Cosa ci portiamo a casa da Bari? Direi tanto. Volti, mani, idee, abbracci, passioni, nuove energie (che mitigano le tante stanchezze), alleanze. E tanto amore per il nostro Mediterraneo.
La mia bisaccia del pellegrino si riempie di tre buone notizie.
Prima buona notizia: il bene comune. Bari è una città stupenda, bella, ospitale, colta e popolare. Merito di un’amministrazione capace di fare gli interessi della cittadinanza. Il bene comune, quindi, è praticabile. Non è solo utopia per convegni, ma realtà concreta che possiamo vedere sotto i nostri occhi ogni giorno.
Seconda buona notizia: le alleanze. Senza alleanze tra comunità e senza metodo dell’incontro tra volti diversi, la democrazia soffre. Inutile girarci intorno. Le alleanze, che non sono altro che il significato più laico del termine “cammino sinodale”, sono la strada più veloce per riempire lo scarto di questa democrazia incompiuta, in cui l’altro è termine, a prescindere, divisivo.
Terza buona notizia: i padri costituenti. Aldo Moro, don Tonino Bello, San Nicola: la democrazia e la mediazione politica, la convivialità delle differenze e la Chiesa del grembiule, l’abbraccio con chi sbarca da sponda opposta e la solidarietà con chi soffre. Sono i nostri padri costituenti. Da riprendere dagli scaffali ingialliti dal tempo. Da raccontare di nuovo ai giovani. Da farli conoscere nelle parrocchie e nelle comunità ecclesiali.
La profezia è a portata di tutti. Buon ritorno a casa.
