Passa al contenuto

Case della Pace

La diocesi di Torino lancia le “Case della pace” ispirate all’appello di Leone XIV
04/03/2026 di Alessandro Svaluto Ferro

«Ogni comunità diventi casa della pace»: questa è la posizione espressa da Leone XIV nel suo primo incontro con i Vescovi italiani, sottolineando l'importanza di una presenza e di un impegno concreto delle comunità diocesane sul tema della pace. Anche la Chiesa italiana sta adottando misure significative su tali questioni; si evidenzia, a questo proposito, la nota pastorale promulgata dall’Assemblea Generale della CEI alla fine del 2025, che riprende l’espressione utilizzata dal pontefice al momento della sua elezione, orientando il percorso verso una pace disarmata e disarmante.

La diocesi di Torino ha affrontato con impegno la proposta di creare percorsi che portino all’istituzione di case della pace nelle comunità diocesane. Abbiamo iniziato con una veglia di preghiera a livello di diocesi per ricordare tutte le vittime dei conflitti armati, svoltasi il 2 novembre 2025 e organizzata dalla Pastorale Sociale, dal Sermig e dalle associazioni laicali. Durante quell’incontro è stato ribadito l’obiettivo di realizzare una casa della pace nella diocesi. Sebbene il progetto sia ancora agli inizi, si basa su un principio fondamentale: radicare la nuova esperienza nella collaborazione e nella valorizzazione di risorse, energie e carismi già presenti sul territorio. Numerose organizzazioni, sia civili che ecclesiali, offrono percorsi di educazione alla pace; è fondamentale non solo collegarle tra loro, ma anche creare autentici spazi di co-progettazione. A titolo di esempio, vorrei citare alcune realtà con cui intendiamo collaborare per sviluppare questo spazio condiviso: Sermig nell’ambito ecclesiale, gruppi laicali come Acli e Azione Cattolica, Gruppo Abele, Cisv, Aipec (poiché l’economia può essere oggi uno strumento di fraternità e pace), parrocchie e unità pastorali. Sul fronte civile e istituzionale troviamo il Coordinamento dei Comuni per la Pace, le scuole, il centro studi Sereno Regis e l’Università degli Studi di Torino. L’obiettivo è riflettere insieme su come possiamo concretamente promuovere la pace nelle nostre azioni quotidiane.

Le case della pace a Torino intendono basarsi su alcuni principi ben definiti, ispirandosi ai messaggi di papa Leone e alla nota pastorale “Educare alla pace disarmata e disarmante”:

  1. Disinnescare le ostilità attraverso il dialogo: la Casa della Pace dovrebbe elaborare strategie e metodologie mirate per affrontare situazioni di conflitto che appaiono inevitabili, proprio perché non si è accettato sin dall’inizio di confrontarsi con il conflitto stesso e di porre le parti in una dimensione dialogica. È necessario, in una certa misura, riscoprire il vero senso della partecipazione democratica, orientata alla creazione di un bene comune capace di accogliere la diversità e l’alterità.

  2. Promuovere la giustizia implica riconoscere che i conflitti spesso originano non solo dalla carenza di dialogo, ma anche dalle disuguaglianze e dalla mancanza di opportunità di sviluppo. Come affermato da Paolo VI nella Popolurum Progressio, lo sviluppo umano integrale rappresenta un elemento essenziale della pace. La Casa della Pace, che si intende realizzare a Torino in un momento caratterizzato da polarizzazioni sociali — come evidenziato dalle problematiche relative all’abitare e alle difficoltà abitative — e dalla crisi del settore manifatturiero locale, avrà il compito di integrare le dimensioni lavorative e socioeconomiche con quelle delle disparità sociali, al fine di promuovere condizioni favorevoli allo sviluppo e, di conseguenza, alla giustizia sociale.

  3. Custodire il perdono richiede una profonda maturazione personale e favorisce la costruzione di una coscienza e di un cuore orientati alla pace. Il perdono richiama inoltre i principi della giustizia riparativa (potenziata dalla riforma Cartabia) che mira a facilitare il dialogo tra le persone responsabili di reati civili e penali e le loro vittime. La Casa della Pace, attiva nel territorio diocesano torinese, si propone di lavorare anche su questa dimensione, insieme al Centro di Giustizia riparativa già presente nella città di Torino, contribuendo a ridurre la tendenza alla costruzione del nemico e a spostare l’attenzione da una giustizia di tipo retributivo a una forma di giustizia orientata alla ricostruzione dei rapporti e delle relazioni.

Nel percorso di co-ideazione e co-progettazione che si intende intraprendere sono previste alcune tappe fondamentali per strutturare l'itinerario:

  • Un pellegrinaggio a Barbiana, dal 10 al 12 aprile 2026, riservato ai giovani del territorio diocesano, con particolare attenzione alle associazioni e movimenti. L'iniziativa si svolgerà sulle orme di Giorgio La Pira e don Lorenzo Milani, focalizzandosi sulla costruzione della pace e promuovendo una prospettiva che anticipa e orienta il nostro impegno.

  • L'attivazione di laboratori partecipati di co-progettazione, in collaborazione con soggetti civili ed ecclesiali, finalizzati all'elaborazione condivisa dei contenuti e dei percorsi della Casa della pace.

  • Un seminario diocesano di approfondimento sulla nota pastorale "Educare alla pace disarmata e disarmante", previsto per sabato 9 maggio a Torino, che rappresenterà una fase significativa dei laboratori di co-progettazione.

  • L'organizzazione di un Festival dedicato alla pace disarmata e disarmante, volto ad animare il dibattito pubblico sul tema del superamento dei conflitti in chiave armata.

Il concetto delle "case della pace" si configura, prima di essere uno spazio fisico, come un processo strutturato di coinvolgimento volto a gestire i conflitti in modo costruttivo, evitando l'escalation della violenza. Si tratta di una sfida che può essere affrontata attraverso l'impegno a promuovere i valori universali della pace, della fratellanza e dell'amicizia sociale.