene insieme e ci converte all’altro». Una prospettiva che guarda al Mediterraneo come laboratorio di convivenza, dove le differenze non sono un ostacolo da superare, ma una realtà da abitare con uno stile nuovo.
Tra i temi centrali delle conclusioni quello delle migrazioni. Un fenomeno che non può essere ridotto a emergenza o affrontato soltanto con categorie tecniche. «Il tema delle migrazioni non deve essere un tema sociologico – ha sottolineato il presidente nazionale dell’Ac. Non dobbiamo solo appagare il desiderio di comprendere le situazioni, ma toccare e fare esperienze del migrante. Dobbiamo lasciarci ferire».
È una provocazione forte, che chiede alle comunità cristiane di interrogarsi sul proprio stile. «Cosa stiamo facendo perché nei nostri gruppi, nelle nostre associazioni, ci sia spazio per i migranti?». La risposta passa dalla concretezza dell’incontro, dalla capacità di riconoscere che anche chi arriva da lontano porta con sé una storia, una ricchezza e, come ha ricordato Notarstefano, «anche i fratelli migranti portano l’annuncio del Vangelo».
La mobilità, allora, diventa una sfida che riguarda tutti. «Il tema della mobilità ci chiede di scomodarci un po’ dalle nostre sicurezze, dalle nostre prassi, dalle nostre routine». Non un semplice cambiamento di scenario, ma un’occasione per lasciarsi interrogare da un tempo nuovo. «Lasciamoci sfidare fino in fondo da questo kairos che sta accadendo», ha detto Notarstefano, invitando l’associazione a essere uno spazio capace di accompagnare le persone senza trattenerle, promuovendo percorsi di ricerca e di crescita.

Accanto all’accoglienza, il tema della pace. Una pace che non è soltanto una grande costruzione politica, ma un esercizio quotidiano. «Per l’Ac oggi la costruzione della pace ha tante strutture e tanti percorsi, ma è anche un lavoro quotidiano che passa dalla formazione educativa e spirituale». Da qui l’appello a rendere i gruppi veri laboratori di pace, capaci di educare all’incontro con chi è diverso.
Una sfida che riguarda necessariamente anche il linguaggio. «La sfida di questo tempo è disarmare il linguaggio, a partire dalle nostre chat e dai nostri social». Perché la pace comincia dalle parole che scegliamo e dalla capacità di abitare il confronto senza trasformare la diversità in distanza.
Nel suo intervento Notarstefano ha richiamato anche il valore dell’alleanza come stile della politica e della vita associativa. «L’alternativa a fare le cose da soli è l’alleanza». Una convinzione che interpella l’Azione cattolica: «Per chi oggi siamo chiamati ad essere testimoni di questa vita associativa?».
La risposta passa dalla presenza nelle comunità, dalla capacità di generare piccoli segni di comunione. «La comunione non la facciamo noi. Noi ci mettiamo la nostra buona volontà, ma la comunione è un dono che ci viene dato, a noi il compito di custodirla». Un dono che chiede pazienza, ascolto e disponibilità a camminare insieme, nello stile indicato dal percorso sinodale.
Non è mancato, infine, il richiamo alla responsabilità dei cattolici nella vita pubblica. «Il cattolico che vive la politica deve scegliere da che parte stare», ha affermato Notarstefano, ricordando la testimonianza di figure come Aldo Moro, Alberto Marvelli e Giorgio La Pira. Una politica vissuta come servizio gratuito, come spazio nel quale mettere a disposizione competenze e passione per il bene di tutti.
Un impegno che comporta fatica. Ma anche qui arriva una parola di speranza: «Recuperiamo questo senso della fatica, perché non è uno scarto, ma un olio che consacra». La fatica del costruire insieme, del fidarsi degli altri, del trasformare l’io in un noi.
È forse questo il lascito di Orizzonti Mediterranei: la consapevolezza che nessun cambiamento nasce da soli. Occorre una comunità capace di accompagnare, valorizzare i talenti, creare spazi di partecipazione. «Vieni a fare una fatica con noi, ma sarà bellissimo perché saremo un noi». Una proposta semplice e impegnativa, che racchiude il senso di un’associazione chiamata a custodire relazioni, generare speranza e aprire strade nel cuore del Mediterraneo.
