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Duemila volte “I care”. Così la speranza fa scuola

Con l’edizione 2026 della Scuola di formazione il Movimento studenti di Azione Cattolica rilancia la sfida: aiutare i ragazzi a essere protagonisti del futuro. Nella luce della fede. Ecco le loro testimonianze
18/03/2026 di Agnese Palmucci

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Duemila cuori accesi di passione per la scuola e il bene comune. 
I giorni di Montesilvano «non resteranno un bel ricordo nella galleria dei nostri telefoni», ma saranno «una “scintilla” da alimentare ogni giorno ». Sono piene di emozioni e nuove consapevolezze le valigie di Anica Zaccheroni, 19 anni, e dei suoi amici liceali Teresa, Giada e Gabriele, tornati ad Imola domenica scorsa dalla Scuola di formazione per studenti (Sfs) del Movimento studenti di Azione Cattolica (Msac). « Per noi avere “ High Hopes”, come recita il titolo della Sfs, significa credere che il futuro non vada aspettato ma costruito insieme – racconta Anica, partita per l’Abruzzo venerdì 13 marzo assieme ad altri sedici studenti – e che la fede possa essere trasmessa anche tra i corridoi delle nostre scuole». Il racconto dell’esperienza di formazione e incontro, che dal 13 al 15 marzo ha coinvolto circa duemila studenti dalle diocesi italiane, è un’esplosione di vita ed entusiasmo. I ragazzi, provenienti dai circoli del Msac, dai gruppi di Ac nelle parrocchie e da tante scuole superiori, hanno partecipato a laboratori su temi legati alla scuola e all’educazione, ma anche all’attualità, al mondo digitale. Hanno ascoltato talk, condiviso momenti di preghiera e di festa. Durante la tre giorni «abbiamo immaginato una “scuola del futuro” dove smettere di sentirci vasi da riempire o compiti da valutare – proseguono i ragazzi romagnoli – e, consapevoli che il cambiamento non avviene per caso, siamo pronti a tornare in classe con uno stile diverso: quello dell’I care di don Lorenzo Milani». Per arrivare al Pala Dean Martin di Montesilvano, i ragazzi hanno preso aerei, treni, pullman. Forse uno dei viaggi più lunghi è stato quello di Ottavia La Cava, 18 anni, con il suo gruppo di ventun ragazzi da Ragusa. Nei mesi scorsi hanno venduto dolci per autofinanziarsi e per permettere a tutti di partecipare alla Sfs. « Mi ha colpito molto il laboratorio sulla legalità tenuto da Libera – spiega Ottavia, che in Sicilia aveva già partecipato alle attività dell’associazione di don Luigi Ciotti – ed è stata la conferma dell’importanza della lotta contro la mafia». Allo stesso modo, le è rimasto nel cuore l’intervento di Arturo Mariani, speaker e atleta a cui manca una gamba, che le ha permesso «di vedere la disabilità come un punto di forza e non come un limite». Il desiderio più forte, prosegue la studentessa, ora è quello di «continuare ad impegnarmi per far sì che la società si liberi dai pregiudizi, con l’aiuto di Dio e di chi mi sta accanto».

Per Morena Cipollotti, che frequenta la terza liceo scientifico ad Avezzano, i workshop sull’educazione alle relazioni e la politica giovanile «sono stati importanti per approfondire le conoscenze riguardo a questi temi così attuali». Infatti, afferma la ragazza, «in un mondo pieno di odio e di rancore, è necessario un cambiamento radicale che ci permetta di avere una visione migliore del futuro» e «credo che questa rivoluzione debba partire proprio da noi giovani». Grazie ai momenti di condivisione, aggiunge Morena, «ho capito che non sono sbagliata, pur con le mie fragilità», e questo «è stato molto importante perché spesso noi adolescenti tendiamo a credere di essere gli unici a provare alcune emozioni». E poi i momenti di preghiera. « La cosa più bella è stato vedere duemila ragazzi legati dalla mia stessa fede – conclude – e mi è esploso il cuore di felicità». È proprio questo a sorprendere anche Noemi Pupatelli, 16 anni, che è partita da Latina. «Per me è incredibile che esista un’esperienza che coniughi le due cose di cui io vivo, la scuola e la fede – racconta – e che permetta di vedere tutto sotto la luce di Dio». La ragazza al terzo anno di liceo classico è tornata a casa «rinata, ricaricata» e pronta a mettersi in gioco «per condividere questo percorso con la diocesi, sperando di dare la spinta decisiva per far nascere il circolo del Msac». La consapevolezza sempre più forte, ha aggiunto, è che «noi giovani siamo troppo spesso etichettati come “fannulloni”, quando in realtà abbiamo tanti sogni e tante idee». A Montesilvano, poi, non sono mancati i momenti di festa, con la musica, il concerto degli Eugenio in Via Di Gioia, i canti per le strade.

A organizzare la tre giorni, l’équipe nazionale del Msac, formata da giovani tra i 19 e i 28 anni. « Per noi il bilancio della Sfs è molto positivo – dice Francesco Lotito, vice segretario nazionale del Movimento –. Sicuramente dai workshop è emersa la richiesta più importante, che è quella dell’ascolto, della considerazione». Gli studenti «hanno chiesto che la loro voce venga ascoltata» e proprio per questo durante la Sfs è stato dato molto spazio alle domande. « Le loro opinioni sulla scuola e sul mondo devono continuare ad avere un peso ogni giorno nella società, e in questo dobbiamo avere anche noi il coraggio di osare, di metterci in gioco per contribuire a creare il futuro – sottolinea Francesco –, anche se alcune politiche sono un po’ troppo miopi davanti alle esigenze reali». La Sfs è anche l’occasione per arrivare a tanti studenti che non orbitano attorno all’Ac. «Ora la vera sfida, sarà riuscire a portare tutto questo entusiasmo vissuto a Montesilvano nei circoli diocesani, nelle scuole e nelleparrocchie».