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In mostra il futuro, tra memoria e nuove possibilità

Storie di giovani. Per educare lo sguardo a coniugare profondità spirituale e impegno civile
23/07/2025 di Marco Pio D'Elia

Una mostra non è soltanto lo spazio in cui sono raccolti oggetti o immagini. È, più radicalmente, un invito a fermarsi, a disarmare lo sguardo e a mettersi in ascolto. In un tempo che ci abitua alla velocità e alla distrazione, una mostra si offre come un varco di resistenza dove la conoscenza non è nozionismo, ma relazione; dove il vedere si fa atto interiore, pensiero, coscienza. Ogni mostra svela, interpella, disturba persino. È un’esperienza che può generare consapevolezza, accendere domande, aprire sguardi nuovi sul mondo. Può aiutarci a leggere i segni di questo tempo, a riconoscere volti e storie che parlano anche di noi, a uscire dall’indifferenza per entrare nella partecipazione. È con questo spirito che l’Azione Cattolica, in occasione del Giubileo dei Giovani, ha deciso di allestire due mostre, pensate per educare lo sguardo a coniugare profondità spirituale e impegno civile.

Conosci Pier Giorgio Frassati

Tra i pannelli della mostra Conosci Pier Giorgio Frassati, sembra di camminare per le strade di una Torino di inizio Novecento, tra palazzi borghesi, aule universitarie e periferie dimenticate. Le fotografie in bianco e nero, i frammenti di lettere, le testimonianze raccolte non costruiscono un racconto su Pier Giorgio, ma ci fanno entrare nella sua vita, quasi a passo con lui. Lo si vede ridere con gli amici, salire in montagna con lo zaino sulle spalle, discutere con passione di politica, pregare in una chiesa silenziosa, mettersi a servizio dei poveri. Non ci sono immagini devozionali né frasi patinate: c’è una vita piena, autentica, vissuta con libertà e responsabilità. Frassati non emerge come una figurina sbiadita, ma come qualcuno che potremmo incontrare oggi – uno di quei giovani che fanno sul serio, senza darlo troppo a vedere. La mostra ci invita a seguirne il passo, a lasciarci interrogare più che convincere, a sostare in quel cortile interiore in cui si annidano le domande vere. Che senso ha vivere? Per chi sto spendendo la mia vita? È possibile oggi una fede che non si chiuda in sé ma sappia restare aperta, dialogica, concreta? Nel tempo che prepara la sua canonizzazione, prevista per settembre 2025, questa mostra non celebra ma accompagna. Ed è forse questo il cuore della proposta: non una santità fuori dal mondo, ma una presenza che abita la storia, che cammina accanto a noi, che ci sfida con mitezza a credere che anche nel nostro tempo, in mezzo a tutto, si può vivere con gioia la radicalità del Vangelo.

Unissued diplomas

Attraversare la mostra Unissued Diplomas, poi, è come entrare in un tempo interrotto. I volti esposti sono quelli di studentesse e studenti ucraini: giovani colti nell’età dei grandi sogni, delle mille domande, dei nuovi inizi. Iscritte e iscritti alle facoltà di medicina, lingue, tecnologia. Amanti del mare, desiderosi di grandi progetti, di partire e viaggiare per il mondo. Guardano dalle fotografie con un’intensità che spiazza. Di loro conosciamo l’anno di nascita, e troppo presto anche quello della morte. Custodiamo i loro diplomi, mai stati consegnati. La guerra li ha strappati prima che potessero riceverli. Ogni pannello racconta una traiettoria bruscamente spezzata, esibendo ciò che spesso resta invisibile: il costo umano di un conflitto, aule vuote, esami mancati, relazioni impedite, futuri cancellati. Non c’è una retorica dell’eroismo. Solo la presenza di chi non c’è più, e che proprio per questo interpella con più forza. Unissued Diplomas non parla del passato: ci riguarda adesso. Non c’è enfasi, né pietismo. Al centro, ci sono domande semplici, essenziali. Che cosa significa, davvero, avere diritto a un futuro? E cosa ce ne facciamo noi della pace che ci è toccata? Più che una mostra, è un confronto silenzioso. Con le biografie interrotte di chi, nel pieno della vita, è diventato suo malgrado testimone. E con la responsabilità, fragile ma reale, di non dimenticarlo.

Due mostre per lasciarsi coinvolgere

Più che esporre opere d’arte, queste mostre ci permettono di vivere degli incontri. Ci aiutano a comprendere dove stiamo andando, e soprattutto come ci stiamo andando. Non possiamo accontentarci di osservare il mondo scorrere davanti a noi, come se la storia fosse un flusso a cui restare estranei. Le vite di Pier Giorgio e delle giovani e dei giovani ucraini vogliono scuoterci da questa passività, richiamarci all’urgenza di un discernimento. Le installazioni che abbiamo costruito parlano di nostre e nostri coetanei, di sogni concreti, di quotidianità semplice e impegnata, di futuro desiderato e – talvolta – interrotto. Non a caso, abbiamo scelto di raccontarlo in occasione del Giubileo dei Giovani: per ricordarci che è bello fare festa, che vale la pena celebrare la vita, ma senza dimenticare chi quella possibilità non l’ha avuta. Giovani come noi, che hanno scelto di non vivere ripiegati su sé stessi, che hanno speso la propria esistenza per qualcosa di più grande, per qualcuno. Perché chi guarda davvero, prima o poi si lascia toccare. E chi si lascia toccare, può iniziare a scegliere. Questo è il desiderio profondo che abita il cuore di queste mostre: non fornire risposte, ma aprire spazi di libertà e di profondità per accogliere il bene. Offrire un incontro che forma, trasforma e – forse – converte.

Per partecipare alle iniziative promosse dall’Azione cattolica, sarà possibile segnalare la propria presenza attraverso un form dedicato, che aiuterà l’organizzazione a strutturare al meglio gli appuntamenti.

Scopri tutto il programma alla pagina dell’evento.