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Il documento Radicati e costruiti in Cristo che riporta le “Linee di orientamento per l’attuazione del Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia” rappresenta un primo passo concreto per far rifluire nelle comunità la ricchezza del Sinodo. Il documento pone alcune questioni sul rinnovamento delle nostre Chiese locali, e dunque interpella anche la vita dell’Azione cattolica. Certamente un punto essenziale è la necessità di una formazione continua dell’intero popolo di Dio, e l’urgenza di percorsi di “ricominciamento” della fede e di una formazione fondata sull’incontro vivo con Cristo. Non possiamo non riconoscere qui uno dei tratti caratteristici dell’Ac: la proposta associativa come cammino formativo lungo tutto l’arco della vita, articolato per età e condizioni di vita. Un cammino che accompagna quel “tessuto di relazioni fraterne” in un contesto in cui l’organizzazione strutturale della Chiesa in Italia è in trasformazione. Il cammino in Ac suscita quel desiderio di incontro con Cristo che fa maturare il senso di Chiesa. Un aspetto non trascurabile nel panorama in cui si definiscono nuove ministerialità laicali per sostenere la vita ordinaria delle comunità cristiane; al di là della formazione a specifici ruoli, sononecessarie persone dalla spiritualità radicata, capaci di generosa gratuità nel servizio e con una matura visione ecclesiale.
Se poi la comunità ecclesiale è antidoto all’individualismo, anch’essa chiede di essere accompagnata in un percorso di consapevolezza. Sappiamo bene che l’Ac, anche dove fa più fatica, è una palestra efficace di comunione ecclesiale ed elemento fondante per la comunità tutta. La sintonia con lo stile sinodale, che chiede di rilanciare gli organismi di partecipazione, è evidente.
Il contributo che può dare va però oltre “la gestione” degli strumenti e delle occasioni di confronto. La coscienza ecclesiale maturata in Ac non deriva da un metodo, ma dal suo essere scuoladi discernimento per la vita quotidiana, la cittadinanza e l’impegno sociale. È attraverso gli occhi del Vangelo che riconosciamo i fratelli e le sorelle e sentiamo il bisogno di agire in comunione per migliorare il creato. Una buona vita associativa ricompone la frattura tra Vangelo e vita, fede professata e impegno nel mondo, e aiuta ad affrontare le sfide del nostro tempo per pace, giustizia, politica, amicizia sociale, povertà, cura della casa comune e cultura digitale. La Magnifica humanitas di papa Leone XIV ci fornisce proprio l’orizzonte per l’agire delle nostre comunità.
Guidate dalla speranza sono chiamate a lavorare per la costruzione di una civiltà dell’amore che vinca su questi tempi bui e confusi. Fare nostra l’urgenza di rafforzare la trasmissione della fede significa non ridurla a una pura azione catechetica, ma fare traditio dell’amore di Cristo risorto verso il mondo, facendo germogliare i semi di bene presenti in ogni ambiente di vita.
