«Occorre promuovere una virtù che appare oggi tanto rara quanto desiderata: la fiducia; fiducia che le differenze non costituiscano necessariamente una minaccia; fiducia che il confronto sincero possa generare un bene maggiore di quello che ognuno potrebbe costruire da sé. La Santa Sede desidera infondere questa fiducia nell’UNESCO, come nelle altre Organizzazioni internazionali, consapevole che ogni popolo possiede una ricchezza da condividere lungo la ricerca di quell’autentico progresso, che unicamente la pace può garantire». Papa Leone XIV ha parlato così nella sede dell’Unesco, Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura, in una delle sue prime tappe del Viaggio apostolico in Francia, conclusosi lunedì 28 settembre.
L’invito al dialogo tra le culture è una delle consegne più significative del recente viaggio oltralpe, dove il Papa ha più volte indicato nella cultura, nell’educazione e nel dialogo gli strumenti per costruire relazioni nuove e imparare ad abitare le differenze come una ricchezza.
A Parigi, nella visita all’UNESCO, Leone XIV ha richiamato la vocazione dell’organizzazione a «contribuire al mantenimento della pace e della sicurezza» attraverso l’educazione, le scienze e la cultura: «Costruire insieme un mondo giusto è, infatti, il fondamento stesso della cooperazione internazionale». La cultura diventa così uno spazio nel quale persone e popoli possono incontrarsi, conoscersi e cercare insieme ciò che è vero e buono.
«Le sfide comunicative, che sono sempre sfide educative, impongono la questione della verità come tema di giustizia sociale e di equità storica», ha detto il Papa, richiamando la responsabilità di fronte a un mondo della comunicazione nel quale parole e informazioni possono costruire ponti oppure alimentare contrapposizioni, in particolare con la sfida dell’intelligenza artificiale, a cui Leone ha dedicato la sua Lettera enciclica Magnifica Humanitas. «Senza la verità, il linguaggio finisce per sottostare alla logica della violenza e alla volontà arbitraria dei potenti» ha ricordato il pontefice.
Nel discorso alle autorità francesi, in cui si è espresso anche sui temi che animano il dibattito pubblico attuale, Leone XIV ha osservato che «la diversità delle origini contribuisce a vivificare e arricchire la convivenza e la vita democratica», ricordando che una società libera «non impone uniformità, ma protegge la diversità delle coscienze». Senza mai dimenticare la pace: «Vi esorto quindi a non rassegnarvi mai alla prospettiva di una guerra considerandola “inevitabile”, ma a promuovere senza sosta il dialogo e la diplomazia, al fine di preservare società pacifiche, rispettose della dignità e dei diritti della persona e dei popoli».
Allo Stade de France di Saint-Denis, davanti a 80 mila giovani, questa prospettiva ha assunto un volto concreto. In un territorio profondamente cosmopolita, dove giovani cristiani costruiscono relazioni di fraternità e di pace, Leone ha dialogato con le nuove generazioni: di fronte alle loro domande, inquietudini e fragilità, ha chiesto di non chiudersi in se stessi, ma di «mantenere il cuore aperto di fronte alle sofferenze» degli altri. La fragilità - ha spiegato - può diventare «un’occasione di testimonianza»: «Chi segue Gesù sulla via del servizio umile e gratuito viene liberato dall’angoscia e ritrova un nuovo entusiasmo, sperimentando la gioia e la pace interiori: sentimenti non passeggeri o soggettivi, ma radicati nella certezza della fede di cui rendiamo testimonianza insieme come Chiesa».
Parole che assumono un significato particolare in una società multiculturale, e che sono risuonate con forza anche nell’incontro interreligioso a Metz: «Dialogare non sminuisce la nostra identità, ma la esprime con semplicità e verità aprendosi alla diversità dell’altro» ha affermato Leone, riprendendo il filo dell’esortazione alla concordia, perché «la fecondità delle tradizioni religiose si manifesta innanzitutto nel loro servizio alla pace e alla fratellanza»: «Invocare il nome di Dio per legittimare la violenza o l’oppressione costituisce una profanazione di questo nome. Nulla di ciò che deturpa la dignità umana può rivendicare un’autentica ispirazione divina. Il discorso religioso deve esortare costantemente a disarmare i cuori e le parole».
È forse qui il cuore del viaggio francese: la pace non nasce dall’eliminazione delle differenze, ma dalla capacità di trasformarle in incontro. Per farlo servono cultura, educazione e comunità capaci di generare fiducia, e soprattutto persone disposte a fare il primo passo verso l’altro: «L’universalità dei valori fondanti dell’Europa ci assicura che questo dialogo è possibile e che potrà dare una base solida alle nostre società, permettendo di operare in modo più efficace per la pace e per un mondo riconciliato» ha detto Leone nell’incontro conclusivo sui temi dell’Europa che, se sarà al centro dell’impegno di tutti e non dimenticherà le sue radici cristiane, «continuerà a fiorire e ispirare il mondo intero».
