Sabato 4 luglio, a Serra di Sant’Abbondio, che si trova a pochi chilometri dal monastero di Fonte Avellana, abbiamo festeggiato don (mons.) Ugo Ughi per i suoi 60 di ordinazione sacerdotale (2 luglio 1966). C’era un piccolo gruppo di amici dell’Azione cattolica italiana a fare festa con lui, che don Ugo ha servito dal 2001 al 2006 come assistente nazionale per il settore Adulti e dal 2006 al 2012 come vice assistente generale.
Ci piace raccontare questa festa di matrimonio – il suo con la Chiesa – non solo per l’amicizia e l’affetto che nutriamo per don Ugo – come forse dovremmo ricominciare a fare nelle nostre narrazioni che toccano anche il “privato” e le relazioni più belle e sincere –, ma perché nei 60 anni di sacerdozio di don Ugo, che il prossimo settembre compie 84 anni, troviamo quei semi di profezia che forse facciamo fatica a trovare altrove e a raccontarli.
Don Ugo, innanzitutto, è un prete esemplare. Adempie e ha adempiuto alla promessa del patto con Dio sempre con fedeltà e gratitudine.
Don Ugo è un prete che sa formare e accompagnare. Nei suoi molti incarichi diocesani, regionali e nazionali tra Assisi, Roma e Fano, ha sempre servito con umiltà questo suo dono particolare: formare i giovani e anche qualche più anziano confratello e, insieme, accompagnare i laici impegnati nella comunità ecclesiale a coltivare le virtù della prudenza, della perseveranza, della contemplazione e della lode a Dio, della libertà e del primato della coscienza.
Don Ugo sa cosa significa il termine “obbedienza”. L’ha adottata come stile di vita personale e la sperimenta quotidianamente, affidandola nelle mani del Signore.
Don Ugo è colto e fine omileta. Di questi tempi, ci sembra una gran cosa.
Don Ugo, infine, è di una delicatezza disarmante. Non alza mai la voce, alla polemica preferisce l’ascolto e la pacatezza. Oltre che uno stile di vita, la sua delicatezza è una “riserva etica” da preservare e sperimentare nelle nostre vite.
Ecco perché facciamo festa con don Ugo. Perché, proprio in un momento storico in cui i sacerdoti sono costretti a convivere con il calo delle vocazioni e con un mutamento sostanziale del loro servizio alla comunità ecclesiale, il sacerdote don Ugo ci dice che è possibile mantenere la promessa del sacramento senza addolcirla o senza renderla meno amara. Semplicemente, affidandosi alla docile compagnia del Vangelo.
Ed ecco perché ci piace raccontare questi benedetti 60 anni di sacerdozio. Perché sono stati sorriso e benedizione, amicizia con ogni uomo e ogni donna. E dono di profezia.
