Passa al contenuto

Una voce che merita ascolto

L’augurio è che la voce delle donne nella Chiesa non resti un’eco lontana.
03/04/2026 di Ludovica Mangiapanelli
Questo articolo è stato pubblicato su  

C’è una voce che nella Chiesa non è mai mancata, anche quando non trovava ascolto. È la voce delle donne: talvolta sussurrata, talvolta ignorata, talvolta custodita ai margini, ma sempre presente.
Oggi, più che a una conquista o a una rivoluzione, siamo forse davanti a una riscoperta: quella di un ruolo che le donne hanno sempre avuto nella Scrittura, nella tradizione e nella vita delle comunità cristiane. Lo mostrano percorsi di studio come La Bibbia e le Donne. Esegesi, Cultura e Società, un lavoro durato oltre vent’anni e culminato nella realizzazione di una collana enciclopedica di oltre venti volumi. 

I risultati di questo lungo cammino di ricerca sono stati presentati dal 4 al 7 dicembre 2025 a Napoli, in un convegno di respiro internazionale, promosso dal cardinale Domenico Battaglia nel contesto della conclusione dell’anno giubilare. Si tratta di un’impresa corale che ha coinvolto circa trecento studiose di diversi Paesi, religioni e confessioni, e che restituisce alla Scrittura una lettura più ampia e fedele, capace di riconoscere le donne come soggetti pienamente attivi della storia biblica. Da questi studi emergono donne che parlano, decidono, custodiscono e cambiano la storia: non comparse silenziose, ma soggetti della narrazione della salvezza. E questa riscoperta non riguarda solo le donne: riguarda tutta la Chiesa, perché cambia il modo di leggere la Scrittura e di riconoscere chi ne è protagonista e interprete. 

In parallelo a questa riscoperta nello studio, cresce un movimento ecclesiale che intreccia ricerca e vita delle comunità. E attraversa diversi livelli. 
Il Cammino sinodale, in particolare, ha rimesso al centro l’ascolto del popolo di Dio, l’esperienza e la parola delle donne, il riconoscimento crescente del loro lavoro teologico, meno di nicchia e più presente in percorsi di formazione e in luoghi di consultazione, e una maggiore attenzione al linguaggio ecclesiale, che nasce dalla consapevolezza che la narrazione non sia neutra (e che anche da lì passi il riconoscimento del ruolo delle donne). Dentro questo orizzonte si collocano anche reti e associazioni: il Coordinamento delle teologhe italiane e realtà internazionali come la Wucwo (World union of catholic women’s organisations), luoghi di pensiero e di prassi sinodale, dove ascolto, formazione e corresponsabilità diventano scelte concrete e condivise. Eppure, parlare di “voci di donne” significa anche fare i conti con i limiti culturali che ancora esistono. 

Ci si chiede infatti: a chi arriva davvero la loro voce? Quanti uomini leggerebbero uno dei volumi di quel progetto enciclopedico se non per motivi di studio? Quante riflessioni sul ruolo femminile vengono ancora percepite come un “problema delle donne”, una rivendicazione di spazio, piuttosto che una questione ecclesiale e umana? E ancora, se è vero che queste voci tornano alla luce, nella ricerca e nella vita ecclesiale, che tipo di voce si è disposti ad ascoltare? Quanto si è ancora legati, anche inconsciamente, a stereotipi che accettano (e si aspettano) una voce femminile docile, dolce, rassicurante? Perché non è questa la voce che ci viene presentata nella Scrittura e nella storia, dove la voce delle donne è stata anche scomoda, profetica, capace di denunciare e di aprire strade nuove. Andando oltre gli stereotipi, non si tratta di contrapporre voci maschili e femminili, né di attribuire alle donne uno sguardo “migliore”: la differenza non sta nei contenuti, ma nelle opportunità. Le donne non hanno cose diverse da dire solo in quanto donne: uomini e donne possono anche dire le stesse cose, ma mentre per secoli solo alcuni hanno potuto farlo, oggi quelle parole possono finalmente risuonare in più voci, con stili, storie e sensibilità differenti. 

Il nostro desiderio è che la voce delle donne nella Chiesa non resti un’eco lontana, ma diventi parola condivisa, capace di dialogo, confronto, futuro. Non un urlo contro qualcuno, ma voce che squarcia un silenzio troppo lungo. Una voce che chiede di essere ascoltata non per concessione, ma per corresponsabilità. Perché una Chiesa che ascolta davvero tutte le sue voci è una Chiesa più fedele al Vangelo e più pronta ad abitare il mondo che cambia.