«Come a ogni incontro che sia regionale o nazionale, un pensiero va a tutti gli amici perché la gioia di re-incontrarsi e stare insieme è tanta». Per Jacopo, vice-giovani della diocesi di Gorizia, c’è un filo unico che unisce nord e sud d’Italia. «Poi, partendo da una diocesi di confine, dove in questi anni abbiamo tanto camminato, dialogato, pregato e agito attorno al grande tema dei confini e delle migrazioni e soprattutto raccontato a generazioni diverse il lungo cammino e lavoro della pace, questo appuntamento tiene unito il tutto. Mi sembra che Bari sia quasi familiare, nel senso che si trova anch’essa al confine con mondi e culture diverse e con le quali nel tempo ha imparato a convivere. Il Mediterraneo è scosso continuamente da conflitti e guerre, che nei più anziani riportano alla memoria fatti tragici e tanta sofferenza e nei più giovani il timore che il mondo stia cambiando velocemente davanti ai loro occhi e che le guerre siano più vicine. Spesso sentiamo di perdere il controllo e di essere tanto piccoli rispetto alle decisioni dei “grandi. I confini spesso stanno nel linguaggio e la scelta di costruire l’incontro di Bari come un grande dialogo con il territorio e realtà diverse può essere generativo per superare l’idea che si sta bene solo tra simili. Quindi nella valigia c’è la voglia di mettersi di nuovo in gioco, rimettersi in cammino con tanti amici, pensando anche a chi ci è affidato nelle nostre diverse realtà, al cammino fatto fin qua e con uno sguardo di speranza al futuro e al passaggio di testimone che dovremo fare a breve, parlando di responsabilità all'interno dell’associazione».
«Dalla mia Sicilia, cuore del Mediterraneo, pregusto il tema dell’incontro delle presidenze a Bari». Silvia, vice adulti di Catania, sente una grande gioia e non solo «perché ho sperimentato che ogni incontro dell’Ac, riserva sorprese inaspettate e consente una buona “ricarica” di energie per mente e cuore. Abitare la fraternità! Provo a immaginarne il senso e ne gusto già il sapore di quello che diventerà dopo Bari: un modo di vivere, quell’abitudine a scegliere di aprire la porta di casa e del cuore. Abitare la fraternità è fare spazio all’altro sempre. Penso alle parrocchie di Bari, le panchine, i cortili, come i luoghi dove “pensare e vivere” questo dialogo, che non convince con la forza, ma che “ascolta” e arriva a far dire: “cosa possiamo fare insieme?” A Bari ci ritroveremo, diversi per età e storia, ma accomunati dal desiderio di servire la Chiesa e le nostre città. A Bari, sono certa, la fraternità non resterà solo un’idea, ma occasione per tessere relazioni che diventeranno ponti… E scopriremo che il Signore passa proprio attraverso l’altro che incontrerò. Perciò: Bari arrivo!».
Orizzonti Mediterranei, arriviamo!, è invece il grido di Samantha, vice responsabile Acr di San Benedetto del Tronto–Ripatransone–Montalto. «È sempre una grande emozione prepararsi a vivere un’esperienza che faccia incontrare tanti fratelli e sorelle da tutta Italia, uniti dallo stesso cammino. Come educatrice Acr, penso già al bagaglio di spunti e di bellezza che riporterò ai ragazzi della nostra associazione diocesana. L’Azione cattolica ci offre sempre, in queste occasioni, uno sguardo aperto sul mondo e sulla storia che stiamo vivendo, orientato alla speranza e al futuro. Sì, perché accompagnare i più piccoli a camminare con gioia, nella dignità e nella libertà dei figli di Dio, non significa tagliarli fuori dalla realtà, ma guidarli ad attraversarla. Il nostro compito infatti è motivarli a scorgere sempre nella vita, possibili segnali di luce, anche nelle circostanze più buie. L’incontro nazionale di Bari sarà un momento forte di preghiera unitaria, fraternità e festa in una terra bellissima. Tutti questi ingredienti sono pronti per noi: non resta che viverli, goderne e metterli a frutto!». Gianpaolo, responsabile Acr di San Marco Argentano-Scalea, aggiunge che abitare la fraternità per una cultura del dialogo, è un cantiere di corresponsabilità per promuovere pace e comunione, assumendo il Mediterraneo come luogo ideale per rigenerare la democrazia. Per abitare la fraternità serve una prospettiva unitaria che coinvolga adulti, giovani e soprattutto i ragazzi. I più piccoli, già abituati alla multiculturalità, sono i veri “nativi interculturali” capaci di costruire legami oltre le differenze. Mettersi in viaggio verso Bari significa superare le teorie ed entrare nell’esperienza viva dell’incontro, guidati da uno stile di pace disarmata, disarmante, umile e perseverante.
