
Con la terza Assemblea del Cammino sinodale, tenutasi a Roma il 25 di ottobre scorso, si è conclusa la prima fase in tre tappe del Cammino sinodale. Nell’occasione è stato votato e approvato il documento di sintesi Lievito di pace e di speranza, frutto del lungo lavoro che ha visto impegnate a diversi livelli tutte le componenti delle Chiese che sono in Italia. Nel testo, che si compone di parti descrittive e di oltre 120 proposizioni con proposte pastorali molto concrete, si fa riferimento in diversi passaggi alle aggregazioni ecclesiali e al coinvolgimento di laiche e laici, in modo particolare attraverso le realtà associative. Il riferimento al ruolo delle associazioni ricorre per ben 18 volte e con diverse prospettive che vanno dal peculiare contributo alla vita pastorale delle comunità (cfr. n. 3) all’impegno sociale e civile (n. 26.a), dalla cura delle relazioni e degli affetti (nn. 31.b, c, d) con particolare attenzione ai giovani (nn. 38.c; 39.a) al contributo nel campo dell’educazione e della formazione (nn. 41; 44.b; 52; 54.a; 59.a) fino agli aspetti più organizzativi e alla valorizzazione delle diverse soggettività ecclesiali (nn. 68.a; 71.a, c).
I membri dell’Azione cattolica hanno partecipato intensamente al cammino sinodale sia come componenti del Comitato nazionale sia come delegati delle diocesi ai momenti assembleari sia nel concreto dei percorsi sviluppati concretamente nelle comunità parrocchiali e diocesane. Il dinamismo associativo si è incrociato in modo positivo e fecondo con il cammino sinodale generando un duplice effetto positivo: da una parte l’Ac ha contribuito in modo qualificato ai lavori sinodali mettendo a disposizione l’esperienza e le competenze, dall’altra, i temi emersi dal cammino sinodale hanno confermato la bontà e l’attualità della proposta associativa sotto diversi profili. Lo stesso documento di sintesi riconosce il contributo delle associazioni tra i frutti più preziosi della stagione conciliare e in particolare «la maturazione in corresponsabilità e la formazione dei laici quali veri soggetti ecclesiali, e il correlato sviluppo di associazioni e movimenti laicali, espressione di spiritualità e carismi diversi; la nascita di varie forme di servizio e ministerialità laicale…» (n. 63).
Si può così vedere come da questo slancio di rinnovamento sinodale il ruolo dell’associazionismo non solo non perde di valore, ma ne esce rafforzato in quanto già interprete di non poche istanze sinodali. Tra queste: la cura delle relazioni con la capacità di rafforzare i legami comunitari promuovendo la partecipazione e la valorizzazione di ciascuno con una particolare attenzione ai più fragili; la promozione della corresponsabilità concretamente sperimentata e attuata anche grazie alla forma democratica che caratterizza il modello organizzativo dell’Ac; la scelta di essere pienamente e totalmente a servizio della comunità ecclesiale con quella “scelta religiosa” che fa dell’Ac una protagonista della vita delle comunità nel territorio quale soggetto laicale sempre attento alle vicende umane e alla necessità di testimoniare il Vangelo nelle concrete situazioni della storia.
Nel celebrare, l’8 dicembre, la festa associativa dell’adesione non vogliamo semplicemente rinnovare una bella tradizione ma dare ancora più vigore al nostro sentirci ed essere protagonisti del cammino sinodale della Chiesa e dell’impegno per promuovere il bene comune. I segni di vitalità che l’Azione cattolica ha dato in questi ultimi anni, anche con un significativo aumento delle adesioni, è un invito ad allargare la partecipazione e ad ampliare il coinvolgimento di molti altri nell’esperienza associativa. A chi si chiede se abbia senso oggi una realtà come quella dell’Azione cattolica vorrei rispondere con le parole di Paolo VI: «Sì, l’Azione Cattolica ha ragione di essere, anzi ha ragione di riprendere coscienza e vigore e di mettersi ad operare, oggi più che mai. Perché così vuole il Concilio (non è fatica trarre di ciò conferma dai documenti che il Concilio ha promulgati); così vuole la Chiesa in Italia» (Discorso all’Azione Cattolica, 20 marzo 1966). Altrettanto legittimamente potremmo dire oggi: lo vuole il cammino sinodale!


