Il cammino sinodale delle
Chiese in Italia è una strada impegnativa e promettente che chiede
di essere percorsa insieme con la volontà di fare passi comuni uno
accanto all’altro. Nel documento di sintesi “Lievito di pace e di
speranza” c’è un passaggio al n. 16 che racconta chiaramente
come questa esperienza sinodale ci forma e quale sia la visione di
Chiesa che ne emerge:
La Chiesa è chiamata
a essere segno e strumento del Regno di Dio. Ciò implica relazioni
autentiche, capaci di generare comunione, nell’accoglienza
reciproca, in una condivisione che valorizza le differenze come dono
e arricchimento, e attraverso confronti che non temono il conflitto
ma sanno viverlo nella libertà e nel rispetto. Sono le relazioni a
sostenere la vitalità della Chiesa, animando le sue strutture: la
comunione non è appiattimento, ma armonia nella pluralità tra le
generazioni, fra uomini e donne, tra le diverse competenze e
sensibilità, e nelle fragilità di ciascuna esistenza. Ciascuno ha
una responsabilità legata alla propria vocazione, da vivere in
relazione agli altri in una prospettiva di corresponsabilità
differenziata; e nessuno deve sentirsi escluso o ai margini nella
famiglia dei figli di Dio: ciascuno ha una responsabilità
nell’annuncio del Vangelo e nella testimonianza cristiana, nel
discernimento e nel servizio, legata alla propria vocazione e al
carisma ricevuto. Unica è la missione, molteplici le vie in cui essa
è realizzata.
Per realizzare questo ci
sono sicuramente livelli di intervento diversi, alcuni sotto la
diretta responsabilità dei Vescovi, altri che interrogano chi è
coinvolto nella formazione ecclesiale che porta alla maturazione
della vocazione e della testimonianza cristiana. Ma c’è un compito
che tocca tutti in virtù del Battesimo ricevuto, nel quale ogni
membro del Popolo di Dio diviene discepolo-missionario (cfr.
Evangelii Gudium, 120). E dentro alla comune vocazione battesimale,
la reciprocità tra laici e presbiteri viene rafforzata dal
sacramento del Matrimonio e dell’Ordine: è qui, nell’ordinarietà
delle nostre relazioni che ci giochiamo la concretezza di una Chiesa
da amare quotidianamente, da accogliere e sostenere, da condurre al
largo e da servire con umiltà. In questa reciprocità voluta e
cercata è possibile divenire ancor più fratelli e sorelle,
sostenerci nelle fragilità che abitano le nostre esistenze,
accoglierci autenticamente per quello che si è, camminare insieme
alla sequela di Cristo, vivere da persone amate e così essere
generatori di bene e di speranza.
Per approfondire insieme,
l’Area Famiglia e Vita dell’Azione Cattolica Italiana propone un
incontro online dal titolo “La bellezza di un dono reciproco”
nell’occasione della 63° Giornata mondiale di preghiera per le
vocazioni.
Avremo l’occasione di
metterci in ascolto di alcune esperienze e di approfondire il tema
grazie all’intervento di Don Marco D’Agostino, già
rettore del Seminario Vescovile di Cremona. L’appuntamento è
martedì 21 aprile alle ore 21.00 on line su piattaforma Zoom.
