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Restiamo umani, governati da umani

Ogni generazione riceve in eredità il compito di dare forma al proprio tempo. Una riflessione a margine dell’enciclica Magnifica Humanitas
13/06/2026 di Sandro Calvani
Vatican Media
"Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, affinché coloro che vivranno dopo abbiano una terra pulita da coltivare. Ma il tempo che ci è dato non lo sappiamo decidere. Tutto quello che dobbiamo decidere è che cosa fare con il tempo che ci viene dato".

Il mio primo pensiero, dopo aver letto l’enciclica di papa Leone XIV Magnifica Humanitas, è stato quello di sperare che il magistero del Papa contribuisca in modo significativo a ispirare i potenti del mondo. Tutti quelli che hanno poteri nel mondo digitale, governi, imprese, creatori e leaders informatici (che gestiscono i grandi programmi di sviluppo dell’intelligenza artificiale) devono consultarsi con urgenza per creare un consenso su regole globali comuni che difendano la dignità umana. Sperare e desiderare che questo succeda è del tutto razionale e si fonda sulla recente esperienza storica dell’umanità. Leone XIV ha ricordato il suo predecessore Leone XIII, che alla fine del secolo XIX ebbe il coraggio di inaugurare la dottrina sociale della Chiesa proprio a partire dalla grossa novità della questione operaia, in un mondo trasformato dall’industrializzazione. Spuntava allora il grande potere delle imprese e l’inevitabile confronto difficile con i sindacati operai, un confronto sul quale i governi nazionali potevano far poco. Era un imponente cambio di paradigma delle relazioni internazionali e l’appello del Papa fu ascoltato e messo in pratica in modo collaborativo da governi, imprese e sindacati. Quella di oggi è una sfida ugualmente trasformativa ma molto più urgente.

Infatti, l’enciclica Rerum Novarum (sulle condizioni del lavoro) di Papa Leone XIII del 1891 ha influenzato in modo significativo e duraturo le idee, i principi e la successiva creazione dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO dall’abbreviazione in inglese) nel 1919. Sebbene l’ILO sia nata dal Trattato di Versailles alla fine della Prima guerra mondiale, i suoi fondamenti intellettuali ed etici rispecchiavano in larga misura la dottrina sociale delineata da Leone XIII quasi tre decenni prima. Il legame storico e i canali diretti di questa influenza sono evidenti in diversi ambiti chiave. I principi cardine della Rerum Novarumil rifiuto del capitalismo del laissez-faire assoluto, la difesa del diritto dei lavoratori di formare sindacati, la necessità di un salario dignitoso e il dovere dello Stato di regolamentare le condizioni di lavoro — sono diventati il ​​fondamento della Costituzione dell’ILO. Ancora oggi, oltre un secolo dopo la sua creazione, ottant’anni dopo la creazione delle Nazioni Unite, l’ILO — molto significativamente — è l’unica Organizzazione Internazionale dove al tavolo dei negoziati e di decisione delle regole globali non siedono solo i governi dei paesi membri ma anche i rappresentanti delle imprese e dei sindacati, tutti con pari diritto di voto.

Il preambolo dell’ILO (1919) fa esplicitamente eco ai sentimenti espressi da Leone XIII, affermando: "Considerato che esistono condizioni di lavoro che comportano tali ingiustizie, difficoltà e privazioni per un gran numero di persone, da generare un malcontento così grande da mettere in pericolo la pace e l’armonia del mondo; e che è urgentemente necessario un miglioramento di tali condizioni..."Ciò rispecchia fedelmente l’avvertimento iniziale di Leone XIII nella Rerum Novarum (paragrafo 3): "Gli elementi del conflitto che infuria ora sono inequivocabili... le immense fortune di pochi individui e la miseria più nera delle masse... il generale deterioramento morale. La gravità epocale della situazione attuale riempie ogni mente di dolorosa apprensione."

Inoltre, il celebre aforisma dell’ILO, "Il lavoro non è una merce" (successivamente sancito nella Dichiarazione di Filadelfia del 1944), è un diretto discendente filosofico della Rerum Novarum (paragrafo 20), che affermava che è vergognoso "trattare gli uomini come oggetti per ricavarne denaro, o come mera forza muscolare o potenza fisica". Gli stessi principi si devono applicare alla gestione dell’intelligenza artificiale.

