È stata Borgo Fonte Vecchia, tra le montagne di Castellafiume, in Abruzzo, ad accogliere i giovanissimi della parrocchia di Sant’Anna Pontinia, della diocesi di Latina-Terracuba-Sezze-Priverno, per il campo estivo dal titolo “E ti vengo a cercare”. Tra boschi, sentieri e silenzi capaci di parlare al cuore, guidati dai loro educatori e dal vice parroco padre Davide, dal 19 al 24 luglio, trenta adolescenti hanno condiviso una settimana all’insegna della ricerca. Non tanto per trovare risposte immediate o formule pronte, ma per mettersi in cammino e interrogarsi su cosa guidi le proprie scelte quotidiane, di vita e di fede.
Ad accompagnarli anche la vicenda di Bruce Nolan (Jim Carrey), protagonista del film “Una settimana da Dio”: un uomo insoddisfatto che, dopo essersi ribellato a Dio per le difficoltà della sua vita, riceve per una settimana i suoi poteri. Ben presto, però, Bruce scopre che avere il controllo assoluto non rende felici e che la libertà di ciascuno è insostituibile. A partire dall’ormai iconica pellicola si sono dipanate le tematiche che hanno accompagnato i partecipanti durante le riflessioni e le attività della settimana: la fragilità, la rabbia, il delirio di onnipotenza, il libero arbitrio, il miracolo e la vocazione.
Fragilità: una parola che spesso spaventa, soprattutto in un'età in cui si cerca di mostrarsi forti e all'altezza delle aspettative. L’immagine di un uovo, fragile se colpito nel modo sbagliato, sorprendentemente resistente se la pressione viene distribuita correttamente, si è fatta simbolo per comprendere come la fragilità possa rivelarsi non solo debolezza ma anche forza, pur celando ombre in cui è facile perdersi. Da qui la riflessione si è trasformata in un esercizio di consapevolezza: chiamato a riconoscere i momenti di rabbia verso Dio, ciascuno ha avuto l'opportunità di dare un nome alle proprie domande, alle delusioni e alle fatiche, attraverso la scrittura di una lettera personale a Dio. Quante volte desideriamo che accadano cose impossibili, quante volte pretendiamo che la realtà segua i nostri piani? I giovanissimi e le giovanissime di Latina ne hanno fatto esperienza con il tentativo di sradicare un piccolo albero utilizzando una corda: uno sforzo destinato al fallimento, ma proprio per questo ricco di significato.
Ecco che fa capolino l’opposto della fragilità, ossia il delirio di onnipotenza. E quale occasione migliore di una cammino in montagna per attraversarlo e riscoprire il valore della sinergia umana? Per riconoscere la tentazione a isolarsi e il tentativo di controllare elementi che sfuggono completamente al potere umano.


Un momento particolarmente intenso quello dedicato al libero arbitrio, guidati dall’assistente. Con l’obiettivo di distinguere concetti spesso confusi tra loro come libertà, libero arbitrio, diritto e dovere, ciascuno ha formulato una propria definizione e una domanda da consegnare al gruppo. Il frutto di uno dei momenti più introspettivi del campo si è rivelato un confronto autentico, capace di mettere in luce quanto il dono della libertà coincida con il coraggio e la possibilità di scegliere responsabilmente la direzione della propria vita.
E tra le pieghe della vita quotidiana si realizzano i miracoli: un gesto di attenzione verso chi è solo, una mano tesa quando sarebbe più facile voltarsi dall'altra parte, la disponibilità a mettere i propri talenti al servizio degli altri. Ecco che piccole azioni di bene, anche quando sarebbe più facile tirarsi indietro, diventano miracoli per le vite degli altri.
Il miracolo avviene anche quando si mettono a frutto i propri talenti, e qui si apre la strada per la cura della propria vocazione, il progetto unico che Dio custodisce per ciascuno. Attraverso la preparazione e la lavorazione della pasta di sale, tutti e tutte sono stati chiamati e chiamate a identificare gli ingredienti che compongono la propria vita: come un impasto prende forma dall'incontro di elementi diversi, così la vocazione nasce dall'armonia tra ciò che siamo e ciò che Dio sogna per noi.
Su queste note si è concluso “E ti vengo a cercare”: un’esperienza concreta nella quale la ricerca dell’incontro con Dio ha abitato le pieghe più ordinarie dell’esistenza. Una ricerca reciproca, che ha condotto ragazzi e ragazze, educatori ed educatrici, ad esplorare le proprie fragilità, le proprie domande e le proprie speranze, scoprendo al tempo stesso di essere già cercati e attesi.
Forse è proprio questo il dono prezioso che un campo scuola può lasciare: la consapevolezza che Dio non si incontra soltanto nei momenti straordinari, ma nelle scelte quotidiane, nei piccoli miracoli di bene, nelle fatiche e nei desideri che abitano il cuore di ogni giovane. E che, mentre noi proviamo a cercarlo, è Lui il primo a venirci incontro, continuando a chiamarci per nome sulla strada della nostra vocazione.
