Ci stiamo abituando alla guerra? Quale pace è possibile in questo tempo? Potremmo dire che il tempo e la distanza rischiano di anestetizzare il senso di shock, la paura e l’ansia di qualcosa che vediamo ma non viviamo in prima persona. Ma allo stesso tempo, mai come oggi, la parola pace risuona in ogni dove, rischiando, certo, di essere solo un suono, sebbene si percepiscono chiare anche le voci che la invocano e che mostrano una strada percorribile.
Oggi il mondo ci offre un’immagine impietosa perché secondo il Global peace index 2025, sempre più Paesi aumentano il loro impegno militare e sono sempre meno le risoluzioni di
conflitti. Come reagire? Da dove ripartire? Come si costruisce la riconciliazione? Saranno queste le domande che verranno affrontate a Bari, nell’incontro di sabato 1° agosto dedicato alla pace, in una piazza del capoluogo pugliese durante l’incontro nazionale delle presidenze diocesane di Ac. Qui dialogheranno e offriranno spunti coloro i quali ogni giorno osservano e lavorano in mezzo alle fratture: un giornalista d’inchiesta, un diplomatico, un educatore alla pace. Il filo che li unisce è la convinzione che la fraternità è una vocazione comunitaria e una categoria politica, non solo un sentimento romantico.
Il giornalista Nello Scavo, inviato speciale di Avvenire, racconta quelle fratture da una prospettiva unica. Il suo impegno è quello di essere un giornalista che guarda le cose “ad altezza d’uomo” con la presenza sul posto, accostandosi alle storie, entrando fino in fondo nei fatti, perché oggi siamo travolti da singoli eventi e rischiamo di non capirne il senso. E il senso, per Scavo, è che guerra e migrazioni sono profondamente connesse: la «Terza guerra mondiale combattuta a pezzi», denunciata da papa Francesco, è un fatto. Ma il suo lavoro non si limita a un’analisi: offre un bagliore di speranza che mostra come la costruzione della pace non è un atto puntuale, ma un lavoro continuo di custodia della memoria e delle relazioni.
«La guerra non è la continuazione della politica con altri mezzi, ma la sua negazione»: così Pasquale Ferrara, nel suo libro Cercando un paese innocente, mette in discussione un paradigma consolidato. Ambasciatore e già direttore generale per gli Affari politici alla Farnesina, porterà la prospettiva del diplomatico, con la convinzione che oggi «più che della globalizzazione, avremmo davvero bisogno di una fraternizzazione del mondo». Non mancherà poi la voce di chi, da oltre 50 anni, si spende concretamente nella ricerca della pace, attraverso il dialogo ecumenico e interreligioso.
Franco Vaccari, fondatore di Rondine Cittadella della Pace, sperimenta quotidianamente la fraternità in questo piccolo borgo toscano. Per lui la fraternità non è solo una bella intuizione ma l’unica strada per pace, perché il nemico nasce dalle relazioni che degenerano. La pace non si costruisce con i trattati, ma con le persone. E la pace spiega, «è un processo quotidiano, non è
mai una condizione permanente». Le prospettive diverse che il tema offre e che ascolteremo a Bari offrono già una direzione alla quale è chiamata la comunità cristiana, e cioè quella
di essere lo spazio concreto dove questa fraternità si sperimenta prima di essere proclamata.
Non un luogo di buoni propositi, ma una rete viva di relazioni capaci di attraversare confini.
