L’umanità sta vivendo un momento di grande incertezza. Il mondo è attraversato da tensioni dovute alla crisi ambientale che getta da tempo ombre pesanti sul futuro della Terra, alle migrazioni che segnalano un profondo malessere in molte popolazioni, all’instabilità del sistema economico e finanziario mondiale che manda in fibrillazione i mercati. A tutto questo si aggiunge ora il progressivo dilatarsi di quella terza guerra mondiale a pezzetti profetizzata da Papa Francesco. Si moltiplicano e si radicalizzano i conflitti che alimentano una grande destabilizzazione geopolitica con profonde ricadute personali e sociali. In questo contesto molti sono amareggiati e scoraggiati.
Le tenebre sembrano prendere il sopravvento e un terremoto esistenziale sembra rendere tutto fragile e precario. La tentazione di cedere alla logica della diffidenza e della contrapposizione violenta o di rifugiarsi in un alone di indifferenza, più o meno dorato, è in agguato per tutti. Su questo contesto dai tratti drammatici irrompe il mistero Pasquale. Dio non resta spettatore, ma entra nell’agone della storia nel modo più dirompente e provocatorio che possa esserci.
Non aggredisce e non condanna ma si lascia umiliare e crocifiggere per testimoniare che l’unica strada possibile è quella della misericordia, del perdono e dell’amore incondizionato, anche verso i nemici. Gesù ha preso su di sé tutte le miserie e le fragilità umane causate dal peccato e le ha inchiodate alla croce offrendo se stesso in riscatto per tutti. È la via della pace “disarmata e disarmante” a cui papa Leone XIV ci ha richiamati fin dall’inizio del suo pontificato.
La croce, ancora oggi, rappresenta uno scandalo che il mondo fatica ad accettare e ancor più a vivere. Come insegna San Paolo «La parola della croce, infatti, è stoltezza per quelli che si perdono, ma per quelli che si salvano, ossia per noi, è potenza di Dio» (1Cor 1,18). La logica di Dio non è quella degli uomini. Solo donando la vita la si può realizzare davvero. È l’ “algoritmo della sequela”, vero e unico codice in grado di rivelare il senso pieno della vita: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà (Lc 9,23-24).
La verità di questa Parola trova conferma e risplende nella vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte che ha il suo culmine e compimento nella risurrezione. Risuona per tutti noi la domanda rivolta da Gesù alla sorella di Lazzaro: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?» (Gv 11,25). Se lo crediamo davvero tutto cambia! Tutto si rinnova! Tutto si rigenera! In uno stupore senza fine…
Questo annuncio profetico segna tutti i racconti della risurrezione e irradia la sua luce sul mondo intero in ogni tempo e in ogni situazione, soprattutto la dove l’odio e la violenza sembrano decretare il trionfo del male. Come le donne che vanno al sepolcro trovandolo vuoto e gli apostoli che corrono per vedere se davvero il Signore è risorto, anche noi viviamo questa Pasqua rinnovando lo stupore e la gioia per la tomba vuota, segno eloquente del trionfo della vita divina sulla morte e sul peccato. Lasciamo risuonare nel nostro animo le parole dell’angelo: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto» (Lc 24,5-6).
Uno stupore non artefatto né impropriamente spiritualizzato, ma concretamente leggibile sul volto di chi vivendo le beatitudini si fa coraggioso operatore di pace, continua ad avere fame e sete di giustizia, purifica costantemente il suo sguardo per vedere il volto di Dio, sperimenta la misericordia divina e la testimonia davanti al mondo. Questo non ci mette al riparo dall’incomprensione e dalla persecuzione, piuttosto può provocarle, ma ci rende partecipi della vita nuova in Cristo per essere oggi, in un tempo di grande smarrimento, sale della terra e luce del mondo (Cfr. Mt 5,13-16).
Come i discepoli di Emmaus mettiamoci in cammino e lasciamoci accompagnare dal Risorto che ci spiega le Scritture e ci riscalda il cuore. Così insieme, anche come membri dell’Azione Cattolica, potremo affrontare le sfide del nostro tempo con lo sguardo indicato da papa Leone nell’omelia del giovedì santo: «È necessario arrivare là dove si formano i nuovi racconti e paradigmi, raggiungere con la Parola di Gesù i nuclei più profondi dell’anima delle città. Questo avviene solo se nella Chiesa camminiamo insieme, se la missione non è avventura eroica di qualcuno, ma testimonianza viva di un Corpo dalle molte membra» (Omelia, Messa crismale, 2 aprile 2026).
