Si è aperta oggi la
Conferenza internazionale Azione
Cattolica: Sinodalità e Missione, promossa dal Forum internazionale di
Azione Cattolica (Fiac), che fino al 18 ottobre riunisce a Roma, nell’Auditorium Vittorio Bachelet della Domus Mariae - TH Carpegna Palace (via
Aurelia, 481) i rappresentanti delle associazioni di Azione Cattolica di 30
Paesi. L’incontro si intreccia con la IX Assemblea ordinaria del Fiac, chiamata
a eleggere i Paesi che comporranno il Segretariato per il quadriennio
2026-2030. Nella sessione inaugurale è stato letto il messaggio di saluto del cardinale Kevin Farrell, prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, che accompagna i lavori e la riflessione
delle associazioni sul legame tra sinodalità e missione, dimensioni
inseparabili della vocazione laicale e dell’impegno della Chiesa nel mondo.
Sinodalità e missione. È un tema sul quale anche il nostro Dicastero a riflettuto e lo ha fatto oggetto di un incontro con tutti i Moderatori delle Associazioni internazionali di fedeli riconosciute dalla Santa Sede. Vorrei condividere alcune riflessioni emerse in quell’occasione e che spero siano utili anche per i vostri lavori.
Anzitutto l’accento sulla sinodalità. Sinodalità è un altro modo di dire “comunione” e, in particolare, sottolinea l’aspetto “dinamico” della comunione ecclesiale. Si tratta, cioè, di una comunione che “si va facendo” insieme, che è sempre da costruire da consolidare. La comunione nella Chiesa, a sua volta, trova fondamento nella comunione trinitaria, ed entrambe sono opera dello Spirito Santo. Crescere nella sinodalità significa allora crescere nella comunione, formare uomini e donne che hanno, come modo normale di agire, l’abitudine al dialogo, all’ascolto reciproco, a ricercare insieme soluzioni ai problemi, animati dallo stesso spirito che riunisce nell’unità e nell’armonia la diversità degli individui.
Un secondo aspetto è il legame fra sinodalità e Concilio Vaticano II. Al cuore del Concilio c’è la dottrina della Chiesa come Popolo di Dio che ha valorizzato la comune dignità e missioni di tutti i battezzati (cfr. LG, 1013), e proprio questo aspetto l’ultimo Sinodo sulla sinodalità ha cercato di promuovere, affinché la dottrina conciliare non rimanga una bella teoria ma diventi realtà vissuta. Formare alla sinodalità significa perciò coinvolgere il Popolo di Dio nel processo di discernimento della situazione attuale della Chiesa coinvolgerlo nell’assumersi una nuova responsabilità ad ogni livello nella Chiesa, coinvolgerlo nel partecipare alla missione evangelizzatrice a servizio degli uomini e delle donne di oggi.
Un terzo aspetto è il contributo specifico delle associazioni. Nell’attuale processo sinodale voi avete un compito importante nel lavoro che si sta facendo per riscoprire il dialogo, l’ascolto, il discernimento comunitario, l’apostolato condiviso. Sono dimensioni della sinodalità che voi già da tempo avete imparato a vivere. Voi come molte altre associazioni avete l’abitudine di riunirvi in piccoli gruppi, in modo regolare, riscoprendo la dimensione comunitaria e fraterna della Chiesa, con la possibilità di riconoscervi in modo personale. Per voi, perciò, è naturale confrontarvi, progettare insieme le attività di apostolato, suddividervi i compiti della missione e fare anche una revisione comune per valutarne i frutti. Questa ricchezza di esperienza siete chiamati a condividere con la Chiesa e ad essere “fermento di sinodalità” nelle più vaste comunità ecclesiali dove vi trovate a vivere e a collaborare: la parrocchia, le diocesi, gli organismi ecclesiali nazionali o continentali.
Infine il legame fra sinodalità e missione. La sinodalità, e la comunione che essa promuove nella Chiesa, deve servire per camminare realmente insieme - laici e pastori, carismi e istituzioni ecclesiali - e trovare insieme la strada che lo spirito ci indica per portare avanti, con un nuovo slancio, la missione evangelizzatrice della Chiesa. La sinodalità, il nostro stare insieme e camminare insieme, non è mai fine a se stessa ma va cercata e vissuta perché insieme andiamo “fino ai confini della terra” (At 1,8), come Gesù ci ha detto, perché raggiungiamo quei nostri fratelli e sorelle che attendono la luce consolante del Vangelo. Questo orientamento alla missione rimane sempre una sfida perché può prevalere la comodità personale, il quieto vivere, il conformarsi alla mentalità del mondo, il timore, la rassegnazione, l’abitudine a quello che si è sempre fatto, etc. Tutto ciò spegne lo slancio missionario e alla lunga riduce la sinodalità a una questione di strutture, organismi, riunioni, senza più uno sguardo alla realtà extra-ecclesiale, al “mondo” da evangelizzare e da salvare al quale il Signore Gesù ci invita.
Cari amici, auguro che il vostro incontro sia arricchimento per tutti voi e vi dia nuove motivazioni per vivere appieno la vostra vocazione battesimale, il vostro apostolato e il vostro servizio alla Chiesa laddove il Signore vi ha chiamato a vivere. Vi auguro la mia preghiera e la mia benedizione.
