«Le donne: un rifugio sicuro per un’umanità travagliata», questo il titolo del IV Incontro dell’UMOFC (Unione Mondiale delle Organizzazioni Femminili Cattoliche), di cui l’Ac è membro, con le donne del Medio Oriente e del Mediterraneo svoltosi a Malta dal 23-26 ottobre 2026. Circa 90 le donne presenti, provenienti da Medio Oriente e Maghreb: Egitto, Terra Santa, Iraq, Giordania, Libano, Marocco, Tunisia.; Europa: Francia, Grecia, Ungheria, Italia, Malta, Spagna, Svizzera, Regno Unito e altri continenti quali: Argentina, Australia, Camerun, Canada, Ghana, India, Indonesia, Malawi, Mali, Messico, Nigeria, Filippine, Senegal, Corea del Sud, Tanzania, Uganda, Stati Uniti e Venezuela. Dall’Italia Azione cattolica italiana e Associazione Donne in Vaticano.
Tale appuntamento nasce da un’intuizione di oltre 10 anni fa (nel 2013) per creare uno spazio di dialogo con le persone che vivono nel Medio Oriente e nella regione mediterranea, attraverso l’ascolto di storie ed esperienze di donne, perché non si sentano sole, creando relazioni e promuovendo quindi una cultura di pace e giustizia.
Amman nel 2013, Bari nel 2016 e Rafina, in Grecia, nel 2022 ed ora Malta nel 2026 rappresentano tappe di un cammino che hanno dato luogo a laboratori, incontri e che hanno prodotto consapevolezza e azioni concrete di sostegno coinvolgendo donne provenienti da Albania, Egitto, Grecia, Terra Santa, Iraq, Italia, Giordania, Libano, Marocco, Spagna, Tunisia e Turchia.
La pace infatti è una presenza e un cammino. Questo il senso di questi incontri.
Marija Cachia, Presidente generale dell’Azione cattolica maltese, associazione che ha collaborato per l’organizzazione dell’incontro, ha sottolineato come lo stesso nome di Malta, Malat significa rifugio sicuro e anche oggi questo incontro rappresenta un momento sicuro, un rifugio fisico in cui differenti culture si incontrano come anche ha evidenziato Mónica Santamarina, Presidente generale dell’UMOFC.
L’evento
ha fatto quindi risuonare le parole pronunciate da Papa Francesco a Malta: «la
presenza delle donne è la vera alternativa alla logica perniciosa del potere
che conduce alla guerra». Infatti
in un contesto sempre più segnato dalle migrazioni e dai conflitti, le donne
nella Chiesa sono chiamate oggi più che mai a incarnare una cultura
dell’incontro.
Tante le esperte intervenute. Helene Antoine Awad, dall’Egitto, ha sottolineato come nel ritmo implacabile della vita la donna rappresenta un rifugio sicuro per la sua compassione, presenza, semplicità nella vita di tutti i giorni. Forza, delicatezza, fraternità, competenza, sono le caratteristiche di una donna rifugio sicuro, caratteristiche che ritroviamo nella vergine Maria, e che dovrebbero essere anche quelle di una chiesa luogo di misericordia e di presenza. Ghada Harb dal Libano, ha sottolineato lo stile dell’accompagnamento come quello che converte e costruisce le relazioni, caratteristica della donna e che deve assumere anche la comunità ecclesiale per essere comunità, luogo di accompagnamento per superare pregiudizi e ingiustizie. E’ questo il modo per rendere visibile l’amore di Dio. Altre hanno sottolineato la necessità di appoggio psicologico o Anan Alkass Yousif dall’Iraq come essere cristiani in queste terre è benedizione e difficoltà.
Tante donne hanno sottolineato come lo strumento associativo può diventare strumento di compassione e di accompagnamento per una cultura più dignitosa e giusta. Tutti questi modi quindi per una resilienza attiva.
Bassima San’an dalla Giordania, ha fatto risuonare come è sempre più importante comprendere che è necessario convertire il momento doloroso e unirsi per difendere la dignità umana in quanto in questa terra ci sono pietre e persone sacre. E’ infatti necessaria la pace, che è cura di ogni persona, protezione in un tempo in cui stiamo perdendo l’arte dell’incontro.
Interessante è stato anche il vedere la situazione dei migranti e di come la donna in tale contesto sia rifugio di pace e riconciliazione. Per i migranti infatti c’è un’altra famiglia che si forma nel cammino, le donne da vittime diventano persone che accompagnano e costruiscono protezione.
Domande,
conversazione nello spirito con il metodo sinodale e proposte per continuare
questo spazio di dialogo come UMOFC hanno concluso il percorso di questi
giorni. Proposte come contatti semplici via email, whatsapp ecc per costruire una
rete fisica di amicizia e vicinanza e progettazione di azioni di sostegno sono
modi per continuare a far sentire le voci di queste donne.
Tale incontro rimane quindi uno spazio sicuro per dialogare e far emergere a voce alta storie di donne mediterranee, per noi esempio e testimonianza di fede e di speranza affinché anche noi diventiamo rifugi sicuri le une per le altre, ci ascoltiamo reciprocamente e rafforziamo i legami di solidarietà tra le diverse culture.
La pace comincia dalle relazioni che coltiviamo, creando spazi in cui ogni persona sia accolta, ascoltata e trattata con dignità e anche attraverso il riconoscimento dello straordinario impegno delle organizzazioni femminili in Medio Oriente con l’impegno di sostenerle e creare sinergie per favorire una pace «disarmata e disarmante».