«E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14). Ogni anno, il giorno di Natale, risuonano le parole del Prologo del Vangelo di Giovanni, che ci invitano a meditare con attenzione sul mistero che celebriamo. Propongo due piste di riflessione, profondamente intrecciate tra loro: una riguarda Gesù e l’altra riguarda l’umano. Questo versetto, infatti, se si riferisce in prima battuta a Gesù, parla anche della nostra vita, come ci ricorda il Concilio Vaticano II nella Gaudium et spes al n. 22: «In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell'uomo».
Il Natale è innanzitutto la festa in cui contempliamo l’umanità di Dio: «E il Verbo si fece carne». Questa semplice consapevolezza non può che risvegliare, nel cuore del credente, un senso di gioia e di speranza, perché Dio non guarda l’umanità come un osservatore disinteressato, ma si coinvolge con essa, ne condivide il cammino: come tutti, infatti, Gesù nasce e cresce, vive la dimensione familiare, l’amicizia, il lavoro e la comunità alla quale appartiene. In altre parole: abita in mezzo a noi. Il suo abitare, però, non è un abitare qualunque: è l’abitare di Dio nella storia e nella quotidianità e ci insegna che il Regno di Dio si manifesta nella ferialità e nell’umiltà. Si potrebbe anche dire, usando un’espressione familiare alla nostra associazione, che Dio mette le mani in pasta nella storia dell’umanità, non resta a guardare.
L’immagine della tenda, che troviamo nell’Antico e nel Nuovo Testamento, è interessante da questo punto di vista, perché trasmette l’idea della mobilità: non è statica, in quanto richiama il continuo peregrinare del popolo. Quando gli ebrei, guidati da Mosè verso la terra promessa, riprendono il cammino e si spostano da un luogo all’altro, la tenda in cui è custodita l’arca dell’alleanza, contenente le tavole della legge, si sposta insieme al popolo. Significativa a questo proposito è la risposta di Dio a Davide, quando questi vuole costruirgli una casa: «Così dice il Signore: "Forse tu mi costruirai una casa, perché io vi abiti? Io infatti non ho abitato in una casa da quando ho fatto salire Israele dall'Egitto fino ad oggi; sono andato vagando sotto una tenda, in un padiglione» (2Sam 7,5-6).
Dio, nell’umanità del Figlio, pone la sua tenda in mezzo a noi e cammina con noi. Non si tratta semplicemente di uno spostamento da un luogo all’altro, ma soprattutto di un cammino esistenziale: Dio leva la sua tenda e cammina con noi quando la nostra vita passa dalle gioie alle sofferenze, dalle speranze alle delusioni, delle relazioni alla solitudine, dalla salute alla malattia; ma anche quando il lavoro ci porta lontano dai nostri affetti e dalle nostre radici, quando per motivi di studio dobbiamo affrontare la sfida della libertà e della responsabilità lontano da casa, quando inizia un nuovo cammino insieme a un’altra persona, quando una nuova creatura allieta le nostre famiglie: Dio cammina con noi in questi passaggi di vita, nei transiti esistenziali che dobbiamo affrontare, si sposta con noi, è sempre presente, è il Dio con noi. L’incarnazione è questo: Dio condivide il cammino dell’umanità, al punto che nulla di ciò che è umano, tranne il peccato (Eb 4,15), gli è estraneo.
Le parole del Prologo di Giovanni, tuttavia, parlano anche della nostra vita, della postura che il credente deve assumere in quanto tale: «E il Verbo si fece carne». Dio continua a incarnarsi nella storia dell’umanità attraverso la testimonianza dei discepoli di Gesù: «E venne ad abitare in mezzo a noi». Si tratta di abitare la complessità del tempo presente, caratterizzato da tante contraddizioni: e in questo contesto piantare la tenda, pronti a rimetterci in cammino, a muoverci, a levare la tenda per andare altrove, laddove vi è il popolo di Dio con le sue domanda, i suoi affanni, le sue inquietudini, i suoi bisogni, le sue gioie e la sue speranze: piantare la tenda della testimonianza laddove si sviluppa cultura, pensiero, visioni del mondo e della storia ed essere disposti a rimettersi ogni volta in cammino. Tutto ciò richiede grande attenzione e ascolto del tempo in cui viviamo: ma fare questo significa adottare lo stesso metodo di Dio, che si è fatto carne e ha piantato la sua tenda in mezzo a noi.


