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Praticare la solidarietà al confine

A Oulx, sulla frontiera tra Italia e Francia, la chiusura del rifugio Fraternità Massi non ferma il cammino di chi attraversa la valle. E nemmeno quello di chi ha scelto di esserci
28/09/2026 di Elisa Gotta

In Alta Val di Susa, al confine tra l’Italia e la Francia, c’è un piccolo comune tra le Alpi in cui i segni del confine si incontrano prima ancora di attraversarlo. A Oulx, infatti, da anni ormai si vedono arrivare persone in transito, che giungono in quelle terre con il desiderio di lasciare l’Italia per proseguire verso altri Paesi europei. Sono persone provenienti da rotte migratorie diverse, quella Balcanica e quella Mediterranea, che per varie ragioni hanno deciso di non fermarsi in Italia e cercano, nella maggior parte dei casi, di raggiungere la Francia o l’Inghilterra.

Da Oulx il confine si attraversa a piedi. Di notte, tendenzialmente, per attirare meno l’attenzione. In condizioni montane che possono essere estreme, senza conoscere la strada da percorrere e cercando di evitare i respingimenti, spesso arbitrari, della polizia francese di frontiera. I mezzi con cui la Gendarmerie controlla il confine sono variegati, sempre più tecnologici e rendono il cammino più difficile e pericoloso, aumentando il rischio di morte. E in alcune occasioni la morte è arrivata davvero. Così le persone migranti camminano di notte, al freddo, privi di indumenti adeguati, in montagna e senza conoscere la strada da percorrere, con il terrore della polizia. Un terrore spesso alimentato dalle reminiscenze di esperienze traumatiche vissute con le forze dell’ordine durante il viaggio.

Ma per capire questo confine, occorre conoscere anche chi quella frontiera non vuole attraversarla ma sceglie di abitarla perché a Oulx ci vive. La Val di Susa è storicamente una valle molto attiva. Quando, circa una decina di anni fa, si aprì spontaneamente questa rotta migratoria e gli abitanti iniziarono a vedere sempre più persone arrivare alla stazione, disorientate e in condizioni inadatte per poter sopravvivere al clima montano locale, iniziarono a porsi delle domande.

Dall'osservazione di una realtà comparsa quasi completamente inaspettata, gli abitanti di Oulx si domandarono quale contributo potessero dare da cittadini. La risposta prese forma nel corso degli anni con la nascita del rifugio Fraternità Massi, gestito dalla fondazione Talità Kum.

Al Massi si poteva trovare un letto, un pasto caldo e una doccia. Ma anche assistenza legale e sanitaria nei casi in cui fosse necessario, con l'importante sostegno di Rainbow4Africa e Diaconia Valdese. Questi rappresentavano degli appoggi fondamentali per chi era in viaggio da tanto tempo e portava con sé ferite mai curate o non era mai stato accompagnato adeguatamente nelle procedure possibili per regolarizzarsi. Così il rifugio negli anni è diventato un appoggio sicuro per le persone in movimento transitanti per Oulx. E insieme, un esempio della bellezza e della forza che possono dimostrare le reti sociali, senza che questo faccia dimenticare le difficoltà che si incontrano lungo il cammino di un progetto simile. A Oulx per tenere in piedi il Massi si è creata una fitta rete di volontari, provenienti da tutta Italia e talvolta dall'estero. Persone che hanno reso possibile la sopravvivenza del rifugio e che, in modi diversi, hanno contribuito a fare di quel posto un punto di riferimento.


Oggi, però, il Massi, insieme alle persone che lo hanno da sempre reso ciò che è, stanno vivendo un periodo storico molto particolare e difficile. Dal 1 settembre 2026 il rifugio è temporaneamente chiuso a causa di questioni in prevalenza economiche. La chiusura della struttura, però, non significa che il flusso migratorio si sia fermato o si fermerà: sarà solo una delle altre frontiere che abbiamo reso più insicure. Con ogni probabilità, questa frontiera continuerà a essere attraversata da persone dirette verso la Francia, contrariamente a quanto sostengono alcune retoriche, anche locali, avverse al supporto dato ai migranti in questi anni.

Sulla questione migratoria, infatti, Oulx – come l’Italia, l’Europa e il mondo intero – è un luogo attraversato anche da tensioni. Sul territorio sono presenti diversi atteggiamenti: c’è una parte di popolazione molto attenta al fenomeno sociale, ma gran parte della cittadinanza ulciense rimane indifferente, se non all’occasione ostile, specialmente nel momento di esprimere un’opinione pubblica. La rete dei volontari, però, non desiste e in questi mesi si èriorganizzata, costituendo un’associazione. Ad agosto di quest’anno è nata SentieriSolidali ODV, con l’obiettivo di dialogare formalmente e pacificamente con le istituzioni e specificatamente in questi tempi con l’urgenza di trovare un nuovo accordo per poter continuare a essere un punto di riferimento, sostegno e conforto.

Negli ultimi tre anni ho frequentato questo luogo come volontaria sporadica, per brevi periodi e spesso attraverso i campi sul confine organizzati da ASCS, l’Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo. E ogni volta mi ha colpito la forza, la resilienza e la capacità strategica di chi contribuiva, in qualunque forma, a creare uno spazio sicuro per i migranti di passaggio. Vivere ad Oulx in questi tempi significa abitare un fenomeno complesso, su un confine che, nonostante sia interno all’Unione Europea, è diventato una barriera realmente tangibile sui corpi delle persone. O meglio, sui corpi di alcune persone. Basta passare anche solo una giornata a Oulx per incontrare persone in viaggio, che sperano di attraversare abreve la frontiera. L’incontro che può scaturire in questo contesto è spesso molto rapido, semplice ed essenziale: una breve tappa all’interno del lungo viaggio che la maggior parte di queste persone ha alle spalle.

Chi continua a essere presente ogni giorno a Oulx, racconta tutte le difficoltà che si incontrano nell’agire in un luogo come questo. Ma racconta sempre anche una cosa: l’importanza primaria dell’esserci, dell’essere presenti, del non lasciare sole persone che si trovano in condizioni fisiche estremamente precari e provate psicologicamente. La realtà che si è creata a Oulx credo sia, in fondo, una testimonianza di quanto sia importante abitare pienamente un luogo, cercando soluzioni concrete a sostegno di un’umanità che resiste alle difficoltà. Per rivelarsi, davvero, prossimi all’altro e coltivare così un senso profondo di giustizia.