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Polarizzazione

Tra polarizzazione e pluralità, il mondo cattolico riscopre il valore del confronto e della formazione condivisa
Rubrica: 2033
06/04/2026 di Rosario Carello

Il referendum sulla giustizia l’abbiamo archiviato e a più di una settimana dal voto ancora si sentono le scosse di assestamento. I prossimi giorni ci diranno se ne avremo altre ma in attesa di capire come finirà, di certo sappiamo com’era iniziata: con quella domanda che è da sempre un grande classico dei giornali “Come voteranno i cattolici?”.

Forse è un riflesso condizionato, ma a più di 30 anni dalla fine dell’unità politica, e nonostante la secolarizzazione, sempre intorno a questo quesito ci ritroviamo ad ogni tornata elettorale (e di per sé non è un male).

A rinforzare la questione è arrivata prima un’intervista al cardinale Ruini, che si è dichiarato per il sì, poi è partita la ricerca di altre eminenze per il no; è stato anche travisato l’appello contro l’astensionismo (e senza indicazioni di parte) che il presidente della CEI, il cardinale Zuppi, aveva rivolto in apertura del Consiglio Episcopale Permanente di fine gennaio, al punto che il portavoce della Conferenza Episcopale Italiana, Vincenzo Corrado, è intervenuto con una nota per spiegare che il referendum sulla giustizia, secondo il diritto canonico, affronta un tema opinabile, non di dottrina, per il quale non ci sarebbe potuta essere un’indicazione di voto da parte dei vescovi.

Com’è ovvio autorevoli laiche e laici cattolici sono stati impegnati per il no e per il sì.

Ma una grande novità c’è stata, anche su suggerimento della Presidenza dell’Azione Cattolica: la promozione di momenti di studio e dibattito. “L’appuntamento referendario può diventare un’opportunità – ha scritto il presidente Giuseppe Notarstefano - per offrire l’associazione come luogo di approfondimento e di dialogo per tutti, alternativo ai dibattiti urlati e alle invettive che troppo spesso caratterizzano i media”.

Ed è esattamente quello che è accaduto: non si possono contare gli appuntamenti, soprattutto nelle parrocchie, che sono diventate (o sono tornate ad essere) luoghi di formazione, di incontri, di riflessione anche sull’attualità.

Spesso ci siamo domandati come può l’Associazione stare nel dibattito anche politico, considerato che le opinioni degli iscritti divergono su molti temi, si spera fatti salvi i principi. E quante volte abbiamo vissuto, al nostro interno, la ferita della polarizzazione così diffusa e già fortemente denunciata da Papa Leone.

Polarizzazione non vuol dire avere idee diverse, ma essere accecati da questa diversità fino a perdere di vista anche le ragioni dello stare insieme e i valori unificanti.

Ricordo alcuni dibattiti sui social associativi, ai tempi di Salvini ministro dell’Interno, quando i porti venivano chiusi alle navi delle Ong e l’opinione non era la stessa per tutti. Ricordo cosa suscita o suscitava il nome di Silvio Berlusconi o di Romano Prodi. La domanda è: come può un’associazione, che è scuola di formazione per un laicato responsabile, avere una voce, quando all’interno ne ha più d’una? Come mantenere l’imprescindibile unità, evitando che il vento della polarizzazione distrugga anche il dialogo e il desiderio di camminare insieme?

Credo che la via indicata e trovata in occasione di questo referendum sia l’unica per ora percorribile, la più aderente ai tempi, la più concreta: offrire occasioni di formazione, ospitare le diverse voci, ascoltare tutto e tutti per permettere la costruzione di un’opinione formata. E in questo sta il sigillo dell’Associazione.

E se il referendum provoca un terremoto nella politica italiana, a noi offre l’occasione di un precedente che può fare scuola.