Nella plenaria del Convegno educatori e animatori “Verso l’alto”, gli animatori del settore adulti di Azione Cattolica si sono ritrovati attorno a una domanda fondamentale: “Quali passi vogliamo muovere verso il futuro?”
Un interrogativo affrontato attraverso una staffetta tra i componenti dell’ufficio adulti, che, dopo aver ripercorso i punti salienti del cammino fatto fino ad ora, hanno cercato, insieme, non tanto di dare risposte, ma di far risaltare l’orizzonte comune verso cui si sta camminando, a partire dall’esercizio di riconoscersi come adulte e adulti di Azione Cattolica.
Chi è dunque l’adulto che l’AC vuole formare?
Non un tecnico della pastorale, non un volontario “performante”, ne tantomeno un cristiano ripiegato nelle sagrestie. L’adulto che immaginiamo è discepolo-missionario: parte dalla sua vita concreta e lascia che la Parola la illumini, per tornare alla realtà con uno sguardo rinnovato. L’adulto che immaginiamo è l’adulto delle due “e”: quello che sa essere “cittadino delle due città”e quello che congiunge, impegno ecclesiale, sociale e civile; Quello che mette insieme Vangelo e quotidiano. Pensare e ripensare insieme la pastorale degli adulti non è un esercizio teorico, ma un gesto di corresponsabilità, e per quanto possa essere faticoso, permette, però, di vivere un tempo di condivisione, generativo e partecipativo.Certo, è facile correre il rischio che possano esserci “proposte disincarnate”, pensate per un adulto ideale, che non esiste, ma il percorso di Animaps e la scrittura di Le stelle e la strada hanno evidenziato un modo che può far stare nella carne e nella vita degli adulti; basta infatti partire dall’ascolto delle vite: fragili, frammentate, preziose. Oggi più che mai serve una “regia”, una mano capace di tessere, mettere insieme e unire.
Tra frammentazione e unificazione
Abbiamo provato a tracciare i lineamenti dell’adulto contemporaneo, precarizzato, sfiduciato, a volte “adultescente”, e il ritratto che ne è venuto fuori, interroga profondamente la missione del settore. Fotografato dalle scienze sociali come instabile, privo di riti di passaggio e di progettualità, l’adulto appare spesso “disunito”. Per questo uno degli inviti lanciati nella plenaria è stato quello di fare in modo che l’AC, che noi laici che siamo l’AC, restiamo fedeli alla nostra vocazione, e cioè capaci di cucire ciò che la vita frammenta.
Il gruppo adulti e le nuove strade
Un focus importante è stato fatto sul gruppo adulti che resta il cuore pulsante dell’incontro associativo e dell’accompagnamento, ma nella storia in cui siamo immersi oggi, non basta più. Occorre osare, provare percorsi dinamici e creativi, capaci di intercettare chi non varca più le porte delle nostre comunità parrocchiali. E questa attenzione non vogliamo portarla avanti per fare altro, ma per fare meglio, con uno stile missionario e un criterio semplice: se un’esperienza apre all'incontro, vale la pena metterla in campo, con al centro, sempre, la vita spirituale: Parola, regola di vita e accompagnamento sono, infatti, la radice che mantiene viva l’associazione.
Verso il cammino assembleare
In plenaria ci siamo anche ricordati, che il prossimo cammino assembleare sarà una palestra preziosa di democrazia, partecipazione e responsabilità. Non un adempimento burocratico, ma un esercizio di fraternità reale che vivremo insieme, “todos, todos, todos”, per dirla con le parole di Papa Francesco. La scelta democratica non è solo voto, ma ascolto, confronto, condivisione delle fatiche e delle speranze, perchè camminare insieme significa anche riconoscere la pluralità che offre il settore adulti, oggi più che mai un mosaico di età, ritmi e condizioni di vita. Gli adulti giovani portano energie e responsabilità altissime; gli adultissimi custodiscono memoria e sapienza. Occorre un nuovo modo di agganciarsi, di prendersi sottobraccio per non caricare i primi e non dimenticare i secondi, un modo capace di abitare distanze e generare comunione. E di certo questo non sarà un cammino che il settore adulti farà da solo: MLAC, area famiglia e vita, realtà ecclesiali e civili sono compagni necessari per un laicato che vuole servire il mondo e non ripiegarsi su se stesso.
Uno sguardo al futuro
La plenaria si è chiusa con la presa di coscienza che non vogliamo un settore adulti autoreferenziale e stanco, e con la promessa che continueremo a camminare insieme, con lo sguardo verso l’Alto e le mani verso l’altro, per costruire una proposta formativa capace di raggiungere tutti. Certo, richiederà tempo, ma come ci ricordano le parole di Vittorio Bachelet “Questo tempo vale la pena di essere speso”. La prospettiva che si apre davanti ad ogni adulto è quella di un’AC davvero generativa, capace di rinnovarsi senza perdere radici, di osare senza disperdersi, di essere ponte tra cielo e terra. Si può fare? Sembra impossibile, ma come amava dire la nostra sorella maggiore, Armida Barelli: “impossibile?allora si farà.”



