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"Grazia di stato": un dono che si trasforma in "stato di grazia"

Una parola antica diventa esperienza viva nella celebrazione eucaristica con le reliquie di san Pier Giorgio Frassati, trasformando una chiamata personale in cammino di santità condivisa.
22/01/2026 di Piergiorgio Mazzotta | No comments yet

Ci sono parole che, man mano, cadendo in disuso nel linguaggio quotidiano, scompaiono. Altre, invece, che con singolare forza evocativa conservano un ruolo decisivo nella storia del pensiero e nelle sue ricadute, continuando ad aprire inediti orizzonti di riflessione. E di vita. Nel senso che non le pronunci soltanto, ma, soprattutto, le vivi anche.

Tra queste, una spicca con tutta la sua eccezionale intensità espressiva: “grazia”. La corrispondente nel greco antico - charis - rimanda all’idea di una risonanza positiva, segnata da benevolenza e beneficio. Quasi rimata con kairós che, sempre nell’antica lingua greca, significa tempo, non inteso come movimento di orologio, bensì come tempo opportuno, tempo, per l’appunto, di grazia. Una grazia rara e preziosa incorniciata da un tempo presente propizio, da riconoscere prima e da cogliere poi, come proprio. In sostanza una “grazia di stato”, che nel linguaggio teologico indica la chiamata personale del Signore a vivere la fede in modo specifico e responsabile nel contesto concreto della propria esistenza.

Ebbene, per chi sabato 17 gennaio scorso ha partecipato alla Celebrazione Eucaristica nella chiesa della Domus Mariae questa grazia di stato è divenuta stato di grazia: un’esperienza trasformativa che ha toccato il cuore e la mente, rigenerando nuove energie spirituali e comunitarie. 
La presenza delle reliquie di san Pier Giorgio Frassati, esposte alla venerazione durante la Messa, ha reso visibile e tangibile questa chiamata alla santità laicale. 

La figura di Frassati - così lo ha ricordato mons. Claudio Giuliodori nel suo saluto iniziale - ci ricorda la bellezza di una giovane vita spesa a 360 gradi nella ricerca di un’esperienza piena di Cristo e della Chiesa, animata dalla spiritualità eucaristica, intessuta di relazioni associative molteplici e cariche di responsabilità ed espressa in una sensibilità caritativa verso gli ultimi che, per i suoi tempi e ancora per noi oggi, ha il sapore di una luminosa profezia”.

In un tempo segnato da scenari di “realtà virtuali” e da molteplici fonti di distrazione, il cardinale Parolin nell’omelia ha sottolineato come Frassati offra una luce orientatrice, una testimonianza che richiama alla verità del Vangelo e alla bellezza del servizio che si manifesta nella concretezza della vita - nella preghiera, nell’azione e nel sacrificio quotidiano - esattamente come san Pier Giorgio Frassati ha vissuto fino in fondo. Anzi, fino in cima. Il suo motto, “Verso l’alto”, sintetizza quella dinamica di grazia che muove il credente oltre sé stesso, verso una relazione viva con Cristo che ci trasforma - sia personalmente, che comunitariamente - e ci spinge a continuare la nostra testimonianza nelle pieghe della vita con rinnovata fiducia e rivitalizzato entusiasmo.  

Così, questo straordinario “passaggio” dalla grazia di stato allo stato di grazia vissuto nella Celebrazione si traduce nell’invito a perseverare in una sequela di Cristo da esprimere con impegno cristiano e consapevole dentro ogni realtà del mondo, da quella dell’Azione Cattolica a - più in generale - quella della Chiesa tutta e della società.

Che san Pier Giorgio Frassati, allora, continui ad accompagnarci nel nostro cammino sulla via della vera gioia e del servizio autentico, per ricordarci sempre che la santità non è un traguardo irraggiungibile, non è un ideale distante o astratto, ma una realtà possibile per ogni battezzato che si apre alla grazia e la lascia operare attraverso di sé.

Piergiorgio Mazzotta, Delegato regionale Ac Puglia

Trascrizione Omelia Card.Parolin.docx (1).pdf

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