“Sentire, pensare, volere dentro e con la Chiesa” è stato lo spunto di partenza per il miniconvegno sul tema dell’ecclesialità che si è svolto a Riccione nell’ambito del Convegno nazionale educatori “Verso l’Alto” a inizio dicembre 2025. Un modo per sottolineare con ancora maggior intensità ciò che l’Azione Cattolica pone come una delle direttive essenziali nella propria proposta formativa, un’occasione per riflettere su come ordinariamente traduciamo il pensiero che emerge dai vertici ecclesiali in percorsi concreti e condivisi, radicati nella vita quotidiana delle nostre piccole comunità. Quali luoghi e strumenti possiamo abitare e costruire perché le esigenze dei nostri gruppi trovino ascolto e riscontro nell’esperienza ecclesiale più ampia, e viceversa?
Come è espresso nel Progetto Formativo “il modo di vivere nella Chiesa dell’AC è quello della corresponsabilità: con la specificità della vocazione laicale intendiamo portare nella comunità la nostra testimonianza e il nostro servizio, le nostre competenze, i nostri talenti, la ricchezza che ci proviene dall’incontro con il Signore sulle strade del mondo e la dedizione alla crescita nella comunione e nella missione”. A mons. Erio Castellucci, Arcivescovo di Modena-Nonantola, Vescovo di Carpi e Vicepresidente della CEI, di approfondire il tema della corresponsabilità, partendo in primis dalla sua esperienza di pastore. «La corresponsabilità si concretizza in uno stile per una responsabilità effettiva e concreta che suppone quindi una formazione adeguata: insieme dobbiamo costruire il regno di Dio. Non più un coinvolgimento solo nella dimensione operativa (collaborazione) ma anche nel ragionamento che precede il procedimento».
Grazie a Pina De Simone, docente di filosofia della religione presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale Sez. San Luigi, abbiamo analizzato lo stile con cui l’Ac ha scelto di accompagnare e sostenere il cammino della Chiesa, attraverso una lettura profonda dei segni dei tempi e cercando di incentivare l’apertura e il dialogo tra Chiesa e mondo. Pina ha poi sottolineato come l’impegno dell’Ac nella formazione sia uno dei punti di forza dell’associazione per far crescere il senso dell’appartenenza ecclesiale.
Quando parliamo di scelta educativa ecclesiale, ci riferiamo a qualcosa di profondamente concreto, che ha a che vedere con lo scegliere di stare in un cammino, che non nasconde le cadute, ma che nella diversità dei carismi di ciascuno riporta a una profonda unitarietà radicata nella fede. Senza la paura di rinnovarsi e di stare al passo con i tempi, mantenendo ben salde le radici nel Vangelo, in un continuo dialogo con il mondo.
Dialogo, assieme ad ascolto, è stato uno degli atteggiamenti fondamentali anche nelle varie fasi del Cammino sinodale delle chiese in Italia, un'esperienza che ha visto coinvolti moltissimi aderenti a diversi livelli, e di cui entrambi i nostri ospiti erano esperti vista la loro appartenenza al comitato di presidenza. Guardando insieme a loro ad una delle esperienze più significative dell’ultimo tempo, ci siamo chiesti: e ora? «Ciò che è importante è che c’è stato un cammino comune. Adesso – ha sottolineato mons. Castellucci - è il momento di accogliere, saper leggere e tradurre in maniera creativa nei territori quanto emerso da questa prima parte del cammino sinodale. La bellezza di un pensiero che si costruisce insieme, il gusto di fare le cose insieme, avere la passione della sinodalità».
Per concludere, riprendiamo una bella espressione emersa da un intervento durante l’incontro, che ci sprona nelle nostre esperienze ordinarie: “Non è il tempo delle lamentazioni!”, ma un tempo che ci richiama all’essenziale, recuperando la capacità di ascolto reciproco, sapendo che si è parte di un tutto. È proprio vero: l’Ac ci educa a pregare con la Chiesa e a sentirci Chiesa.
