La guerra toglie più delle vite.
Più delle case, della pace e della sicurezza.
Ruba il futuro.
La guerra ruba la vita che le persone non hanno ancora vissuto. I sogni che avevano. I piani che avevano fatto. Il futuro che avremmo voluto.
Ruba l’infanzia ai bambini che sentono sirene ed esplosioni invece delle storie della buonanotte.
Ruba i genitori a bambini troppo piccoli per capire la perdita.
Ruba le case alle famiglie, che perdono tutto in una notte.
Ruba il futuro persino a chi sopravvive.
Perché la guerra non è solo morte.
È sogni infranti.
Piani distrutti. Un percorso costruito per anni che scompare in un istante.
L’ho provato anche io.
Come milioni di ucraini, avevo sogni, obiettivi e piani per il mio futuro.
Ma la guerra ha cambiato quel percorso.
Mi ha costretto a rinunciare a parte della vita che volevo.
Ma la mia storia è piccola rispetto al dolore degli altri.
Ci sono persone che non torneranno mai a casa.
Ci sono famiglie che aspettano persone care che non torneranno mai.
Ci sono persone che hanno sepolto non solo gli altri, ma una parte di se stesse.
La parte peggiore è che la guerra non chiede chi prendere.
Non le importa chi le sta davanti: un bambino o un adulto, una donna o un uomo, qualcuno che ha appena iniziato la vita o qualcuno che l’ha già vissuta.
Per la guerra, tutti sono uguali.
Una sirena. Un’esplosione.
Un secondo e il futuro di qualcuno è cancellato per sempre.
La guerra ruba il futuro ogni volta che un bambino cresce senza genitori.
Quando una persona seppellisce i sogni sotto le macerie di casa.
Quando invece di chiedere “Chi diventerò?” resta una sola domanda: “Sopravviverò domani?”
La guerra ruba il futuro di un intero paese, un paese che potrebbe costruire, creare e crescere, ma che invece deve combattere ogni giorno per il diritto di vivere.
Ma anche dopo tutto questo, la guerra non può prendersi la nostra volontà.
Può distruggere città. Può uccidere sogni.
Può cambiare vite. Ma non potrà mai spezzare coloro che, dopo aver perso tutto, attraverso la fede nel Signore, trovano fiducia in se stessi e la forza di continuare a vivere e costruire un nuovo futuro dalle macerie di quello vecchio.
Quello che segue è la trasposizione in forma di articolo della testimonianza di Mykola Stasiuk, giovane proveniente dall’Ucraina, tenuta all’incontro Costruire la pace, un momento di confronto tra giovani provenienti da Italia, Malta, Romania, Spagna e Ucraina, con Riccardo Redaelli, Professore ordinario di Geopolitica e di Storia e istituzioni dell’Asia presso la Facoltà di Scienze politiche e sociali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, e Giorgia Sorrentino, Consigliera di Presidenza del Consiglio Nazionale dei Giovani con Delega agli Affari UE.
L’incontro si è svolto all’interno del modulo formativo del Settore giovani, “Facciamo a metà? Abitare il conflitto, generare il bene”, e del Seminario internazionale di formazione e dialogo “Shaping Peace, Realising Hope: Global Youth in Dialogue”.

