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Unità nell’unico Signore

Al cuore dell’ecumenismo, nella Settimana di Preghiera per l’unità dei cristiani. Senza dimenticare il dialogo interreligioso
20/01/2026 di Lucio Turra | No comments yet

“L’impegno principale per l’ecumenismo e il dialogo è dunque quello di formare i fedeli cattolici alla conoscenza e stima verso le altre esperienze cristiane ed interreligiose, e al dialogo con i non credenti, attraverso proposte diocesane in collaborazione con gli altri uffici e coinvolgendo parrocchie ed unità pastorali, in particolare nei territori in cui siano presenti luoghi di culto e centri di aggregazione di altre comunità”.(Diocesi di Vicenza, Servizio Ecumenismo e dialogo interreligiosa).

Con queste semplici ed efficaci parole cerchiamo di descrivere che cosa significa impegnarsi per vivere il dialogo tra fedi religiose. Questa è una esperienza suscitata e costruita dal cammino del Concilio Vaticano II in due documenti importanti e forse poco conosciuti: il decreto su “L’ecumenismo”, “Unitatis Redintegratio” (21.11.1964), e la dichiarazione su “Le relazioni della Chiesa con le Religioni non cristiane”, “Nostra Aetate” (28.10.1965).

 Il 17 gennaio c’è stata la Giornata del Dialogo tra Cattolici ed Ebrei e, in questi giorni, dal 18 al 25 di gennaio, ricorre la “Settimana di Unità dei Cristiani” il cui tema è “Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito”.

 Questi appuntamenti sono l’occasione per condividere un percorso di avvicinamento, di condivisione, di unità nell’unico Signore, per vivere la nostra fede nella conoscenza reciproca, nel rispetto reciproco e nella comprensione delle peculiarità che rappresentano l’identità, il dono che ciascuno ha ricevuto e coltiva, al di là delle problematiche e, purtroppo delle conflittualità presenti in varie realtà di questo mondo.

 Nel convegno annuale del novembre scorso promosso dall’Unedi, Ufficio Nazionale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, dal titolo “la Via Italiana del Dialogo”, ci siamo interrogati sulla necessità del dialogo come pratica quotidiana, per costruire coesione sociale, ed essere testimoni di una prospettiva diversa rispetto alle divisioni che sono presenti nelle nostre realtà e nel più ampioscacchiere mondiale.

Il cammino ecumenico e il dialogo interreligioso non sono una scelta opzionale. È una cornice di senso, una riflessione che nutre l’esperienza. Lo spazio pubblico delle fedi religiose, parte dall’attraversare la vita pastorale delle nostre comunità, attraverso l’insegnamento e l’educazione di stile, nel mettersi in relazione con l’altro da noi.

Tutto questo ha un senso se tutti ci sentiamo in cammino, se abbiamo una conversione interiore a livello personale e a livello comunitario, e se abbiamo una visione polifonica dell’esperienza che si inserisce nel contesto della realtà concreta.

È importante riconoscere uno stile dialogico ma anche attraversare questo cammino, con un pensiero di riconoscimento di questa necessità da parte soprattutto nelle nostre comunità, nelle parrocchie. 

Bisogna essere creativi nella chiarezza e accettare la sfida quotidiana. Questa non è solo una prospettiva ma una necessità, perché non possiamo non riconoscere che le nostre realtà, i nostri paesi, le nostre città e i nostri quartieri, sono concretamente spazi interculturali e interreligiosi, vite che si incontrano e che vivono la ordinaria quotidianità.

In questo contesto e attraverso una assidua attività di dialogo e scambio è maturata la necessità di dare concreta realizzazione alla “Via Italiana del Dialogo”.

A Bari, il 23 e 24 gennaio vivremo il Primo Simposio delle Chiese Cristiane che sono in Italia. Questo incontro ha l’obiettivo di arrivare alla firma del Patto tra Chiese Cristiane in Italia nel nome di un rinnovato annuncio del Vangelo, di una più incisiva presenza ecclesiale, di una sana laicità nella Penisola che non emargini la fede, di una maggiore vicinanza alla gente, di un’azione condiviso che alimenti la coesione sociale, di un impegno concreto per il bene comune e la pace (Giacomo Gambassi, Sal primo summit delle Chiese cristiane, “un patto per la pace e il bene dell’Italia”, Domenica 18.01.2026, pag. 8).

Bari è un luogo simbolo. È una città ponte che unisce Oriente ad Occidente. È una città del Mediterraneo, luogo di scambi, di relazioni sociali e religiose. Non possiamo dimenticare questo. È per questo desideriamo “la cura di ristabilire l’unione”che “riguarda tutta la Chiesa, sia i fedeli che i Pastori, e ognuno secondo la propria virtù, tanto nella vita cristiana di ogni giorno quanto negli studi Teologici e storici” (Unitatis Redintegratio, Decreto sull’ecumenismo n.5).

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