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Nuova Europa cercasi. Nonostante tutto

Cosa manca oggi al nostro Continente o, se si preferisce, di quali passi avanti necessita per poter tornare a essere un player di caratura mondiale, elemento di stabilità e pace, tra i pilastri – senza peccare di eccessiva enfasi – di un nuovo ordine globale?
06/11/2026 di Gianni Borsa
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L’Europa ha bisogno di «sforzi creativi». Vale oggi come nell’immediato secondo dopoguerra, quando Robert Schuman rese nota la sua famosa Dichiarazione, tuttora considerata la pietra miliare dell’integrazione europea e dalla quale nacque la prima istituzione comunitaria, quella del carbone e dell’acciaio (Ceca, 1951), seguita poi dalla Comunità economica europea (Cee, 1957), e oggi dalla Ue (Trattato di Maastricht, 1992). «La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano», si legge nella Dichiarazione del 9 maggio 1950; tema ripreso da papa Leone nel suo discorso tenuto a Metz, città di Schuman, lo scorso 28 settembre.

Tali «sforzi creativi» si percepiscono quanto mai urgenti proprio sul versante della pace. Eppure, sono indilazionabili anche sul piano del più complessivo futuro della “casa comune”. In un contesto internazionale instabile e complesso, e di fronte alle pressioni cui la stessa Ue è sottoposta (nazionalismi e crisi della democrazia, logica della prepotenza e questione sicurezza, sfide demografica e ambientale, crisi energetica, immigrazioni – solo per fare alcuni nomi), occorrerebbero segnali di forte novità, decisioni davvero coraggiose, un ritrovato consenso popolare europeista. In un tempo accelerato e gravido di (spesso brutte) sorprese, si avverte infatti la mancanza di un’Europa “faro” – così definita da David Sassoli – di democrazia, diritti, benessere, cultura, innovazione.

Tutto questo lascia emergere il vuoto di una reale prospettiva, di una visione, un vero progetto per l’Europa di domani, e di una classe politica in grado di perseguirli con convinzione.

Nelle pagine seguenti emergono chiavi di lettura puntuali. E lo stesso Codice per una Nuova Europa, edito da Ave, si rivela punto di riferimento prezioso e lungimirante.

Cosa manca, dunque, all’Europa di oggi o, se si preferisce, di quali passi avanti necessita per poter tornare a essere un player di caratura mondiale, elemento di stabilità e pace, tra i pilastri – senza peccare di eccessiva enfasi – di un nuovo ordine globale?

Il podcast de il Chiostro condotto da Giuseppe Notarstefano


L’agenda è fitta. L’Ue esige una profonda riforma delle sue istituzioni, per una più efficace capacità decisionale; richiede un bilancio adeguato alle numerose competenze che le sono assegnate dai Paesi membri; deve poter delineare – superando il potere di veto in Consiglio – una politica estera e di sicurezza all’altezza del periodo che attraversiamo (mentre è chiaro che il costoso ReArm non corrisponde alla realizzazione di una difesa comune). Ancora: per essere fedele ai valori espressi nei suoi Trattati, l’Europa dei 27 non può più trascurare la crisi demografica che l’attraversa (poche culle, invecchiamento della popolazione); va rivista la cosiddetta “politica migratoria”, che oggi si basa quasi esclusivamente sul rafforzamento delle frontiere, la messa in discussione del diritto d’asilo e l’insistenza su improbabili “rimpatri” dei migranti. Demografia e risposta al fenomeno migratorio chiamano in causa il “pilastro sociale” e il dovere di colmare le differenze tra gli standard di vita tra un Paese e l’altro dell’Unione. Ugualmente – ma non si esauriscono qui i nodi da sciogliere – va rimessa al centro dell’attenzione politica ed economica la prospettiva del green deal, caposaldo della prima Commissione Von der Leyen, ora sacrificato dinanzi agli interessi di numerose lobby e alla priorità assegnata alla spesa militare.

Sì, dell’Europa “faro” si avverte la latitanza. A monte, però, bisognerebbe avere governi (e prima ancora cittadini, opinioni pubbliche, elettorati) non più imbevuti di vacui sovranismi, che oggi risultano il vero freno all’affermarsi di un’Europa coesa, efficace, aperta al mondo, in grado di tenere testa agli squilibri seminati da Putin, Trump, Xi Jinping, e di rispondere a neocolonialismi, povertà, genocidi e conflitti disseminati a ogni latitudine.

«Siate costruttori di comunità! – ha affermato papa Leone, rivolgendosi ai giovani, nel suo intervento a Metz –. E con voi, l’Europa, saldamente radicata, continuerà a fiorire e a ispirare il mondo intero». Un invito da prendere sul serio anche da parte di adulti, scuole, associazionismo, comunità religiose e, segnatamente, dai politici. Una nuova Europa è possibile.