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Leccese: «Bari è una città aperta all’incontro»

Il sindaco di Bari è pronto ad accogliere l'Incontro nazionale delle Presidenze diocesane
Vito Leccese, sindaco di Bari, la città come si prepara ad accogliere l’evento?
Bari si prepara ad accogliere Orizzonti Mediterranei con lo spirito che più la rappresenta: quello di una città aperta, capace di fare dell’incontro un  tratto distintivo della propria identità.
Non ospitiamo semplicemente un appuntamento nazionale, ma un’occasione di confronto che parla profondamente alla nostra storia e alla nostra vocazione. Bari è una città di mare e di porto, da secoli luogo di approdo, di scambio, di incontro e di dialogo tra popoli, culture e confessioni religiose diverse. A Bari l’accoglienza non è una parola che abbiamo scoperto negli ultimi anni. È parte del nostro patrimonio storico. E questa comunità ha sempre considerato l’inclusione una ricchezza e non una minaccia.

Bari che incontra le fedi...
La storia di Bari ci insegna che le grandi sfide del Mediterraneo non possono essere affrontate costruendo muri, ma creando occasioni di incontro. La dimensione civile e quella religiosa,
pur nella loro autonomia, condividono un terreno comune fatto di valori universali: la dignità della persona, la solidarietà, la pace, la giustizia sociale. In questo senso il dialogo con
la diocesi, con l’arcivescovo e con le tante realtà ecclesiali rappresenta una ricchezza per tutta la comunità cittadina.
San Nicola continua ancora oggi a essere un simbolo straordinario di comunione tra Oriente e Occidente e un richiamo costante alla possibilità di costruire ponti anche quando il mondo
sembra imboccare la strada opposta.
È da questa eredità che dobbiamo partire per affrontare temi complessi come le migrazioni, con equilibrio, responsabilità e umanità.

Come possiamo costruire percorsi di pace e accoglienza?
La pace non nasce soltanto nelle cancellerie internazionali. Nasce innanzitutto nelle città, nei quartieri, nelle scuole, nelle associazioni, nei luoghi in cui le persone imparano ogni giorno
a riconoscersi come parte della stessa comunità. Per un sindaco parlare di pace significa anche ridurre le disuguaglianze, creare occasioni di incontro, evitare che le periferie diventino luoghi di esclusione, investire nelle scuole, negli spazi pubblici, nella cultura.
Ogni volta che una città riesce a tenere insieme persone diverse, sta costruendo un piccolo pezzo di pace. È questo, credo, il significato più profondo dell’essere amministratori oggi.