Una giornata di incontri per i delegati di Ac, per trovare le ragioni di un impegno che non finisce a Bari
Nativi interculturali (Acr). L’esperienza di vita dei bambini e ragazzi è laboratorio naturale di relazione: dalla nascita fino all’adolescenza, il rapporto con gli altri rappresenta il cardine della vita. Fin dalla nascita, infatti, la loro esistenza si sviluppa dentro una trama di relazioni che li educa all’incontro, alla condivisione, alla scoperta dell’altro… in una parola, alla fraternità.
Nella società contemporanea, caratterizzata da una crescente pluralità culturale e religiosa, i più piccoli si trovano a vivere la diversità non come un ostacolo, un limite o un problema da affrontare, ma come una dimensione naturale della quotidianità. Per questo, durante l’Incontro nazionale delle Presidenze diocesane e delle Delegazioni regionali, trova spazio l’orizzonte di riflessione proposto dall’Acr, che riconosce i ragazzi come protagonisti e maestri della cultura dell’incontro. Nativi interculturali è l’occasione per lasciarsi educare dallo sguardo dei più piccoli, capace di vedere nell’altro non uno straniero, ma un compagno di viaggio. Ad accompagnarci verso questi orizzonti, Rosita Deluigi, ordinaria di Pedagogia generale e sociale presso l’Università di Macerata e don Lino Modesto, responsabile per l’Arcidiocesi di Bari-Bitonto del Servizio per la pastorale della Carità.
Adulti coast to coast (Adulti). Le stagioni della vita adulta, con le loro opportunità e fragilità, è stato il tema centrale della plenaria del Settore Adulti “Coast to Coast. Un viaggio attraverso le crisi legate al lavoro e alle relazioni, alla solitudine, passando per la fatica della generatività fino alla malattia e al confronto con il limite. Una rilettura dell’età adulta che va vista come un tempo di crescita e di discernimento. Silvia Landra, psicoterapeuta e formatrice, ha avviato i lavori incentrandosi sul cambiamento permanente dell’essere adulti e le fasi di crisi con le metafore poetiche del cammino e del Mediterraneo. Attraverso poi testimonianze, lavori di gruppo e dialogo tra esperienze diverse, l’obiettivo è stato ripensare l’accoglienza e l’accompagnamento delle persone nelle differenti stagioni della vita, con l’invito all’associazione a rinnovare il proprio stile, facendo dell’ascolto, della fraternità e del dialogo tra generazioni il cuore della propria missione perché siamo fatti per cambiare.
Pensavo di essere altri da te (Giovani e Msac). Una mattinata intensa, densa di stimoli e strutturata come un vero e proprio cammino. La plenaria unitaria del Settore Giovani e del Msac ha tracciato la rotta verso la prossima Assemblea, mettendo al centro due verbi bussola: condividere e generare. A dare il via alla mattinata sono state Emanuela Gitto ed Elena Giannini, che hanno aperto i lavori ricordando come la scelta di camminare insieme, Settore Giovani e Msac, non sia formale, ma di sostanza: l’obiettivo è formare giovani capaci di “cucire” e tenere insieme le sfide di un contesto plurale. Il cuore del loro intervento si è concentrato sulla parola sguardo. Ognuno porta in associazione un punto di vista unico, nato dalla propria storia. La scommessa non è guardare tutti nella stessa direzione, ma accettare di spostarsi per vedere la stessa “piazza” dall’angolazione dell’altro. Citando la Magnifica Humanitas di papa Leone XIV, hanno lanciato un monito chiaro: una comunità che si chiude e dialoga solo con chi le somiglia perde la capacità di vivere il conflitto, smette di saperlo attraversare e finisce per cedere alla logica della guerra, dove ha ragione il più forte. Il confronto autentico, invece, tiene viva la comunità e le permette di generare anziché difendersi.
Su questo terreno si è innestato l’intervento di don Vito Impellizzeri, che ha tradotto lo “sguardo” in una vera e propria fisicità, invitando a uscire una volta per tutte dalla retorica degli slogan sul Mediterraneo. «Mentre le parole sanno rivestirsi di menzogna, i corpi non sanno mentire», ha sottolineato don Vito. La proposta è quella di assumere una postura corporea e profetica. Una postura mediterranea e scritturistica, che significa innanzitutto tenere la testa alta per cercare il respiro, come chi lotta per non morire.
Dopo aver riflettuto su sguardi e posture, nel pomeriggio la plenaria ha concretamente aperto le porte al territorio, per lasciarsi rigenerare dalle sue diversità ed evitare il rischio di chiusure autoreferenziali, dialogando a più voci sulle grandi questioni del nostro tempo: con i Giovani Musulmani d’Italia (con Ossama Tchina) sul dialogo interreligioso e la generatività culturale; la Cri Giovani (Michela Manta e Matteo Salamone) e Young Caritas (Piergiorgio Mincarelli) sulle fragilità e le vulnerabilità; la Cisl (Marco Luppi) su politiche sociali e orientamento; la Gioventù Federalista Europea (Federico Ammirabile) e i Giovani delle Acli (Simone Romagnoli) su democrazia e partecipazione.
