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A scuola di democrazia

La prossima XIX Assemblea dell’Ac e una storia lunga 160 anni
02/11/2026 di Gianni Di Santo

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L’Azione cattolica italiana si appresta a vivere nel 2027 un importante appuntamento. Dal 22 al 25 aprile celebrerà a Roma la sua XIX Assemblea nazionale elettiva, nella quale saranno rinnovate le responsabilità a livello centrale e, allo stesso tempo, farà memoria per i 160 anni di fondazione. Fin dalla sua nascita nel 1867, grazie all’idea di Mario Fani e Giovanni Acquaderni che diedero vita al primo nucleo della Società della Gioventù cattolica italiana, l’Azione cattolica si è radicata sempre, e in ogni epoca storica, nella società italiana oltre che nella realtà ecclesiale. Il celebre motto con cui prese vita, preghiera, azione e sacrificio, non è solo un retaggio lessicale del passato, ma fa capire bene quale fosse l’intento principale di un’organizzazione popolare di laici, la più numerosa e riconosciuta dalla Chiesa. Sì, l’Azione cattolica nasce anche per difendere il Pontefice in anni in cui le distanze tra Stato e Chiesa in Italia erano tante, ma rimane intatto per tutto il Novecento quell’anelito, spirituale e profetico, a formare coscienze. Coscienze mature per servire il Vangelo e la Chiesa per le strade del mondo e credenti credibili pienamente inseriti nella società e nella politica italiane. Preghiera, azione e sacrificio, ma anche solidarietà con le fasce più deboli della popolazione, fraternità nella comunità ecclesiale, accompagnamento spirituale tra le generazioni, formazione delle coscienze e, per dirla con le parole di Giuseppe Lazzati, un’attenzione costante a «costruire la città dell’uomo e misura d’uomo».

Questo l’Ac lo ha fatto per tutti i suoi 160 anni di vita. Dalle prime realtà associative che si andavano formando ai tempi cupi del fascismo quando Mussolini chiuse i circoli nel 1931, ma anche aderendo, attraverso tanti suoi soci, alla resistenza partigiana e, di seguito, prendendo parte attivamente alla stesura dei principali articoli della Costituzione repubblicana. Straordinario fu l’incoraggiamento nei confronti delle donne affinché si occupassero di politica: su 21 donne elette alla Costituente, ben 9 provenivano dall’Ac e dalla Fuci, portando una visione di democrazia legata alla giustizia sociale e alla centralità della persona. L’Azione cattolica è sempre stata “dentro” la costruzione della democrazia, mai fuori. Dai primi governi del dopoguerra agli anni ’60, in cui si poneva mano alla crescita di un ceto operaio e contadino pienamente inserito nella rivoluzione industriale, fino alla scelta religiosa di Vittorio Bachelet. Quella scelta religiosa che qualcuno, ogni tanto, si limita ancora a percepire come un ripiegarsi dell’impegno laicale unicamente nelle sagrestie. Senza dimenticare che, nel nuovo ventennio del secolo attuale, sono centinaia gli amministratori pubblici di comuni, città e regioni che provengono dalle file dall’Azione cattolica italiana.

Insomma, la passione per la democrazia, in Ac, è di casa. Allo stesso tempo, la celebrazione della sua XIX Assemblea nazionale a breve, dimostra, ancora una volta, quanto l’Ac sia scuola di democrazia e palestra di sinodalità. Inutile nascondercelo: anche dal mondo ecclesiale alcune volte sentiamo dire quanto l’Ac sia troppo farraginosa nelle sue procedure burocratiche, che prima di decidere qualsiasi cosa ci mette del tempo e che forse dovrebbe snellire questo suo dna rispetto a una realtà che richiede, invece, velocità di scelta. È vero: la democrazia richiede lunghe mediazioni, ricerca del consenso, messa in dialogo di idee contrapposte, ma già questo abitua il socio di Ac, fin da ragazzo, a pensare quanto la democrazia, che significa scegliere insieme, sia la più alta forma di carità. In Ac, ogni tre anni, i soci votano per eleggere i presidenti parrocchiali, e poi i presidenti diocesani, i delegati regionali e, infine, il Consiglio nazionale che propone alla Cei un terna di nomi dai quali uscirà il nuovo presidente nazionale.

Un lavoro lungo, complesso, faticoso. Un passaggio democratico ancora più necessario, oggi, rispetto alle derive di leadership improvvisate e pericolose e alla tendenza nel prendere decisioni con un semplice like digitale.



Questo numero di Segno nel mondosi apre con un dossier sulla nuova Europa che desideriamo e sogniamo. Nel lontano 1943 alcuni intellettuali, tra i quali molti provenienti proprio dalle file dell’Azione cattolica, diedero vita al Codice di Camaldoli, pubblicato per la prima volta nel 1945 sulla rivista della Fuci. Oggi, che l’Europa è in crisi e sotto i nostri occhi pare ci siano solo guerra e riarmo, si (ri)parla, per fortuna, di un Codice per una nuova Europa. L’Azione cattolica italiana c’è.