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Due cammini, una sola strada

Il Sinodo della Chiesa universale e il Cammino sinodale delle Chiese in Italia sono nati dalla stessa sorgente e hanno percorso strade diverse. Ora il secondo, concluso nella sua forma propria, rientra nel primo. Che cosa cambia per le diocesi italiane nel 2027
03/11/2026 di Thierry Bonaventura

Roma, sabato 25 ottobre 2025. Nello stesso fine settimana, a pochi passi di distanza, accadono due cose. Gli oltre 800 delegati del Cammino sinodale delle Chiese in Italia approvano il Documento di sintesi Lievito di pace e di speranza, con 781 voti favorevoli su 809. E le équipe sinodali e gli organismi di partecipazione di tutto il mondo celebrano in Vaticano il loro Giubileo, voluto da Papa Francesco come primo appuntamento della fase attuativa del Sinodo. Non è una coincidenza di calendario: la terza assemblea italiana era stata fissata in quella data proprio perché coincidesse con il Giubileo. I due cammini si sono incrociati fisicamente prima che sulla carta.

Per capire che cosa significhi quell’incrocio bisogna tornare alla sorgente, che è una sola. Nel novembre 2015, a Firenze, Francesco aveva chiesto alla Chiesa italiana di avviare «in modo sinodale» un approfondimento dell’Evangelii gaudium. Il 30 aprile 2021, ricevendo il Consiglio nazionale dell’Azione cattolica, era tornato a chiedere un sinodo che partisse «dal basso», dalle comunità. Nel maggio 2021 i vescovi italiani deliberarono il Cammino sinodale e decisero di armonizzarlo con il Sinodo universale che Francesco avrebbe aperto in Vaticano il 9 e 10 ottobre dello stesso anno. Il primo anno di ascolto fu comune: le domande del Documento preparatorio del Sinodo furono le domande dei gruppi sinodali italiani.

Strade proprie, per vocazione

Poi le strade si sono separate, non per contrasto ma per vocazione. Il Sinodo della Chiesa tutta ha seguito la forma prevista dalla costituzione Episcopalis communio: la consultazione del Popolo di Dio nelle diocesi e nelle sette assemblee continentali (2021-2023), poi le due sessioni dell’Assemblea generale a Roma (ottobre 2023 e ottobre 2024), con laici e laiche membri votanti per la prima volta, poi il Documento finale, che Francesco ha dichiarato parte del magistero ordinario, e la fase attuativa.

Il Cammino italiano ha preso un ritmo suo. Una fase narrativa in due anni, con circa 50mila gruppi sinodali nel primo e i «Cantieri di Betania» nel secondo; una fase sapienziale; una fase profetica. E tre assemblee nazionali di delegati diocesani, laici in maggioranza, con diritto di voto: la prima nel novembre 2024, la seconda tra il 31 marzo e il 3 aprile 2025, la terza il 25 ottobre 2025. In mezzo, un passaggio che ha fatto discutere e che oggi appare come un segno di maturità: ad aprile l’assemblea giudicò il testo delle proposizioni troppo sintetico per restituire la ricchezza del cammino e, con 835 voti su 854, lo rimandò alla presidenza per una riscrittura. Giuseppe Notarstefano, presidente nazionale dell’Ac, definì «profetica» la scelta di prendersi più tempo e raccontò che l’associazione si era preparata con una «lettura sinottica» tra i documenti del Cammino e il proprio percorso interno. In ottobre il testo riscritto fu approvato a larghissima maggioranza. Il mese dopo, ad Assisi, l’Assemblea generale dei vescovi lo ha recepito, chiudendo i lavori con un incontro con Leone XIV; nel maggio 2026 ha approvato Radicati e costruiti in Cristo, linee di orientamento per il prossimo quinquennio che si ispirano al Documento di sintesi «nel solco dell’itinerario sinodale della Chiesa universale».

Due percorsi paralleli, dunque, con un Dna comune. Comune il metodo: l’ascolto di tutti, la conversazione nello Spirito, il discernimento in assemblea. Comune il riferimento: il Documento di sintesi italiano, come ha osservato la teologa Serena Noceti, membro del Comitato nazionale, «si alimenta a quanto indicato nel Documento finale del Sinodo della Chiesa universale». Comuni perfino le parole chiave: corresponsabilità, ministeri battesimali, organismi di partecipazione, trasparenza. Diverse le forme: in Italia un’assemblea nazionale con delegati laici votanti e un Comitato nazionale a guida mista; a Roma un Sinodo dei vescovi allargato. Diversi i tempi: il Cammino italiano ha chiuso la sua fase propria nel 2025, mentre quello universale è entrato nella sua terza stagione. L’Italia è così arrivata alla fase attuativa con un’esperienza sinodale tra le più estese del mondo, e con un testo proprio già approvato.

Il reinnesto. Non una formula, un calendario

Oggi il Cammino italiano, concluso nella sua forma propria, si è reinnestato nel percorso della Chiesa tutta. Non è una formula: è un calendario. Nel primo semestre 2027 anche le diocesi italiane sono chiamate, come tutte le Chiese del mondo, alla tappa del «fare memoria»: un resoconto narrativo su ciò che è accaduto dopo il Sinodo, un’assemblea di valutazione, una lettera alle altre Chiese entro il 30 giugno. Nel secondo semestre la Conferenza episcopale italiana è chiamata alla tappa dell’«interpretare»: una relazione teologico-pastorale articolata in schede tematiche e una lettera, entro il 31 dicembre. Nel 2028 l’Europa e poi l’Assemblea ecclesiale in Vaticano.

Come tutto questo si articolerà con l’attuazione di Radicati e costruiti in Cristo la Cei non lo ha ancora detto; la prossima Assemblea generale è in programma ad Assisi dal 23 al 26 novembre. Il rischio, dal punto di vista di una parrocchia o di un’associazione, è di percepire due consegne diverse, una romana e una italiana. Ma il nodo non è organizzativo, e la risposta è più semplice di quanto sembri.

La domanda che la Segreteria generale del Sinodo rivolge a tutte le Chiese - «quale volto concreto di Chiesa sinodale missionaria e quali nuovi cammini di sinodalità stanno emergendo nella vostra comunità?» - è anche la griglia più naturale per rileggere la recezione italiana. I quattro assi di Radicati e costruiti in Cristo (riconnettere vita e Vangelo; la vita comunitaria; la corresponsabilità differenziata, con laici, organismi di partecipazione e ministeri battesimali; la verifica delle strutture) coincidono in gran parte con gli ambiti che Verso le Assemblee 2027-2028 propone per il resoconto narrativo: organismi di partecipazione, ministeri, trasparenza e rendicontazione, rinnovamento missionario delle parrocchie, iniziazione cristiana, formazione alla sinodalità. Persino i gesti si assomigliano: la Cei ha annunciato una piattaforma nazionale di buone pratiche; il Sinodo chiede alle diocesi di allegare al resoconto le esperienze significative, comprese quelle che non hanno funzionato.

Non sono due lavori. È lo stesso lavoro, raccontato una volta alla Chiesa italiana e una volta alla Chiesa intera. Chi in questi anni ha ascoltato, discusso e votato nel Cammino italiano ha già la memoria da cui partire; gli manca solo di metterla per iscritto, nel linguaggio semplice di una lettera a una Chiesa sorella, e di farla entrare nel resoconto della propria diocesi. È qui che le aggregazioni laicali, e tra loro l’Azione cattolica, hanno qualcosa da portare. Di tutto questo ne parliamo nell’ultimo contributo di questa serie.