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«La pace esiste, vuole abitarci, ha il mite potere di illuminare e allargare l’intelligenza, resiste alla violenza e la vince». La forza deponente della pace del Risorto diventa coraggio per ciascuno di noi che la accoglie, divenendo così un costruttore della pace ogni giorno, all’interno delle nostre vite, facendola diventare occasione pubblica di fraternità tra uomini e donne, nazioni e popolazioni. «Accogliamola e riconosciamola, piuttosto che considerarla lontana e impossibile. Prima di essere una meta, la pace è una presenza e un cammino»: le parole che ci indicano la strada della vera pace sono quelle di papa Leone XIV che, nel Messaggio per la LIX Giornata mondiale della pace, ci aiuta a scoprire una pace «disarmata e disarmante». Una pace disarmata e disarmante per il conflitto Ucraina-Russia, per i morti in mare che cercano di sbarcare sulle nostre coste mediterranee, per il popolo di Gaza stremato dalla guerra, per ciascuno dei quasi sessanta conflitti che compongono la guerra mondiale di questo terzo millennio.
Disarmata è stata la pace di Gesù, «perché disarmata fu la sua lotta, entro precise circostanze storiche, politiche, sociali. Di questa novità i cristiani devono farsi, insieme, profeticamente testimoni, memori delle tragedie di cui troppe volte si sono resi complici». Difficile credere alla pace, oggi. Si arriva persino a considerare una colpa il fatto che non ci si prepari abbastanza alla guerra, a reagire agli attacchi, a rispondere alle violenze. Una cosmogonia della guerra sembra oggi guidare i responsabili delle nazioni, che ritiene indispensabile accrescere gli apparati bellici, considerare la guerra come mezzo di risoluzione di conflitti e controversie, promuovere una cultura della “prontezza all’uso della forza”, giustificando la violenza divenuta ormai “necessaria”.
Nel corso del 2024, come ci ricorda Leone XIV, le spese militari a livello mondiale sono aumentate del 9,4% rispetto all’anno precedente, confermando la tendenza ininterrotta da dieci anni e raggiungendo la cifra di 2.718 miliardi di dollari, ovvero il 2,5% del Pil mondiale. La narrazione che oggi ascoltiamo sulle vicende geopolitiche diffonde la percezione che la minaccia incombe sulle nostre teste e quindi, di conseguenza, si trasmette una nozione unicamente armata di difesa e di sicurezza. Allo stesso modo, la Nota pastorale della Cei, Educare a una pace disarmata e disarmante, fa riferimento agli “artigiani e architetti della pace”, che in ogni epoca sono stati l’esempio più vero che la pace non è un’utopia spirituale, bensì una «via umile, fatta di gesti quotidiani, che intreccia pazienza e coraggio, ascolto e azione».
Anche oggi le comunità cristiane sono chiamate ad attingere esempi e parole efficaci per divenire case di pace. «La preghiera, anzitutto, che implora costantemente questo dono di Dio e anima la speranza; la famiglia e la scuola, luoghi nei quali si comincia ad apprendere la non violenza; la società civile e la politica, chiamate ad avere una visione che assicuri sviluppo e solidarietà, che sono “i nomi nuovi” della pace; a scongiurare la strategia della corsa agli armamenti e a non far proliferare le armi nucleari».
Come Azione cattolica italiana abbiamo deciso concretamente di impegnarci per la pace con il progetto Terra in Pace!, dove sosteniamo l’impegno educativo e formativo per giovani e famiglie che da anni è portato avanti dalla Custodia di Terra Santa (ne diamo conto nelle pagine di Segno nel mondo). Ma la pace è anche disarmante. La prospettiva di un disarmo integrale può germogliare nelle nostre azioni se c’è però un rinnovamento del cuore e dell’intelligenza. Disinnescare gli spiriti bellicosi, disarmare il linguaggio e restituire la fiducia, soprattutto con chi non è in pace con noi. «Perciò, insieme all’azione – insiste Leone XIV –, è più che mai necessario coltivare la preghiera, la spiritualità, il dialogo ecumenico e interreligioso come vie di pace e linguaggio dell’incontro fra tradizioni e culture». Iniziamo con il disarmo del cuore, fiduciosi di poter sicuramente disarmare la diplomazia, dare occasioni alla mediazione, al diritto internazionale. Per ritrovare il cammino della pace.
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