In un mondo che gira sempre più velocemente, gli insegnamenti della Chiesa sul lavoro e sul riposo, sono certamente tra i più attuali. Papa Leone XIV, nell’enciclica Magnifica Humanitas, affrontando il tema della famiglia, dei giovani e del lavoro, ci ricorda che «occorrono misure che garantiscano ritmi umani: senza un equilibrio tra lavoro, servizi e riposo, la famiglia si indebolisce e i giovani faticano a maturare nella responsabilità» (n. 169). Ma già qualche decennio fa, San Giovanni Paolo II, nell’enciclica sul lavoro umano, Laborem Exercens, ci ricordava che «il lavoro è per l’uomo e non l’uomo per il lavoro» (n. 6). Da questi insegnamenti si deduce che il lavoro, pur essendo necessario per il bene e il sostentamento della persona, non può assorbire la totalità della sua vita: saper custodire un tempo dedicato al riposo, quindi, è senza dubbio uno degli aspetti sui quali oggi è necessario “lavorare” di più. Il tempo del riposo può essere visto da due prospettive, profondamente legate tra loro: quella umana e quella spirituale.
Sul piano umano il riposo è innanzitutto una necessità, perché non si può lavorare sempre: il corpo non sopporta ritmi lavorativi senza soluzione di continuità. Così, grazie al riposo, siamo consapevoli dei nostri limiti, della soglia oltre la quale non possiamo spingerci, se vogliamo preservare la nostra salute fisica e mentale. Attraverso il riposo, inoltre, prendiamo coscienza di quanto sia importante prenderci cura di noi stessi, dedicando tempo alle relazioni e ad altre attività diverse dal lavoro. Gesù stesso invita spesso gli apostoli in disparte a riposare dalle fatiche della missione. Il tempo dedicato al riposo, alle relazioni e alle attività alternative, permette al corpo e alla mente di rigenerarsi, per ritornare al lavoro con nuove energie. Dunque non si può fare a meno del riposo, perché l'uomo non è una macchina e la sua dignità non si misura in relazione all’efficienza e alla produttività.
Questa sottolineatura ci consente di fare un passo ulteriore nella nostra riflessione, perché ci aiuta a vedere il riposo come parte integrante di una vita e di un lavoro dignitosi: la persona, infatti, è creata a immagine e somiglianza di Dio, il quale, dopo aver lavorato sei giorni, il settimo si è riposato. È qui che si innesta il senso spirituale del riposo, che nel cristianesimo è associato soprattutto al giorno del Signore, la domenica, con la centralità dell'Eucaristia. Ma pensando al tempo più esteso delle ferie diventa ancora più chiaro il senso del riposo. Le ferie, infatti, non sono semplicemente assenza di lavoro: possono essere molto di più, se si è disposti ad andare oltre il divertimento sfrenato e il consumo senza limiti, perché quando sono vissute in questo modo diventano motivo di stress più di quanto non lo sia il lavoro stesso, che finisce per essere desiderato proprio per evitare l’eccessiva stanchezza causata dalle ferie. In realtà il tempo del riposo deve essere un momento in cui ciascuno riflette sulla propria vita, sul senso profondo di ciò che fa e per chi lo fa. E allora perché non cercare modi alternativi di vivere il riposo? Il contatto con la natura, ad esempio, assume grande importanza da questo punto di vista: attenua lo stress, mette in contatto con la bellezza del creato, stimola la riflessione sul senso della vita e della realtà, suscitando l’interrogativo sulla trascendenza. La Scrittura stessa sottolinea questo aspetto nel libro della Sapienza, quando dice che "dalla grandezza e dalla bellezza delle creature per analogia si contempla il loro autore " (Sap. 13,5).
Volgendo lo sguardo alla vita delle parrocchie e delle realtà associative le possibilità aumentano ulteriormente. Il pellegrinaggio, ad esempio, è una modalità interessante di vivere il tempo del riposo: si tratta di un cammino che si compie verso un luogo significativo per la fede ed è metafora della vita, la quale è anch’essa un cammino, un pellegrinaggio verso il compimento definitivo, cioè verso l’incontro con Dio. Anche gli esercizi spirituali possono diventare occasione di riposo e di riflessione, attraverso la lettura e la meditazione della Parola di Dio, senza dimenticare la realtà dei campi estivi per ragazzi, giovani e famiglie, che offrono la possibilità di consolidare legami e amicizie, attraverso un’esperienza di fede che lascia un segno profondo nel cuore di chi la vive. Infine, il tempo del riposo potrebbe essere occasione propizia per leggere un buon libro, oppure per approfondire la vita dei santi, che hanno fatto del Vangelo il cuore della propria esistenza. Insomma, le possibilità sono tante: ciò che manca, spesso, è la buona volontà.
