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Segni di speranza e testimoni di beatitudine

Il messaggio di Leone XIV per la V Giornata mondiale dei nonni e degli anziani
27/07/2025 di Paola Fratini

Cinque anni fa Papa Francesco istituì la Giornata mondiale dei nonni e degli anziani certo dell’importanza che le persone più avanti negli anni con la loro presenza, a volte silenziosa, possono avere per la vita della Chiesa e della società. La genesi della giornata aveva alle spalle l’esperienza del Sinodo sulla famiglia ma più che altro quella della pandemia. Il card. Farrell, prefetto del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, sottolineava allora che la pastorale degli anziani non può essere più rinviata e deve divenire una priorità per ogni comunità cristiana.

Quest’anno viviamo questa quinta giornata durante il Giubileo e papa Leone XIV, attraverso il suo messaggio, invita alla riflessione sottolineando che è “Beato chi non ha perduto la speranza” (Sir. 14,2)

La nostra associazione, che negli Orientamenti triennali ha sottolineato che tra le virtù “la speranza è quella che (…) imprime l’orientamento, indica la direzione”, è sollecitata a riconoscere nella vecchiaia un tempo di grazia, capace di illuminare proprio nella speranza il cammino delle generazioni più giovani, nella consapevolezza del dono grande dell’unitarietà che ci caratterizza.

Vecchiaia: un tempo in cui esperienza e fede diventano dono

Nel messaggio Leone XIV sottolinea che la speranza temprata da lunga esistenza è fonte di beatitudine piena. Questo dovrebbe convertire il pensiero che spesso è comune: più si va avanti negli anni più diminuisce in noi la speranza. Lo dimostrano tante figure bibliche che nonostante la loro età sanno rispondere con prontezza e desiderio di futuro alle promesse che il Signore fa loro. Il Papa quindi invita a guardare al periodo della vecchiaia non come a una stagione “conclusa” ma come ad un tempo ancora fecondo in cui l’esperienza e la fede diventano dono.

Spesso si dice che i più giovani sono “la speranza del mondo”, ma nel messaggio si sottolinea chiaramente che anche gli anziani sono “segni di speranza”. E non solamente quando sono direttamente interpellati per fare qualcosa di “speciale”, come accade ad Abramo e Sara, Elisabetta e Zaccaria o a Mosè. Ma perché con il loro semplice esserci ci aiutano a comprendere la vita che scorre nella Chiesa e nel mondo; perché attraverso il susseguirsi delle generazioni risulta chiaro che la storia non si esaurisce nell’oggi ma si snoda verso il domani.

No ai muri dell’indifferenza, Sì al coinvolgimento nella vita comunitaria

Se gli anziani sono quindi per noi “segni di speranza”, è importante però dare loro speranza e cura mettendoli al centro e non in disparte; abbattendo “i muri dell’indifferenza” e coinvolgendoli nella vita comunitaria. Così che ogni parrocchia e ogni gruppo possano essere sempre più luoghi in cui essi trovano reti di sostegno. Gli anziani potranno così, anche nella difficoltà, continuare a farsi dono per gli altri; ed essere, pur nella debolezza e nella fatica, “segni luminosi di speranza” attraverso la loro capacità di amare e pregare.

In questa Giornata mondiale a loro dedicata, il nostro grazie ai nonni e agli anziani non resti solo parole: diventi gesto, incontro, vicinanza. Il Papa ci ricorda che “visitare un anziano è un modo per incontrare Gesù”. In questo Giubileo è anche il modo di celebrare l’Anno Santo trasformando la soglia delle stanze degli anziani in “porte sante” da attraversare come in un pellegrinaggio.

Indicazioni pastorali del Dicastero per una Celebrazione giubilare con gli anziani impossibilitati a muoversi:

 MATERIALI E INDICAZIONI PASTORALI