Venezuela, Iran, Groenlandia: appena avviato, il 2026 ha visto altri Paesi aggiungersi alla mappa dei conflitti di varia intensità già in atto, a partire da quelli che insanguinano Ucraina e Striscia di Gaza. Viviamo tempi che vedono il diritto internazionale in cocci, il dialogo rarefatto e un sempre più diffuso «fervore bellico», per riprendere i termini usati da papa Leone XIV il 9 gennaio scorso, davanti ai rappresentanti diplomatici dei Paesi accreditati presso la Santa Sede. Ci si deve arrendere alla legge del più forte? L’Azione Cattolica diocesana di Torino ha riflettuto sul tema venerdì 30 gennaio, al termine del mese della pace. Lo ha fatto nel corso di una serata organizzata nel teatro di una parrocchia semiperiferica, quella di San Giuseppe Cottolengo, alla presenza del vescovo ausiliare, monsignor Alessandro Giraudo, e del vicesindaco, Michela Favaro.
L’ex vicesegretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Maria Costa, 84 anni, ha ragionato sulla crisi delle organizzazioni internazionali nate nel secondo guerra dopoguerra per dirimere i contrasti tra gli Stati, promuovere lo sviluppo socio-economico ed evitare così lo scoppio di ostilità. Nicoletta Dentico, 64, già attivista di Mani Tese, quindi Coordinatrice italiana della Campagna contro le mine antipersona durante la mobilitazione che portò al Trattato che mise al bando quei terribili ordigni e alla conquista del Nobel della pace (1997) ha testimoniato l’efficacia dell’impegno dei singoli e delle organizzazioni (una sorta di Onu dei popoli). Marta Durin, 28, esperta di relazioni internazionali e di disarmo, ricercatrice presso l’università La Sapienza di Roma, ha portato lo sguardo dei più giovani e gli ultimi sviluppi su questi delicati temi.
Con sottolineature e tagli diversi, tutti gli interventi hanno ribadito la necessaria attualità di un organismo sovrannazionale come l’Organizzazione delle Nazioni Unite, nata il 26 giugno 1945 (51 gli Stati che la fondarono; 193 i Paesi membri, oggi). Di certo, è stato detto, è sempre valido il desiderio solennemente espresso nel preambolo dello Statuto dell’Onu: «Noi , popoli delle Nazioni Unite, ci impegniamo a salvare le future generazioni dal flagello della guerra, a riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell'uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nella eguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle nazioni grandi e piccole, a promuovere il progresso sociale ed un più elevato tenore di vita in una più ampia libertà».
Quel che sicuramente spaventa (ed è una cifra poco conosciuta, su cui comunque si riflette troppo poco) è la spesa per gli armamenti:
stando al Rapporto 2025 del Sipri (Stockholm international peaceresearch institute), il più autorevole e apprezzato centro mondiale di ricerche in materia, nel 2024 per riempire gli arsenali sono stanziati 2.718 i miliardi di dollari. Un record. E allarma anche il dato relativo alle testate atomiche sparse sul pianeta: 12.331, di cui 5459 in Russia, 5277 negli Usa, circa 600 in Cina, 290 in Francia, 225 nel Regno Unito, 180 in India, 170 in Pakistan, 90 in Israele, circa 50 nella Corea del Nord (fonte: sito web dell'International campaign to abolish nuclear weapons, Ican). Per tutti questi motivi, già papa Francesco e ora papa Leone XIV hanno invocato e invocano dialogo, ascolto, riconoscimento reciproco, potenti antidoti contro la legge del più forte, prerequisiti indispensabili per un fecondo multilateralismo.
«Proprio perché intercetta domande e inquietudini di molti e perché è “nata” in clima postsinodale la serata della pace è stata pensate e organizzata dall’Azione Cattolica insieme ad altre aggregazioni laicali come il Meic, le Acli, la Gioc, la Società di San Vincenzo, il Sermig (Serivizio missionari giovani), l’Ucsi(Unione cattolica stampa italiana), Confcooperative, il Centro studi Sereno Regis, il Mir (Movimento internazionale di riconciliazione) e Bilanci di giustizia», afferma Roberto Falciola, presidente diocesano dell’Azione Cattolica di Torino: «Con questa iniziativa condivisa desideriamo ribadire il nostro impegno nel costruire una "governance globale" più efficace, basata sul diritto e sulla solidarietà, per affrontare sfide comuni, sottolineando che nessun popolo può risolvere i problemi da solo e che la fraternità universale richiede una collaborazione internazionale per la giustizia e il bene comune, andando oltre la logica dell’isolamento o della brutale logica del più forte». E Francesco Binetti, vicepresidente diocesano, responsabile del settore adulti aggiunge: «In difesa del multilateralismo la Chiesa si spende molto, e non da oggi. Pensiamo solo alle visite dei Papi al Palazzo di Vetro, a New York, da quella storica di Paolo VI del 4 ottobre 1965. O all’enciclica Fratelli tutti di Francesco (3 ottobre 2020). O infine all’appoggio netto dato all’Onu da Leone XIV il 9 gennaio scorso, nel suo discorso al corpo diplomatico. “A una diplomazia che promuove il dialogo e ricerca il consenso di tutti, si va sostituendo una diplomazia della forza, dei singoli o di gruppi di alleati. La guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando”, ha detto Robert Prevost. Ecco, noi invece, vogliamo coltivare la pace, seme che fende la terra». Tutto ciò che è stato raccolto in gennaio, l’Azione Cattolica diocesana di Torino lo invierà in Terra Santa per alleviare le sofferenze delle vittime innocenti nella Striscia di Gaza.
