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La rivoluzione di Evangelii Gaudium

Con una Lettera indirizzata ai cardinali, papa Leone indica di riprendere i temi salienti dell’Esortazione Evangelii Gaudium nel prossimo Concistoro di giugno
14/04/2026 di Gianni Di Santo
shutterstock | Marco Iacobucci

Quando nel 2013, a pochi mesi dall’elezione di Bergoglio al soglio pontificio, l’Esortazione apostolica Evangelii Gaudium venne pubblicata, fu grande la sorpresa tra i cattolici “più impegnati”. L’Esortazione, con un tono colloquiale, quasi un dialogo “a tu per tu” con papa Francesco, ma ferma nei suoi propositi, predisponeva il lettore, semplice fedele – insieme ai preti, ai vescovi, ai religiosi e religiose – a un severo esame di coscienza sul come annunciare oggi la buona notizia del Vangelo che abbraccia e salva tutti. L’annuncio, certo, come prima obiettivo dell’essere missionari, ma soprattutto come vivere questo annuncio, che riparte da Gesù. Questo il messaggio principale Evangelii Gaudium.

Evangelii Gaudium fu, 13 anni fa, una vera rivelazione e, allo stesso tempo, una vera rivoluzione. Non cercava nuovi spazi alla pastorale, non indicava percorsi curiali o regole a cui appigliarsi per rinnovare il favore dell’annuncio, ma semplicemente, dedicava tempo e spazio … al tempo. Un tempo interiore da rigenerare nel dialogo con il Gesù del Vangelo, un tempo dell’abbraccio con l’altro, chiunque esso sia, un abbraccio ai più lontani. E un tempo da dedicare all’ascolto profondo della bellezza della buona notizia. Se alcuni hanno visto l’Esortazione come un nuovo approccio pastorale, altri invece hanno avuto qualche difficoltà ad applicarla nelle parrocchie e nelle comunità ecclesiali, perché, di fatto, andava a smuovere ciò che papa Francesco avrebbe sintetizzato con la famosa frase, «si è fatto sempre così».

La Lettera 
È datata domenica 12 aprile la Lettera che papa Leone ha inviato ai cardinali ringraziandoli di aver partecipato al Concistoro, il primo dall’inizio del suo pontificato, che si è svolto in Vaticano il 7 e 8 gennaio 2026 e incentrato sui temi della sinodalità e della missione.  La Lettera dedica la sua attenzione alla prossima riunione dei cardinali che si volgerà a giugno, dal 26 al 27, che si svolgerà in Vaticano a ridosso della Solennità dei Santi Pietro e Paolo e che si concluderà con una celebrazione eucaristica presieduta proprio da Leone XIV. 

Le parole di papa Leone sono chiare: bisogna riprendere in mano l’Evangelii Gaudium, soprattutto in riferimento alla missione e alla trasmissione della fede.

«È stata riconosciuta – scrive Leone – come un vero “soffio nuovo”, capace di avviare processi di conversione pastorale e missionaria, più che di produrre riforme strutturali immediate, orientando così in profondità il cammino della Chiesa». A livello comunitario – continua – «sollecita il passaggio da una pastorale di conservazione a una pastorale missionaria, nella quale le comunità siano soggetti vivi dell’annuncio: comunità ospitali, capaci di linguaggi comprensibili, attente alla qualità delle relazioni e in grado di offrire spazi di ascolto, di accompagnamento e di guarigione. A livello diocesano, emerge con chiarezza la responsabilità dei Pastori di sostenere con decisione l’audacia missionaria, vigilando perché non venga appesantita o soffocata da eccessi organizzativi, e favorendo un discernimento che aiuti a riconoscere ciò che è essenziale».

Al centro c’è il Cristo. È una missione integrale, che tiene insieme annuncio, testimonianza, impegno e dialogo, senza cedere alla tentazione del proselitismo né a una logica di semplice conservazione o espansione istituzionale. «Anche quando si riconosce minoritaria, la Chiesa è chiamata a vivere senza complessi, come piccolo gregge portatore di speranza per tutti, ricordando che il fine della missione non è la propria sopravvivenza, ma la comunicazione dell’amore con cui Dio ama il mondo».

Quindi, spazio a una rilettura profonda di Evangelii Gaudium. Papa Leone, con passo fermo e meditato, pian piano sta raccogliendo le più belle intuizioni del pontificato di papa Francesco e le fa sue. In più, c’è da rimarcare la scelta di uno stile sinodale convinto e attuato nella pratica. Questa Lettera ne è l’esempio più vistoso. E l’amicizia con la comunità ecclesiale, pur nella diversità dei ruoli istituzionali, qui rappresentata dai cardinali, vale più di tante riforme che rischiano di bloccarsi per un eccesso di burocrazia.

Qui la missione si apre al cuore. Il pontificato di papa Leone inizia da qui.