“Ricordatevi la vostra umanità e dimenticate tutto il resto”. Inizia con questa frase di Józef Rotblat il libro che è stato per me una provocazione e il richiamo a ciò che realmente voglio essere. Si tratta del racconto della vita di un uomo che ha saputo guardare il mondo, conoscerlo, odiarne le ingiustizie - soprattutto quelle conseguenti alla guerra - e fare qualcosa per provare a porvi rimedio. Gino Strada, autore e protagonista di questo testo, è stato chirurgo, ideatore e fondatore di EMERGENCY.
Inizia sulle sue orme la mia storia, quella di un medico in formazione specialistica italiana, desiderosa di farsi strumento per portare avanti un progetto in cui crede: la sanità di qualità a disposizione di tutti, soprattutto di coloro a cui questa è negata perché vittime di guerra e povertà.
Forte dell’amore e della comprensione della mia famiglia, ho lasciato casa alle spalle e mi sono trasformata in goccia di un mare di donne, uomini, giovani, adulti, medici, infermieri, addetti alla sicurezza, amministratori, logisti e tanti altri che, insieme, fanno della speranza un concetto concreto. Per sei mesi ho lavorato e vissuto in quello che spesso viene definito da noi occidentali un altro mondo. Sono stata inviata in un paese di cui difficilmente si sente parlare, se non per la terribile guerra civile che lo ha colpito in un passato recente e l’epidemia di Ebola: la Sierra Leone. A lungo mi sono domandata se fosse davvero così, un altro mondo; mi sono chiesta se esistesse realmente un mondo dove nascere è una fortuna e un altro dove ogni passo, anche il più piccolo, è reso difficile dalla mancanza di beni essenziali, diritti negati, istruzione e sanità a pagamento, infrastrutture precarie. La risposta ho provato a cercarla fra le centinaia di persone incontrate nella mia quotidianità sierraleonese, nel servizio svolto presso il centro di chirurgico di EMERGENCY a Goderich; non un semplice ospedale, ma un luogo di cura attivo 24 ore su 24, tutti i giorni della settimana e unico nel Paese completamente gratuito per i pazienti.
Ho scoperto che, di fatto, è un mondo altro, dove la malnutrizione è un problema serio tanto quanto la carente educazione riguardo all’uso di “tossici domestici”, come la soda caustica usata per produrre il sapone in casa e capace di creare lesioni interne irreversibili se bevuta per errore. È un mondo altro, in cui i bambini sanno sorridere e giocare, anche se malati, a volte soli e con una sola bambola da condividere. È un mondo altro, dove umiltà, mitezza, ascolto e preghiera diventano strumenti essenziali per non essere sopraffatti dalle emozioni o dalla ricerca di senso (perché tutta questa sofferenza?). È un mondo altro, in cui per ricevere cure gratuite si è disposti a fare lunghi viaggi da villaggi periferici, attraversando la foresta equatoriale. È un mondo altro, dove la vita e la morte sembrano camminare insieme su un filo tanto sottile, che con una facilità disarmante una volta scorre avanti l’una, una volta l’altra. È un mondo altro, dove medici e infermieri internazionali non dispensano le loro conoscenze “dall’alto”, non si pongono come coloro che detengono la verità, ma cooperano con i locali fiduciosi di una crescita che può essere ottenuta impegnandosi nel rispetto delle reciproche diversità, nella condivisione di esperienze e nella responsabilità verso il presente e il futuro.
È un mondo altro, sì, ma non da noi; soprattutto, non è un altro mondo. Si tratta proprio dello stesso, dello stesso in cui per uguaglianza, pace, diritti rispettati, uomini e donne hanno scelto di mettersi in gioco, donando il proprio tempo e la propria professionalità. È quello di cui c’è bisogno, ne ho avuto la prova osservando piccoli semi di bene fiorire, coltivati faticosamente da mani di diversi colori, ma mosse dallo stesso desiderio di dare e ricevere, di costruire qualcosa. Tutto questo riguarda ognuno di noi e può essere messo in atto in qualsiasi ambito, in ogni contesto; basta rendersi conto della necessità, farne una priorità e volerlo davvero. Solo così smetteremo di pensare ai luoghi colpiti da conflitti e povertà assoluta come un altro mondo.
Il mondo, allora, sarà uno solo per tutti: solidale, giusto, in pace.
