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Una pace che parte dal piccolo delle nostre comunità

Testimonianza di Bianca Kallos, giovane proveniente dalla Romania, al Seminario internazionale di formazione e dialogo “Shaping Peace, Realising Hope: Global Youth in Dialogue” organizzato dal Settore giovani
05/06/2026 di Bianca Kallos

Quando sentiamo la parola "pace", pensiamo alle grandi cose. Alle notizie in televisione, ai presidenti che si stringono la mano, alle conferenze in cui le persone in giacca e cravatta parlano per ore e ore. E ci diciamo: la pace è il loro lavoro, il compito dei potenti, di quelli importanti. Noi cosa possiamo fare? Siamo solo ragazzi.

Ma io penso che ci sbagliamo. E lo credo perché in Azione Cattolica ho imparato qualcosa che ha cambiato il mio modo di vedere: la pace non inizia ai vertici. La pace inizia durante l'intervallo a scuola. Inizia nella mia famiglia. Comincia quando scelgo di non rispondere male a qualcuno che mi ha fatto arrabbiare.


Testimonianza di Bianca Kallos, giovane proveniente dalla Romania, tenuta all’incontro Costruire la pace


Gesù, quando i discepoli discutevano tra loro su chi fosse il più grande, prese un bambino e lo pose in mezzo a loro. Non un uomo potente, non uno studioso. Un bambino. Come a dire: è qui che tutto ha inizio.

Papa Leone XIV ha detto una cosa ai ragazzi dell'Azione cattolica italiana che mi ha molto colpito: fare la pace è l’azione cattolica per eccellenza. Ciò significa che non è un extra, qualcosa di opzionale. È l'essenza di ciò che siamo. Se sei in Azione cattolica e non cerchi di fare pace con chi ti sta vicino, è come avere una torcia ma non accenderla mai.

Sembra bellissimo, ma in pratica? Pensate all'ultimo litigio che avete avuto con qualcuno. Magari con un compagno di classe, un fratello o una sorella, un caro amico. Avete presente quel momento in cui capite che dovreste dire "scusa" o "parliamone", ma qualcosa dentro di voi fa resistenza? L'orgoglio, la rabbia, la sensazione che l'altro avesse più torto di voi. Ecco, è esattamente lì che si decide la pace. Non alle Nazioni Unite. Proprio lì, in quel momento, in quel nodo allo stomaco, nella decisione che prendete - o che non prendete.

La pace non è solo l'assenza di conflitto. Non è solo un "non stiamo più litigando". La pace è un'amicizia vera, costruita sul rispetto e sulla giustizia. È quando includi il compagno che siede da solo al tavolo della mensa. È quando non ridi di qualcuno solo perché tutti gli altri lo stanno facendo. È quando dici la verità, anche se è più difficile che restare in silenzio. È quando i ragazzi dell’Acr raccolgono sacchi a pelo e prodotti per l'igiene per le persone che vivono in strada.

La pace non è qualcosa di astratto. Non è un poster appeso al muro. È una decisione che prendiamo ogni mattina. E forse sembra una cosa piccola, poco importante, ma credo che sia proprio lì che risiede il suo potere. Inizia in piccolo. Inizia con ognuno di noi.



Quello che segue è la trasposizione in forma di articolo della testimonianza di Bianca Kallos, giovane proveniente dalla Romania, tenuta all’incontro Costruire la pace, un momento di confronto tra giovani provenienti da Italia, Malta, Romania, Spagna e Ucraina, con Riccardo Redaelli, Professore ordinario di Geopolitica e di Storia e istituzioni dell’Asia presso la Facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, e Giorgia Sorrentino, Consigliera di Presidenza del Consiglio Nazionale dei Giovani con Delega agli Affari UE.
L’incontro si è svolto all’interno del modulo formativo del Settore giovani, “Facciamo a metà? Abitare il conflitto, generare il bene”, e del Seminario internazionale di formazione e dialogo “Shaping Peace, Realising Hope: Global Youth in Dialogue”.

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