Si
è aperta ieri la Conferenza internazionale Azione
Cattolica: Sinodalità e Missione, promossa dal Forum
internazionale di Azione Cattolica (Fiac), che fino al 18 ottobre riunisce a
Roma, nell’Auditorium Vittorio Bachelet della Domus Mariae - TH Carpegna Palace
(via Aurelia, 481) i rappresentanti delle associazioni di Azione Cattolica di
30 Paesi. L’incontro si intreccia con la IX Assemblea ordinaria del Fiac,
chiamata a eleggere i Paesi che comporranno il Segretariato per il quadriennio
2026-2030.
Dall’educazione alla responsabilità dei cristiani, la sfida dell’intelligenza artificiale è trasformare uno strumento di dominio in un’opportunità per la vita dell’uomo. È l’invito lanciato da padre Paolo Benanti alla Conferenza internazionale del Forum internazionale di Azione cattolica (Fiac), inaugurato il 15 ottobre a Roma, dove ha invitato a guardare all’IA non con paura o pregiudizio e a orientare le tecnologie affinché siano al servizio della dignità umana e non strumenti di sopraffazione.
«Non si tratta di discutere di intelligenza artificiale sì o intelligenza artificiale no, ma di discutere come addomesticarla all’interno dei nostri processi sociali, trasformando un’arma in utensile ed evitando che l’utensile diventi un’arma», ha spiegato Benanti, richiamando la responsabilità di chi è chiamato a orientare l’innovazione verso il bene comune, con la postura della Dottrina sociale della Chiesa richiamata da Papa Leone XIV.
Per Benanti «si tratta di partecipare a quella missione di umanizzazione di queste tecnologie che le trasformi nel migliore degli utensili possibili per la vita dell’uomo», accogliendo l’invito del pontefice nella lettera enciclica Magnifica humanitas a «disarmare l’intelligenza artificiale».
Il punto di partenza – ha osservato nella sua relazione - è il linguaggio, elemento distintivo dell’esperienza umana e strumento attraverso cui le generazioni si trasmettono conoscenze, esperienze e visioni del mondo. È proprio grazie al linguaggio che possiamo conoscere ciò che non abbiamo sperimentato direttamente, affidarci a fonti ritenute attendibili e costruire relazioni fondate sulla fiducia.
L’intelligenza artificiale generativa introduce, però, un elemento nuovo: una macchina è in grado di produrre parole coerenti e convincenti senza che queste corrispondano necessariamente a una conoscenza verificata della realtà. Da qui una questione decisiva per il mondo dell’educazione, che rischia di diventare «ultraprocessata»: «distinguere la capacità di esprimersi dalla capacità di comprendere, verificare e fare esperienza».
Da qui l’appello ai cristiani, perché l’IA crea conseguenze sulla scuola, l’università e anche sulle associazioni, chiamate a essere luoghi dove le conoscenze diventano anche crescita umana e cristiana: «Alcune funzioni fondamentali dell’umano devono rimanere all’interno di quella relazione di cura dell’umano verso l’altro che si chiama educazione - ha affermato -. La tentazione dell’uomo è trasformare un utensile in un’arma perché sia uno strumento di dominio verso il fratello; l’educazione è il contrario: è lasciare andare il fratello perché sia il miglior uomo, la miglior donna possibile».
Gli interventi
Nel suo saluto, il Presidente dell’Azione cattolica italiana Giuseppe Notarstefano ha richiamato la storia e la vitalità di un’associazione che si prepara a celebrare il 160° anniversario della fondazione. Al centro del suo intervento, l’impegno condiviso a essere «artigiani di pace» e a vivere l’associazione come luogo di incontro, formazione e testimonianza evangelica.
Richiamando figure come Armida Barelli, Pier Giorgio Frassati, Eduardo Pironio e Vittorio Bachelet, Notarstefano ha ricordato la vocazione dell’Azione cattolica come «scuola di santità», capace di raccogliere l’eredità dei testimoni e tradurla nelle sfide del presente.
Eva Fernández Mateo, coordinatrice del Fiac, ha accolto i rappresentanti dei trenta Paesi arrivati a Roma: «Continuiamo a impegnarci per essere costruttori di pace e, allo stesso tempo, ad avere il coraggio di denunciare le situazioni di ingiustizia - ha esordito - Lo stile sinodale, la comunione e la corresponsabilità sono caratteristiche da sempre presenti nell’Azione cattolica, che promuove alleanze sia in ambito ecclesiale sia in quello civile. In questi giorni condivideremo esperienze e, soprattutto, sogneremo insieme come continuare a offrire il nostro servizio a tutta la Chiesa».
Dopo il messaggio del cardinale Kevin Farrell, in sala sono risuonate le parole in video del cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei latini: l’Azione cattolica – ha detto – ha sempre espresso «molta vicinanza e solidarietà alla Chiesa di Terra Santa, non solo con progetti, ma anche con pellegrinaggi, visite, iniziative».
«L’odio e la sfiducia che hanno segnato la vita delle popolazioni della Terra Santa – ha osservato - sono ancora molto forti e molto radicati, e la fiducia non la ricostruisci semplicemente con le parole: c’è bisogno di gesti, di vicinanza, di gesti che segnino un cambiamento reale nella vita delle persone, e non è così semplice dentro una situazione così complessa e difficile. Ma non dobbiamo demordere».
«È molto facile fermarsi a vedere il male che sembra invaderci», ma – ha concluso Pizzaballa - «dobbiamo essere coloro che sanno portare la Pasqua in questo modo nella vita delle persone, nella famiglia, nelle relazioni comunitarie, nelle relazioni interreligiose, nella vita delle Chiese», e essere elementi «di chiarezza, verità, richiamo alla giustizia».
