Siamo partiti dalle nostre scuole, dai nostri circoli, dalle nostre diocesi per i Campi Interregionali per Studenti carichi di attese, voglia di mettersi in gioco e di incontrarsi. Abbiamo costruito un grande “NOI”: 700 studentesse e studenti da tutta Italia a Montesilvano, Fognano, Alassio e Fiuggi per parlare di inclusione e dispersione scolastica e sperimentare un’esperienza di comunità scolastica fondata sul confronto e sulla partecipazione.
Perché abbiamo voluto parlare di inclusione?
Sogniamo una comunità scolastica inclusiva, capace di garantire che ciascuna studentessa e ciascuno studente abbia gli strumenti di base per poter esaltare le proprie unicità e realizzare i propri sogni. Dove non fare delle differenze un motivo per escludere, ma le specificità di cui avere cura. Inclusione vuol dire sentirsi liberi di esprimersi, non sentirsi giudicati, ma valorizzati per quello che siamo o sogniamo di diventare.
Take off
Il nostro viaggio è iniziato con il “take off”, il decollo, quando i nostri aeroplanini di carta si sono fatti carico delle nostre parole per raccontare la scuola. Ci siamo fermati per un pomeriggio ad osservare le nostre scuole, raccogliere dati e informazioni per capirle meglio: un segno concreto del bene che vogliamo alla scuola. Sappiamo che la nostra scuola è percorsa da divari e differenze anche territoriali, vivere i CIPS in 4 luoghi del nostro Paese è stato un modo per immergerci nelle loro peculiarità.
Un posto per noi
Ci siamo fatti stimolare da alcune testimonianze, della “Locanda del Giullare” di Trani, la comunità di Sasso Montegianni, “Pastificio Futuro” di Casal Del Marmo a Roma e i “Sogni di Benedetta” di La Spezia.
Con il loro aiuto abbiamo capito che includere non è riconoscere la diversità ed etichettarla, considerandola come altro da noi, ma mettersi alla pari, vivere e impegnarsi quotidianamente in questa direzione.
Ma non ci siamo fermati, abbiamo voluto calare il tema dell’inclusione nelle nostre scuole, dialogando con alcuni dirigenti scolastici dei territori in cui ci trovavamo. Con loro abbiamo parlato di come la sfida dell’inclusione sta nel formare persone diverse in modo equo, senza appiattire le differenze. Lo dicevano anche i ragazzi di Barbiana in Lettera a una professoressa: “Non c’è nulla di più ingiusto che fare parti uguali tra diseguali.”
Comunità in dialogo
Gli eventi nazionali del MSAC sono fatti da tante studentesse e studenti, ma anche da insegnanti, educatori, responsabili che ci accompagnano. In questi CIPS siamo voluti andare oltre, invitando per un pomeriggio di dialogo tanti insegnanti delle nostre diocesi. Attraverso un momento di dialogo e scrittura collettiva, nello stile di “Lettera a una professoressa”, abbiamo voluto rendere questi campi una vera esperienza di comunità scolastica, fondata sul confronto e sulla partecipazione, dove sperimentare e costruire insieme.
Nei vari gruppi abbiamo toccato molti temi che fanno parte della nostra esperienza con l’inclusione e la dispersione a scuola: stereotipi, pregiudizi, stratificazioni economico-sociali, discriminazioni. Attraverso il dialogo con gli insegnanti abbiamo scoperto che desideriamo relazioni con i nostri docenti che vadano oltre un registro elettronico o un voto. Relazioni che per crescere hanno bisogno di una scuola-comunità, di cui sentirci parte, un luogo fisico e di relazioni dove desideriamo stare oltre le ore di lezione, perché è la casa della nostra comunità.
Un’esperienza di comunità
In questi giorni abbiamo vissuto una straordinaria esperienza di comunità, dentro la nostra associazione e nella Chiesa. Tante persone sono passate a trovarci, a condividere un pezzo di strada con noi. Ma la nostra comunità non si esaurisce qui, siamo parte di un grandissimo “NOI”: siamo MSAC sparso in tutta Italia, da Montesilvano a Fiuggi e Fognano, da Alassio alle tante scuole che ogni giorno viviamo.
E ora?
Ora è il momento di tornare nelle nostre diocesi e nelle nostre scuole, di iniziare nuovi percorsi a casa o continuare quelli vecchi con ancora più entusiasmo. Ci impegniamo a raccontare ciò che abbiamo scoperto, ciò che abbiamo ascoltato alle nostre compagne e ai nostri compagni, per far sì che anche un piccolo seme possa germogliare e dare i suoi frutti.
Cercheremo di sottolineare quanto in questi giorni non abbiamo ricevuto risposte ai dubbi e ai problemi delle nostre scuole, ma abbiamo provate a costruire insieme quelle soluzioni, partendo dalle nostre esigenze, dalle nostre esperienze dirette, arricchiti dal confronto proprio con quei dirigenti scolastici e quei docenti che spesso sentiamo tanto lontani da noi.
Vogliamo tornare fiduciosi di aver mosso un primo passo verso un cammino a lungo termine, di aver imparato uno stile di collaborazione e di vissuto della comunità scolastica che ci aiuti a vedere l’insegnante come un alleato e non come un avversario.
E poi costruiamola in prima persona questa comunità, come io e come noi. Ognuno può essere lievito nella propria comunità scolastica, testimone di dialogo e inclusione.
Prestare attenzione a chi è in difficoltà o isolato e coinvolgerlo nelle attività. Evitare la competizione esasperata e valorizzare i punti di forza di ciascuno. Proporre momenti di confronto tra studenti e docenti per migliorare la didattica e l’ambiente scolastico. Creare spazi dedicati all’incontro e al confronto tra studenti, come aule studio o luoghi di aggregazione. Sono solo alcuni degli stili e delle iniziative da portare a casa da questi CIPS per costruire insieme la comunità scolastica che sogniamo.


