Un viaggio apostolico importante, il sesto e più lungo dall’inizio del pontificato, quello che Papa Leone XIV si appresta a iniziare oggi venerdì 6 novembre in Sud America. Un intenso programma lo attende per i prossimi dodici giorni, tra Uruguay, Argentina e Perù, a poche settimane dall’intervento chirurgico al Policlinico Gemelli di Roma.
Per Leone XIV l’America Latina non è una terra lontana: il Perù, dove ha vissuto per anni come missionario e vescovo, rappresenta un luogo significativo del suo percorso umano e pastorale. Il viaggio rappresenta un’occasione per delineare alcune delle priorità del pontificato: l’attenzione alle fasce più vulnerabili della popolazione, la vicinanza alle comunità che vivono situazioni di marginalità e il dialogo con culture e tradizioni diverse.
Le tappe si intrecciano anche con l’eredità di Papa Francesco, primo pontefice latinoamericano, e con le sfide di un continente attraversato da profonde disuguaglianze, fragilità sociali e tensioni. Al centro delle giornate ci saranno le comunità, i giovani, i popoli indigeni e quanti vivono ai margini, in un itinerario che vuole essere occasione di incontro, ascolto e speranza, alla luce della fede cristiana.
Il programma
La prima tappa sarà in Uruguay (6-8 novembre): a Montevideo l’accoglienza ufficiale, poi l’incontro con le autorità alla Casa di Governo e la preghiera dei vespri in Cattedrale. Sabato 7 il Papa volerà a Paysandú per la Messa, per poi rientrare nella capitale e fare tappa nella realtà sociale di Casavalle, all’Università Cattolica e allo Stadio del Centenario per una veglia di preghiera. La tappa uruguaiana si concluderà domenica 8 con la messa a Florida, al Santuario della Virgen de los Treinta y Tres, prima del trasferimento a Buenos Aires.
Dall’8 all’11 novembre Leone XIV si troverà in Argentina, nei luoghi di Papa Francesco. La tappa si aprirà a Buenos Aires con gli incontri istituzionali. Tra i momenti principali figurano le visite al Cottolengo di Claypole e al Complesso Penitenziario, le liturgie al Monumento de los Españoles, a Córdoba e al Santuario di Luján, oltre ai dialoghi con il mondo del lavoro all'UCA, i leader religiosi e i giovani.
L’ultima tappa si svolgerà in Perù, fino 16 novembre, terra particolarmente cara a Papa Leone XIV per il suo passato da vescovo missionario a Chiclayo. Dopo gli incontri istituzionali a Lima e la veglia con i giovani allo Stadio Nazionale, il Pontefice tornerà proprio a Chiclayo e Pimentel per ritrovare la sua ex diocesi, presiedere le liturgie locali e chiudere l’Anno Giubilare di Santo Toribio de Mogrovejo a Zaña. Il viaggio toccherà significativamente la regione andina a Cusco e quella amazzonica a Pucallpa per l’incontro con i popoli indigeni e i missionari, prima del rientro in Vaticano previsto per il 17 novembre.
Mattarella: «Viaggio sarà d’ispirazione per il mondo»
Durante il sorvolo del territorio italiano, Papa Leone XIV ha inviato un telegramma al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, a cui affida «i desideri di pace e fraternità di quelle popolazioni all’intercessione della Vergine Maria e dei Santi che hanno annunciato loro il Vangelo della carità».
Nella sua risposta, Mattarella ha sottolineato che il Viaggio apostolico «susciterà vaste speranze e sarà d’ispirazione non solo per gli amici popoli di quel Continente, ma per il mondo intero».
«Fedeli di nazionalità e culture diverse, di ogni generazione e differenti condizioni economiche e sociali, attendono tutti con impazienza il Suo arrivo – ha osservato Mattarella -. Sono uniti dall’entusiasmo e dall’urgenza di ricevere conforto di fronte a sfide che vengono percepite con particolare gravità specie in contesti segnati da forti diseguaglianze, ulteriormente accentuate dalle ripercussioni dei conflitti internazionali e di fenomeni di portata globale come i cambiamenti ambientali».
«L’Italia tutta seguirà con partecipazione questo Viaggio – ha concluso -, anche a ragione degli storici vincoli umani, culturali ed economici che la legano all’America Latina, regione che nei secoli scorsi ha accolto con generosità centinaia di migliaia di miei concittadini, migrati in quelle terre in cerca di lavoro e di migliori condizioni di vita».
