Quante volte hai usato siti internet o intelligenze artificiali per studiare o lavorare? Quante
volte, per passare il tempo, hai aperto i social media quasi senza pensarci? probabilmente
molte volte. Spoiler: non sei l’unico.
Le competenze digitali sono ormai fondamentali per una società che non può più fare a
meno della tecnologia.
Like, commenti, post, algoritmi, piattaforme e pubblicità fanno parte della nostra quotidianità e non possiamo permetterci di ignorarne le potenzialità e i rischi. Proprio per imparare ad orientarsi, la Commissione europea ha elaborato DigComp, il quadro europeo che definisce le competenze necessarie ai cittadini per vivere e partecipare in modo consapevole alla società digitale. Non si tratta quindi soltanto di saper utilizzare strumenti e piattaforme, ma di sviluppare la capacità di comprenderne il funzionamento e impiegarli in modo consapevole nella vita quotidiana, nel lavoro e nelle relazioni sociali. In particolare, è necessario parlare di intelligenza artificiale, una tecnologia che negli ultimi anni è entrata sempre più nelle nostre vite. Grazie all’IA, attività come scrivere testi, tradurre documenti o analizzare grandi quantità di dati sono diventate più semplici e veloci rispetto al passato.
L’intelligenza artificiale influenza ormai molti aspetti della nostra quotidianità e, proprio per questo, con la Scuola di Formazione per Studenti abbiamo deciso di approfondirne il ruolo e il rapporto con le competenze digitali attraverso tre aree tematiche: la scuola e il lavoro, i social media e l’etica. Gli ambienti che viviamo quotidianamente, come la scuola e il lavoro, stanno diventando sempre più legati al digitale e all’intelligenza artificiale. Oggi, quasi tutti i settori necessitano dell’utilizzo della tecnologia: anche a scuola, ad esempio, per consultare il registro elettronico è necessaria una connessione internet. Questo comporta la necessità di sviluppare nuove competenze, che con il passare del tempo diventeranno sempre più importanti. L’IA, in alcuni ambiti, riesce a svolgere determinate attività più velocemente e con maggiore precisione rispetto all’uomo, aumentando le aspettative nei confronti di studenti e lavoratori. C’è chi preferisce non affidarsi a questi strumenti e chi invece li considera ormai indispensabili per migliorare il proprio lavoro.
Da qui nasce una domanda necessaria: è più bravo chi riesce a fare tutto autonomamente o chi ha bisogno di utilizzare l’intelligenza artificiale? La risposta probabilmente non sta nella scelta tra uomo e macchina, ma nella capacità di trovare un equilibrio. Durante le nostre pause dal lavoro e dallo studio è quasi automatico accedere ai social media. I social ci permettono di connetterci al mondo: possiamo sapere ciò che fanno i nostri amici, leggere notizie e seguire pagine di gossip o sport; insomma, sui social possiamo fare di tutto. Questo attaccamento a dir poco morboso ai social ha fatto sì che il telefono sia diventato un prolungamento del nostro corpo, di cui non possiamo fare a meno.
Possiamo dire di aver iniziato a soffrire di FOMO (Fear Of Missing Out), ovvero la “paura di essere esclusi” o di perdere qualcosa di importante. È quella sensazione di dover controllare continuamente le notifiche per non rimanere fuori dalle conversazioni, dagli eventi o dalle esperienze degli altri. I social quindi non sono solo un luogo digitale che ci permette di rimanere connessi ma, se non utilizzato nel migliore dei modi, può essere anche una trappola che ci disconnette dalla realtà che ci circonda, dalle cose che dovremmo vivere dal vivo. Durante la SFS abbiamo deciso di interrogarci anche sui rischi e i benefici del mondo digitale. I benefici sono molti, ma i rischi, che difficilmente conosciamo (e anche per questo) sono molto pericolosi. L’IA, infatti, non è neutrale: le scelte di chi costruisce gli algoritmi, i dati con cui vengono addestrati i sistemi e gli obiettivi per cui vengono utilizzati possono influenzare risultati e decisioni che riguardano le persone. Un esempio sono gli algoritmi basati su equità e trasparenza. Se un algoritmo viene addestrato con dati che contengono pregiudizi o rappresentano solo una parte della popolazione, può produrre risultati discriminatori, ad esempio favorendo o penalizzando alcune categorie di persone nella selezione di un candidato per un lavoro, nella concessione di un prestito o nell'accesso a determinati servizi. Per questo è fondamentale che gli algoritmi siano progettati in modo trasparente, che sia possibile comprenderne i criteri di funzionamento e verificarne gli effetti, così da ridurre il rischio di decisioni ingiuste e garantire un uso responsabile dell'intelligenza artificiale. L’intelligenza artificiale e le tecnologie digitali fanno ormai parte della nostra quotidianità e non possiamo più immaginare un mondo senza di esse.
La vera sfida, però, non è scegliere se utilizzare o meno questi strumenti, ma imparare a farlo nel modo giusto. Conoscere le loro potenzialità significa poter sfruttare le opportunità che offrono; comprenderne i rischi significa sviluppare quella consapevolezza necessaria per non diventarne dipendenti. Il futuro digitale non dipenderà soltanto dalle tecnologie che costruiremo, ma dalla capacità delle persone di utilizzarle con intelligenza, responsabilità e pensiero critico.
