La vita di Vittorio Bachelet è davvero uno scrigno pieno di tesori. Ne scopriamo ogni giorno che passa le sue meraviglie. Il suo essere uomo servitore dello Stato, marito e padre esemplare, appassionato alla Chiesa del grande respiro conciliare. Ecco perché la seconda parte del Convegno dedicato a Vittorio Bachelet, uomo del presente, costruttore di futuro – dopo l’apertura avvenuta venerdì 20 febbraio all’Università La Sapienza, con la presenza del Presidente della Repubblica – è continuata sabato 22 febbraio alla Domus Mariae, la “casa” dell’Azione cattolica italiana, regalando, ancora una volta, la grande lezione di Bachelet che non smetteremo mai di imparare soprattutto in questi tempi complessi. Una lezione umana che si aggrappa al Vangelo per servire al meglio la città dell’uomo a misura d’uomo.
Agatino Lanzafame, direttore dell’Istituto per lo studio dei problemi sociali e politici Vittorio Bachelet, introducendo i lavori della tavola rotonda ha messo in risalto come non ci siano “più” Vittorio, ma un’unica persona che è diventata testimonianza profetica. Un’unità come obiettivo e valore da preservare. Una scelta etica, un valore civile da preservare.
Maria Grazia Vergari, già vicepresidente nazionale dell’Azione cattolica italiana per il Settore adulti, ha approfondito il ruolo di Bachelet nell’Azione cattolica italiana, cresciuto subito negli anni del post Concilio. Le sue parole sono valide ancora oggi: stare dentro la storia, ritrovare il coraggio della propria identità (considerazione rivolta in particolare all’Ac, che dovrà essere sempre un’associazione popolare), mettere al centro la formazione, custodire l’unità nella pluralità. Sono parole che interpellano l’Ac ancora oggi. Ma, allo stesso tempo, sono parole che interpellano il Paese. Per rispondere alla domanda: verso quale umanità andiamo?
E parlando di Bachelet non si può non parlare della radice dell’esperienza associativa, e cioè la scelta religiosa, che proprio con Bachelet ha preso fondamento. Ilaria Vellani, già direttore dell’Istituto per lo studio dei problemi sociali e politici Vittorio Bachelet, ci ricorda che la scelta religiosa compie tra pochissimo 60 anni. Una vera pietra miliare per l’Ac. Un tempo per ricordarla, farne memoria, ma riattualizzandola per i tempi di oggi. Una scelta che ha cercato di rendere leggera l’associazione, per rendere leggera la Chiesa. Regalando alla Chiesa stessa il proprio primato, ciò che è essenziale. Allo stesso tempo ha spinto verso una responsabilità laicale ancora più seria da vivere. La scelta religiosa ci costringe, ancora oggi, a pensare al modo in cui viviamo il potere dentro l’associazione, dentro la Chiesa, nelle nostre relazioni. Una “scelta” profetica, anche rischiosa e con prezzi da pagare per le scelte che si sono compiute, ma una scelta che è stata il frutto della libertà e di una spiritualità, quella di Bachelet, che ha coinvolto la vita associativa. In definitiva, la scelta religiosa non è altro che la postura dell’Ac, un modo di posizionarsi dentro la Chiesa e dentro il Paese: la centralità del Vangelo e di ciò che è essenziale nella vita di un credente. L’invito a vivere con responsabilità la propria “curvatura” politica all’interno della società e delle nostre comunità territoriali ed ecclesiali.
E, infine, c’è l’uomo delle istituzioni, il servitore delle istituzioni. Renato Balduzzi, professore ordinario di Diritto costituzionale e di Diritto pubblico comparato, ha messo in risalto come la lezione più profonda di Bachelet sia stata servire lo Stato attuando la Costituzione. Soprattutto attraverso la vicepresidenza del Csm, dove le virtù del dialogo e della relazione mite, ancora oggi è riconosciuta. E la postura nelle istituzioni, qual era la sua postura? Riguardo, ad esempio, i rigurgiti del fascismo – tema attualissimo oggi –, disse che dobbiamo non fermarci alla retorica dell’antifascismo ma scendere concretamente negli errori e orrori del fascismo così da non ripeterli. Una postura laica, ma inflessibile pure nella sua mitezza.
E oggi, qual è il lascito di Vittorio Bachelet? La Costituzione come fonte primaria della nostra vita sociale e politica. La democrazia come esercizio, anche, della nostra umanità, un sì del mutuo riconoscimento e delle ragioni degli altri. La politica e la sua postura, di nuovo. Mitezza, certo, che non vuol dire non avere una schiena diritta. Ma c’è qualcosa di più. L’apertura internazionalistica di Bachelet andrebbe sempre più rinnovata, soprattutto oggi. È un’attenzione che Bachelet ci lascia. Su magistratura e politica invece Bachelet ci dice qualcosa di più. La magistratura non può essere un corpo separato perché è dentro l’equilibrio dei poteri.
Intuizioni, argomenti, posture, scelte. E la testimonianza. La lezione di Vittorio Bachelet è tutta qui.
