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Tra i banchi deve/doveva esserci futuro

Le riflessioni dopo i fatti di La Spezia: una ferita aperta che interroga scuola e società.
21/01/2026 di Msac La Spezia

Forse è impossibile trovare parole adeguate quando eventi che non credevamo mai possibili sconvolgono la comunità di cui facciamo parte e la città in cui viviamo. Quello che è successo lo scorso 16 gennaio all’Istituto Einaudi-Chiodo di La Spezia, dove Abanoub Youssef, studente di 18 anni, è stato ucciso da un suo compagno di classe tra le mura scolastiche, è una tragedia inimmaginabile che colpisce il cuore della scuola e della società. Quando la violenza entra nel luogo che dovrebbe essere per definizione spazio di crescita, di relazione e di futuro, non può lasciarci indifferenti. 

Da questo avvenimento, emerge con forza non tanto un disagio profondo legato al tema della sicurezza, ma una necessità esasperata di ascolto e accompagnamento che deve coinvolgere strutturalmente il nostro paese a livello politico, economico, culturale e istituzionale. Ciò che è successo ad Abanoub Youssef ci ricorda che la scuola non è, e non può essere ridotta a un luogo da “mettere in sicurezza”, perché prima di tutto dovrebbe essere un luogo capace di educare, di riconoscere il disagio, di accoglierlo e di affrontarlo. Eppure, di fronte a questa tragedia, ciò che è emerso con forza non è stata una risposta educativa, ma una reazione spesso fredda, emergenziale, talvolta punitiva, incapace di interrogarsi fino in fondo sulle cause e sulle responsabilità collettive. 
Non possiamo ignorare il disagio, il bullismo, la solitudine e l’odio; non possiamo trattarli come problemi marginali. Di fronte a questi scenari come studenti e studentesse che vivono la scuola quotidianamente, sentiamo che la risposta non può limitarsi a una logica esclusivamente repressiva: serve affrontare le cause culturali e sociali profonde della violenza giovanile, puntando sull’educazione, sulla prevenzione. Servono strumenti educativi veri, capaci di agire prima e dopo, di prevenire ma anche di accompagnare, di spiegare, di elaborare il dolore e il conflitto. La scuola dovrebbe saper educare anche quando accadono tragedie come questa, e invece troppo spesso manca il coraggio di fermarsi, di ascoltare, di dare spazio alle domande, alla rabbia, alla paura. Per questo avvertiamo la necessità di introdurre un’educazione all’affettività e alle relazioni all’interno delle nostre scuole, come mezzo per prevenire fenomeni di violenza. La mancanza di strumenti educativi adeguati, infatti, può contribuire a gesti estremi, come l’uso di armi per risolvere conflitti personali. Le politiche punitive o securitarie da sole non affrontano la radice del problema e rischiano di tralasciare la necessità di strumenti di comprensione e gestione dei conflitti. 
L’educazione affettiva, inoltre, consente di promuovere un’autentica crescita civile ed emotiva, oggi quanto mai necessaria e urgente. L'assenza di questi strumenti non è neutra, e la loro presenza è indispensabile perché educare non significa giustificare, ma comprendere per prevenire, assumersi la responsabilità di formare persone prima ancora che studenti. 
La scuola pubblica, cuore dello Stato e simbolo concreto di democrazia, dovrebbe rappresentare per tutti e tutte un luogo di serenità, accoglienza, ascolto, riscatto sociale, arricchimento culturale e spirituale, non teatro di conflitti.

Questa tragedia ci interroga anche come comunità studentesca: ci ricorda che dobbiamo ascoltarci maggiormente, rispettarci e soprattutto avere il coraggio di chiedere aiuto quando ci troviamo in difficoltà. Anche un piccolo gesto può fare la differenza. Ricordare Abanoub significa impegnarci affinché la scuola resti un luogo di vita, di amicizia e di futuro, non si trasformi in un luogo di paura.

Come MSAC ci impegniamo ogni giorno nelle nostre scuole e nelle realtà che frequentiamo per rendere questi luoghi punti di incontro e di comprensione dell’altro. Il nostro auspicio è che la politica e tutta la società lavorino affinché questi fatti non accadano più e la scuola torni a essere un posto accogliente per noi tutti e tutte che la abitiamo. Affinché tra i nostri banchi possa davvero crescere il futuro del nostro Paese occorre ricordarci quanto sia centrale il ruolo della scuola nella nostra società, nella prevenzione, nella formazione ma anche nel fallimento: più che mai dopo il 16 gennaio servono ascolto, educazione e accompagnamento veri per ricucire queste ferite, per ricostruire dopo queste tragedie perché mai più possano accadere.