Il ponte strutturale tra il Vaticano e la creazione dell’ILO è stato costruito da eminenti riformatori sociali e politici cattolici che si sono attivamente battuti per una legislazione internazionale sul lavoro basata sulla Rerum Novarum. Per esempio, l’Unione di Friburgo (1884-1891), un gruppo di intellettuali cattolici europei, guidato dal conte svizzero Gaspard Decurtins e dal riformatore sociale francese Albert de Mun, influenzò profondamente Leone XIII durante la stesura della Rerum Novarum. Decurtins divenne in seguito uno dei primi pionieri a sostenere i trattati internazionali per la tutela dei lavoratori, argomentando che nessuna nazione poteva innalzare da sola gli standard lavorativi senza incorrere in una concorrenza economica sleale: la stessa logica che portò alla creazione dell’ILO.

Quando l’ILO fu fondata nel 1919, il suo primo direttore generale fu Albert Thomas, un socialista francese. Nonostante il suo background politico, Thomas riconobbe apertamente l’immenso contributo del pensiero sociale cattolico alla missione dell’organizzazione. Mantenne uno stretto rapporto con i movimenti sindacali cattolici, riconoscendoli come alleati vitali per il raggiungimento degli obiettivi dell’ILO.

Il legame storico tra le due entità è stato esplicitamente documentato e celebrato sia dal Vaticano che dalla stessa ILO nel corso dell’ultimo secolo. In occasione del 40° anniversario della Rerum Novarum, nel 1931, Albert Thomas si recò a Roma e tenne un discorso durante le celebrazioni, sottolineando esplicitamente la profonda armonia tra i principi dell’ILO e dell’enciclica. Evidenziò il "prezioso sostegno" fornito dalla Chiesa cattolica alla regolamentazione internazionale del lavoro. Scrivendo quarant’anni dopo Leone XIII, Papa Pio XI notò direttamente l’allineamento tra la dottrina sociale cattolica e i nuovi organismi internazionali come l’ILO. Nel paragrafo 21, scrisse: «...le autorità pubbliche delle nazioni, incoraggiate e guidate dall’Enciclica, hanno gettato le basi di un ramo del diritto completamente nuovo... che si impegna a difendere in modo protettivo quei sacri diritti dei lavoratori che derivano dalla loro dignità di uomini e di cristiani... standardizzando le condizioni di lavoro.»

In occasione del 50° anniversario dell’ILO, papa Paolo VI divenne il primo Papa a visitare la sede dell’organizzazione a Ginevra. Nel suo discorso, collegò esplicitamente la missione dell’ILO all’eredità della Rerum Novarum: «Il vostro testo originale [la Costituzione del 1919] non ha perso nulla del suo valore. È stato ispirato da una visione ampia e progressista... siamo lieti di riconoscerlo. La Chiesa cattolica, specialmente attraverso i suoi Papi in tempi recenti, non ha mai cessato di seguire con interesse i vostri passi, di incoraggiare i vostri sforzi e di collaborare alla vostra opera».

Un secolo dopo la questione operaia la grande questione che l’umanità deve affrontare per difendere la propria dignità è oggi il governo dell’intelligenza artificiale (IA). L’incipit dell’enciclica Magnifica Humanitas definisce in modo chiaro le scelte e i rischi cui siamo difronte: «La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme. Ogni generazione riceve in eredità il compito di dare forma al proprio tempo: di far maturare la storia come luogo in cui la dignità di ogni persona sia custodita, la giustizia promossa e la fraternità resa possibile. Ma su ogni epoca incombe il rischio di costruire un mondo disumano e più ingiusto

La via di maggior speranza sarebbe dunque quella di creare un Consiglio mondiale dell’IA (sotto l’egida dell’ONU) con partecipazione dei governi, imprese del web, creatori e utenti di IA, che — come l’ILO fece per la questione operaia — faciliti la consultazione e il consenso e decida le regole sul buon governo dell’IA. Altri modelli esistenti di dialogo e gestione globale facilmente adattabili potrebbero essere quelli usati da ISO (International Organization for Standardisation), da ICANN (governo globale di internet) o dal trattato globale sulla biodiversità degli oceani (BBNJ}.

Tuttavia, questa volta sarebbe “intelligente” non aspettare trent’anni.