Like, commenti, post, algoritmi, piattaforme e pubblicità fanno parte della nostra quotidianità e non possiamo permetterci di ignorarne le potenzialità e i rischi. Proprio per imparare ad orientarsi, la Commissione europea ha elaborato DigComp, il quadro europeo che definisce le competenze necessarie ai cittadini per vivere e partecipare in modo consapevole alla società digitale. Non si tratta quindi soltanto di saper utilizzare strumenti e piattaforme, ma di sviluppare la capacità di comprenderne il funzionamento e impiegarli in modo consapevole nella vita quotidiana, nel lavoro e nelle relazioni sociali. In particolare, è necessario parlare di intelligenza artificiale, una tecnologia che negli ultimi anni è entrata sempre più nelle nostre vite. Grazie all’IA, attività come scrivere testi, tradurre documenti o analizzare grandi quantità di dati sono diventate più semplici e veloci rispetto al passato.
L’intelligenza artificiale influenza ormai molti aspetti della nostra quotidianità e, proprio per questo, con la Scuola di Formazione per Studenti abbiamo deciso di approfondirne il ruolo e il rapporto con le competenze digitali attraverso tre aree tematiche: la scuola e il lavoro, i social media e l’etica. Gli ambienti che viviamo quotidianamente, come la scuola e il lavoro, stanno diventando sempre più legati al digitale e all’intelligenza artificiale. Oggi, quasi tutti i settori necessitano dell’utilizzo della tecnologia: anche a scuola, ad esempio, per consultare il registro elettronico è necessaria una connessione internet. Questo comporta la necessità di sviluppare nuove competenze, che con il passare del tempo diventeranno sempre più importanti. L’IA, in alcuni ambiti, riesce a svolgere determinate attività più velocemente e con maggiore precisione rispetto all’uomo, aumentando le aspettative nei confronti di studenti e lavoratori. C’è chi preferisce non affidarsi a questi strumenti e chi invece li considera ormai indispensabili per migliorare il proprio lavoro.
Da qui nasce una domanda necessaria: è più bravo chi riesce a fare tutto autonomamente o chi ha bisogno di utilizzare l’intelligenza artificiale? La risposta probabilmente non sta nella scelta tra uomo e macchina, ma nella capacità di trovare un equilibrio. Durante le nostre pause dal lavoro e dallo studio è quasi automatico accedere ai social media. I social ci permettono di connetterci al mondo: possiamo sapere ciò che fanno i nostri amici, leggere notizie e seguire pagine di gossip o sport; insomma, sui social possiamo fare di tutto. Questo attaccamento a dir poco morboso ai social ha fatto sì che il telefono sia diventato un prolungamento del nostro corpo, di cui non possiamo fare a meno.
Possiamo dire di aver iniziato a soffrire di FOMO (Fear Of Missing Out), ovvero la “paura di essere esclusi” o di perdere qualcosa di importante. È quella sensazione di dover controllare continuamente le notifiche per non rimanere fuori dalle conversazioni, dagli eventi o dalle esperienze degli altri. I social quindi non sono solo un luogo digitale che ci permette di rimanere connessi ma, se non utilizzato nel migliore dei modi, può essere anche una trappola che ci disconnette dalla realtà che ci circonda, dalle cose che dovremmo vivere dal vivo. Durante la SFS abbiamo deciso di interrogarci anche sui rischi e i benefici del mondo digitale. I benefici sono molti, ma i rischi, che difficilmente conosciamo (e anche per questo) sono molto pericolosi. L’IA, infatti, non è neutrale: le scelte di chi costruisce gli algoritmi, i dati con cui vengono addestrati i sistemi e gli obiettivi per cui vengono utilizzati possono influenzare risultati e decisioni che riguardano le persone. Un esempio sono gli algoritmi basati su equità e trasparenza. Se un algoritmo viene addestrato con dati che contengono pregiudizi o rappresentano solo una parte della popolazione, può produrre risultati discriminatori, ad esempio favorendo o penalizzando alcune categorie di persone nella selezione di un candidato per un lavoro, nella concessione di un prestito o nell'accesso a determinati servizi. Per questo è fondamentale che gli algoritmi siano progettati in modo trasparente, che sia possibile comprenderne i criteri di funzionamento e verificarne gli effetti, così da ridurre il rischio di decisioni ingiuste e garantire un uso responsabile dell'intelligenza artificiale. L’intelligenza artificiale e le tecnologie digitali fanno ormai parte della nostra quotidianità e non possiamo più immaginare un mondo senza di esse.
La vera sfida, però, non è scegliere se utilizzare o meno questi strumenti, ma imparare a farlo nel modo giusto. Conoscere le loro potenzialità significa poter sfruttare le opportunità che offrono; comprenderne i rischi significa sviluppare quella consapevolezza necessaria per non diventarne dipendenti. Il futuro digitale non dipenderà soltanto dalle tecnologie che costruiremo, ma dalla capacità delle persone di utilizzarle con intelligenza, responsabilità e pensiero critico.
